Brutta pagina quella che si è consumata martedì scorso all’Europarlamento quando una maggioranza composta da Ppe, Conservatori inglesi, nazisti, Front national e liberali di destra, con l’aiuto dei deputati ex Margherita del Pd e del capogruppo Sassoli, ha decretato che l’aborto sicuro non è un diritto.

Per soli sette voti il Parlamento di Strasburgo ha bocciato la risoluzione sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi, presentata dalla socialista portoghese Edite Estrela, in cui si chiedevano tra l’altro “servizi di qualità per l’aborto legali, sicuri e accessibili a tutti” e “regolamentazione e monitoraggio” dell’obiezione di coscienza, esprimendo preoccupazione perché i medici sono “costretti” a praticarla nelle cliniche dei religiosi.

L’Europa ha detto no, giudicando il testo troppo radicale e troppo laico. Il principio che l’aborto sicuro rientri tra i diritti umani è stato considerato inaccettabile.

La risoluzione, che non avrebbe avuto alcun valore cogente, voleva soprattutto sollevare l’attenzione sui tentativi in atto in gran parte d’Europa di mettere mano alla legge sull’aborto e sollecitare gli Stati membri a un’armonizzazione legislativa in materia.

All’interno della stessa Unione europea, infatti, convivono situazioni diversissime da paese a paese: si va da Malta dove l’aborto è ancora totalmente illegale, all’Irlanda che lo consente solo in caso di pericolo di vita della madre, alle fortissime restrizioni previste in Lussemburgo o in Polonia.

Ci sono poi casi come l’Italia dove l’aumento dell’obiezione di coscienza, che da noi riguarda ben sette medici su dieci, diventa un ostacolo per la donna, costretta a peregrinare da ospedale a ospedale, spesso spostandosi in altre regioni per poter interrompere una gravidanza indesiderata per le ragioni più diverse. (Guarda la mappa degli obiettori di coscienza nelle regioni italiane)

Negli ultimi tempi in molti paesi le forze politiche di destra hanno avanzato proposte di legge volte a rendere la legislazione sull’aborto più restrittiva, come in Spagna dove il partito popolare ha fatto pressioni per eliminare le modifiche introdotte da Zapatero, rendendo ad esempio obbligatorio il consenso dei genitori quando ad abortire siano ragazze di 16 e 17 anni. Si moltiplicano in molti paesi iniziative di stampo conservatore volte a rimettere in discussione le leggi in vigore.

Per questo l’approvazione della risoluzione era un gesto simbolico importante. Voleva dire: noi siamo qui, non torniamo indietro, non abbassiamo la guardia e ci batteremo sempre perché il diritto alla salute e all’autodeterminazione delle donne non venga calpestato.