Nessuno può dire cosa penseranno tra due anni gli italiani del primo discorso di Matteo Renzi, vincitore delle primarie. Solo il tempo ci racconterà se e quali fatti seguiranno alle molte belle parole e ai tanti principii, spesso impossibili da contestare, enunciati dal sindaco di Firenze subito dopo il suo trionfo.

Per questo, qui a ilfattoquotidiano.it, ci prendiamo un unico impegno: continuare a trattare Renzi al pari di tutti gli altri politici. Giudicarlo solo da quel che saprà fare.

Per ora, però, fa impressione ascoltare un segretario del Partito democratico che attacca “i teorici dell’inciucio”, che dice “questa classe dirigente è la peggiore che abbiamo mai avuto”, che promette di cambiare tutto: dalle facce, ai costi della politica; dal rapporto con il sindacato, fino alle parole d’ordine della sinistra. Perché, spiega Renzi, “è di sinistra il merito, abbassare le tasse, dare garanzie a chi non le ha mai avute”.

Si tratta di concetti che molti elettori, non solo del Pd, da tempo volevano ascoltare. Lo dimostrano i due milioni di voti raccolti dal neo segretario. Lo confermano le tante assonanze tra le sue parole d’ordine e quelle dei suoi più grandi avversari, gli eletti e i militanti del M5S.

Non per niente tra Grillo e Renzi, e tra Renzi e Grillo, viene combattuta da mesi una guerra verbale destinata, col passare dei giorni, a diventare sempre più accesa. Le frasi ad effetto e le buone intenzioni, in questa battaglia per conquistarsi gli elettori (spesso gli stessi), contano però molto poco. E soprattutto, da sole, non servono al Paese.

Garantire, per esempio, di dimezzare entro un anno i costi della politica, come fa Renzi, significa raccogliere sicuri applausi, facendo leva su un tema molto sentito dagli italiani. Anzi ri-sentito. Non c’è leader che in questi ultimi 24 mesi non ne abbia parlato. Per questo il fatto che anche il neo segretario voglia raggiungere l’obbiettivo tramite riforme costituzionali (lunghe e difficili da approvare), non lascia tranquilli.

La prima vera riforma che il suo Pd deve sposare è infatti molto più semplice: fare quel che dice. E farlo in fretta. Anche perché, come ha ammesso proprio il sindaco di Firenze, per i democratici questa è davvero l’ultima occasione.

Una segreteria Pd formata da giovani e donne è un ottimo inizio. Ma se Renzi non spingerà il suo partito, i suoi parlamentari e consiglieri regionali, ad autoridursi subito rimborsi e emolumenti prima di una futura e del tutto aleatoria legge, col passare dei mesi tra molti potenziali elettori Pd conterà solo un dato: il M5S ha rinunciato a 42 milioni di euro di finanziamento pubblico, i suoi eletti si sono tagliati lo stipendio. Quelli di Renzi no.

Attenzione, la questione non ha nulla a che fare con la demagogia. Renzi e il Pd devono invece essere credibili per poter illustrare ai cittadini la medicina (immaginiamo amara) che intendono adottare per affrontare due punti di cui parlano troppo poco:  i 50 miliardi di euro di tagli di spesa imposti all’Italia dal 2015 dal fiscal compact e gli oltre 150 miliardi di euro che le banche italiane devono ancora restituire alla Bce. E la credibilità, si sa, non si conquista a parole. Ma solo con i fatti. Con pazienza, noi qui li aspettiamo.