Oggi l’azienda più avanzata del mondo nel campo della comunicazione non è una multinazionale della pubblicità ma un semplicissimo motore di ricerca: Google. È incredibile come da un’ideuzza (cioè l’invenzione di un algoritmo per la ricerca testuale sul web) possa crescere in breve un impero finanziario colossale. Ma è così: spesso le grandi idee sono piccolissime idee. Ebbene, la notizia è che Google da oggi investirà in robot, il business che in futuro avrà il maggior sviluppo. Ed ha acquistato la Boston Dynamics, il gruppo che sta sviluppando i primi robot per l’esercito americano. È l’inizio di una rivoluzione industriale con nuove tecnologie di tutti i tipi che entreranno nella nostra vita quotidiana.

Con un po’ di intuizione è facile capire anche dove la rivoluzione guidata da Google andrà a parare. Non occorrerà nemmeno che questi robot abbiano un cervello pensante individuale. Costerebbero troppo. Google è già il più grande laboratorio di ricerca sulle architetture client-server e sul cloud computing, quindi basta sviluppare le premesse in modo logico e potremo avere robot domestici per l’uso casalingo o industriale con il corpo vicino a noi e il cervello nei server di Google. Il passo successivo sarebbe l’intelligenza artificiale in affitto. Si paga solo quanto si consuma. È come se Google dicesse fin da adesso: «Vi porto dove volete, però il taxi è mio».

Cosa c’entra Enrico Letta con tutto questo discorso? Niente. Appunto. Stavamo parlando di piccole idee. Ebbene, ormai in Italia non abbiamo più nemmeno quelle. Perché nessuno investe come si dovrebbe sulla ricerca. E se aspettiamo dalla politica strategie per lo sviluppo del Paese stiamo freschi. Mentre Google sta investendo pesantemente nel futuro facendolo diventare presente, noi stiamo ancora a discutere una Legge di Stabilità. Invece è da più di vent’anni che l’Italia ha bisogno di un’urgentissima strategia per lo sviluppo. E mentre altri si muovono velocemente noi siamo ancora fermi a cercare di raggiungere una “stabilità”.

Il massimo sforzo strategico che possiamo sognarci oggi in Italia è la discussione che sta avendo luogo proprio in questo momento sull’introduzione dell’equo compenso sul prezzo di smartphone, tablet, hard disk e computer, e del voucher a fondo perduto per gli investimenti tecnologici delle Pmi, tutto questo nella Legge di Stabilità. Siamo alle solite. Da una parte un aumento di tasse sulle tecnologie (che non incoraggia di certo l’eventuale ingresso di start up italiane in questo mercato), e dall’altra finanziamenti generici alle Pmi non si sa bene in base a quale modello di innovazione. Di idee nuove zero, di colpi di reni in avanti nemmeno l’ombra. Tra il dire (Letta) e il fare (Google) c’è di mezzo ancora una volta il mare. Anzi l’oceano. E stavamo parlando ancora di piccole idee, eh. Figuriamoci quelle grandi.