Il destino del governo è legato anche alla riforma elettorale. Come se questo governo non avesse già abbastanza problemi (e come se ne avesse già superati) ora ci si mette anche il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello che parla chiaramente di crisi se la maggioranza non formula una proposta comune sul nuovo sistema elettorale e sulla riforma del bicameralismo. Per paradosso, quindi, laddove non è arrivato il voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, potrebbe riuscire proprio il percorso delle riforme: cioè la pietra miliare della fondazione di questo governo, la stella polare fissata dal Napolitano bis al Quirinale. “Nei prossimi quindici giorni” – accelera Quagliariello a SkyTg24 – al più “subito dopo la Befana”, questa maggioranza o trova un accordo “su legge elettorale e riforma del bicameralismo” o va in crisi. “E allora ognuno si prenderà le sue responsabilità”. “La maggioranza deve avere una proposta che avanza all’opposizione” dice il ministro per le Riforme e sono lontani i toni del ministro che faceva da “freno a mano” a tutte le polemiche sollevate dai “duri e puri” del Pdl nei confronti del governo. 

Quello che è certo è che si ripartirà dalla Camera, come hanno deciso i presidenti delle aule di Montecitorio e del Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso dopo 50 minuti di colloquio. Una decisione presa dopo quanto accaduto in commissione Affari Costituzionali del Senato, proprio quella che ha provocato la reazione di Quagliariello. L’input allo spostamento della legge elettorale alla Camera è stato infatti possibile con una maggioranza trasversale formata da Pd, M5S e Sel. Contrario si era detto invece tutto il centrodestra: non solo Forza Italia, Lega Nord e gli altri alleati, ma anche Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Per l’Italia (cioè i popolari fuoriusciti dal gruppo montiano) che sono tutti gruppi di maggioranza. Ma è il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini che chiude le polemiche: “Vorrei si ricordasse che le legittime opinioni diverse tra gruppi della maggioranza sull’iter dei provvedimenti, non c’entra nulla col principio ribadito dal presidente del Consiglio e dai leader dei partiti che sostengono il governo, a cominciare dal segretario del Pd Matteo Renzi, che sulle regole si parte ovviamente da un’intesa dei partiti di maggioranza, per poi doverosamente cercare un accordo più largo in Parlamento”.

La discussione nel merito delle riforme si apre però in un clima di tensione, nella maggioranza. Ncd non gradisce l’avvertimento di Renzi ad Alfano: “Non mi lascerò rallentare, ho una mia exit strategy, un canale aperto anche con Berlusconi e Grillo”. E mentre Forza Italia mette il dito nella piaga dei “cugini” (“Gli schiaffi di Renzi si fanno sentire”), anche i centristi esprimono disappunto. Pier Ferdinando Casini denuncia lo “scippo” della legge elettorale al Senato e l’apertura di “una fase di prepotenza che non promette nulla di buono”. Mentre il montiano Gianluca Susta avverte il Pd che Sc non si farà trattare da “servo sciocco”: basta “maggioranze variabili”.

Boldrini e Grasso: “Ripartire dalla Camera, ma ora responsabilità partiti”
Da qui è nato l’incontro tra la Boldrini e Grasso. “I presidenti dei due rami del Parlamento – si legge in una nota – hanno preso atto della sussistenza di una maggioranza numerica di senatori e deputati (alla Camera anche il gruppo Fratelli d’Italia) favorevoli al superamento del principio della priorità temporale, in forza del quale l’iter sarebbe dovuto proseguire al Senato”, comunicano le Camere. “Su tale presupposto i presidenti Grasso e Boldrini, nel definire l’intesa sul passaggio della materia elettorale alla Camera dei deputati, hanno allo stesso tempo convenuto sull’esigenza, anche ai fini di un’equilibrata condivisione dell’impegno riformatore, che il Senato abbia la priorità nell’esame dei progetti di legge di riforma costituzionale già presentati e preannunciati, in particolare quelli concernenti il superamento del bicameralismo paritario e per l’avvio di un più moderno ed efficiente bicameralismo differenziato”. Un percorso che “richiede evidentemente una conseguente e chiara assunzione di responsabilità da parte dei gruppi politici di entrambi i rami del Parlamento – conclude la nota – I presidenti delle Camere si sono infine impegnati a vigilare affinché le due commissioni Affari costituzionali procedano parallelamente con costante e reciproca attenzione sui rispettivi lavori, al fine di assicurare un più spedito e proficuo svolgimento dell’iter delle riforme che interesserà il prosieguo della legislatura”.

“Riforma del Senato parta da Palazzo Madama”
Sempre in questo quadro l’incontro tra i presidenti delle Camere “hanno allo stesso tempo convenuto sull’esigenza, anche ai fini di un’equilibrata condivisione dell’impegno riformatore, che il Senato abbia la priorità nell’esame dei progetti di legge di riforma costituzionale già presentati e preannunciati, in particolare quelli concernenti il superamento del bicameralismo paritario e per l’avvio di un più moderno ed efficiente bicameralismo differenziato”.

Renzi insiste: “Serve un maggioritario che dice chi vince e governa”
Ma il nervosismo del Nuovo Centrodestra risiede anche nella “vivacità” di Matteo Renzi sul punto. Intervistato da una radio fiorentina, Lady Radio, il segretario del Pd ha insistito: “Si può discutere se farla in un modo in un altro”, ma “non è un maggioritario e basta, perché può anche non dare garanzia, è un maggioritario che dice chi vince e governa”. Il sindaco ha ribadito come modello “la legge elettorale dei sindaci per dare un messaggio molto chiaro: se si candidano Vignolini, Renzi e Pini, non è possibile che si presentino tutti e tre a dire ‘ho vinto io’ o ‘non ho perso’”. 

Sacconi (Ncd): “Bisogna decidere nella maggioranza”
Ma se da una parte il Partito democratico non ha più a che fare con l’ingombrante presenza di Silvio Berlusconi e con gli oltranzismi di Forza Italia (che sulla legge di Stabilità è arrivata a votare un emendamento dei Cinque Stelle), la maggioranza “ristretta” rischia di essere un nuovo imbuto per le trattative su una nuova legge elettorale. Perché anche questa discussione rischia di dare scossoni al governo: “Le chiacchiere stanno a zero, ora decidere nella maggioranza” dice Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato di Ncd, rivolto proprio a Renzi. “Noi siamo gente seria che vuole al più presto un tavolo di maggioranza, disponibili anche ad una proposta di governo. E una maggioranza coesa è la migliore premessa per la ricerca di un consenso più ampio nel Parlamento”. 

Quagliariello: “Noi siamo aperti a tutto, ma discuterne con noi”
Niente giochetti, è il ragionamento. Ed è ciò che dice anche Quagliariello: l’intesa, sottolinea a più riprese, va cercata innanzitutto tra chi sostiene il governo: “Dopo quello che è accaduto e che abbiamo fatto, con una scissione dolorosa di percorsi nel centrodestra, dovremmo partire dalla maggioranza e dire ai cittadini che in un anno diminuiamo i parlamentari, facciamo in modo che abbiamo una sola camera politica e facciamo una buona legge elettorale”. E’ importante cambiare la legge elettorale anche perché “è diventata un simbolo della politica che parla e non fa. Nella scorsa legislatura – afferma Quagliariello – non l’abbiamo cambiata perché alcune parti del Pd e alcune del Pdl, in gran parte confluite ora dentro Forza Italia, si sono messe d’accordo per non cambiarla”. Infine Quagliariello entra nel merito della proposta di Renzi: “Per avere il bipolarismo non basta la legge elettorale: o eleggi direttamente il capo dello Stato a doppio turno e il capo dell’esecutivo è frutto di un confronto bipolare, o eleggi direttamente il premier, cioè il sindaco d’Italia. Noi siamo apertissimi all’una e all’altra soluzione, quello che non vogliamo è alzare cortine fumogene”.

Nardella (Pd): “Quagliariello non può porre diktat al partito più grande”
A Quagliariello arriva la risposta del braccio destro di Renzi, Dario Nardella: “Con tutto il rispetto – dichiara – il ministro Quagliariello non è in condizione di dettare diktat al più importante partito italiano e al partito di stragrande maggioranza di governo. Una cosa è chiedere legittimamente una attenzione preferenziale al confronto nella maggioranza, altro è escludere a priori le altre forze parlamentari dalla riforma della legge elettorale che per definizione rappresenta le regole del gioco. E le regole del gioco riguardano tutti coloro che giocano”.

Malumori anche in Scelta Civica: “Letta faccia ordine”
Ma i malumori non ci sono solo dentro al Nuovo Centrodestra: “Scelta Civica – dice il capogruppo al Senato Gianluca Susta – prende atto con rammarico che il Partito Democratico ha deciso di ricorrere a una maggioranza variabile per trasferire alla Camera la decisione sulla legge elettorale, forse per mostrare i ‘muscoli’ all’indomani delle primarie”. Lo stesso dice Stefania Giannini, segretario politico di Scelta Civica, che a sua volta lega la sorte dell’esecutivo a quella della riforma elettorale: “Letta metta ordine nella maggioranza”.