Tocca a una nuova generazione, ora tocca a noi”. E’ un trionfo quello del sindaco di Firenze, eletto segretario del Partito democratico con il 68% dei voti. Il primo discorso del “rottamatore” che tanto ha fatto preoccupare la classe dirigente del Pd, punta tutto sul cambiamento, senza mai nominare Silvio Berlusconi o Enrico Letta :Il bipolarismo è salvo alla faccia dei teorici dell’inciucio”, ha detto Renzi e poi ha dettato i primi punti del suo programma: nuova legge elettorale, garanzia del merito e cambio radicale del sistema di potere dentro il partito. Un messaggio di impegno attivo quello del neosegretario, anticipato poco prima dalle parole del Presidente del Consiglio: “Lavoreremo insieme in modo fruttuoso”.

. Oggi alle 15.30, intanto, è stata convocata la conferenza stampa in cui il neo numero uno dei democratici presenterà la nuova segreteria.

Nel suo primo discorso Renzi si rivolge ai due milioni e mezzo di elettori che hanno partecipato alle primarie: “Tocca a noi, quelli cresciuti con la caduta del muro di Berlino, la morte di Falcone e Borsellino, la strage in Rwanda, la vergogna di Srebrenica. Quelli che sono cresciuti in un mondo dove fare politica era una brutta cosa. Questa è la fine di un gruppo dirigente della sinistra, non la fine della sinistra. E io vi prometto che non sostituiremo un sistema di potere con un altro. La prima cosa da rottamare è la corrente dei renziani“. La condanna di Renzi è per la classe dirigente dell’Italia: “E’ la peggiore che abbiamo mai avuto. E a dirlo sono stati due milioni e mezzo di persone. L’Italia smetta di essere il luogo del nostro piagnisteo. Ora tocca a noi. Non abbiamo più alibi. Ora bisogna saper vincere, sapere che niente è dato per scontato: questo è un punto di partenza“. E chiede ai suoi di ripartire da una frase di Nelson Mandela: “Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo”.

Matteo Renzi spiega i primi punti del suo programma e se la prende con il governo delle larghe intese: “Ai teorici dell’inciucio diciamo che vi è andata male. Il bipolarismo è salvo. Presenteremo una nostra proposta di legge elettorale: per dimostrare che si può fare senza il Senato, senza le Province e si può soprattutto dimezzare i costi della politica”. Continua parlando delle emergenze del Paese: “Oggi faceva freddo a Prato, dove sono morti sette cinesi in fabbrica. A Olbia, dove mancano i fondi dopo l’emergenza maltempo, a Taranto distrutta dall’Ilva, nella Terra dei Fuochi e a Lampedusa. Noi vogliamo essere riformisti e non noiosi: vogliamo mettere insieme il buon senso con le passioni e le utopie. Riuscire ad appassionare con queste cose, significa che non siamo di fronte alla fine della sinistra, ma alla fine di un gruppo dirigente della sinistra. Stiamo cambiando i giocatori che hanno dato il meglio di loro stessi, ma adesso hanno bisogno della sostituzione”. Merito è la parola che il neosegretario chiede che venga riutilizzata da questo momento: “E’ di sinistra il merito, abbassare le tasse, dare garanzie a chi non le ha mai avute”.

Davanti ai suoi elettori, nel quartier generale di Firenze, chiude con un grazie. “Siete un manipolo di pazzi”, dice Matteo Renzi, “Grazie a tutti voi. Grazie a Civati: caro Pippo non avremmo mai detto che in soli tre anni la Leopolda sarebbe stata la maggioranza del partito. Poi grazie a Pittella e a Cuperlo. E infine alla mia famiglia. Ma soprattutto grazie ai cittadini: sono andati a votare per dire cosa vogliono fare e non per insultare”. Il primo attacco è per Beppe Grillo: “Gli italiani che hanno votato per le primarie non fanno le liste di prescrizione dei giornalisti. Hanno avuto coraggio e di affidarsi a questa classe politica che finora ha sempre fallito”. Innanzitutto Renzi chiede di godersi la vittoria: “Oggi che abbiamo vinto pensiamo a tutte le volte che abbiamo perso e siamo caduti. Oggi pensiamo a tutti quelli che stanno soffrendo. Il nostro obiettivo deve essere quello di dimostrare che sappiamo vincere”.

Quando mancano ancora poche schede da scrutinare, il primo a salutare il vincitore delle primarie del Partito democratico è il presidente del Consiglio Enrico Letta.”Con il nuovo segretario Matteo Renzi lavoreremo insieme con uno spirito di squadra che sarà fruttuoso, utile al paese ed al centrosinistra”. Il primo degli sconfitti a parlare invece, è Gianni Cuperlo: “Io penso che oggi sia stata scritta una pagina della politica italiana e tutti insieme abbiamo vissuto un momento importante per il Pd. Non era facile e non era scontato. Il primo pensiero va al popolo e il secondo va a Matteo Renzi, nuovo segretario del Pd. L’ho sentito al telefono e gli ho fatto gli auguri. Sono sicuro che saprà affrontare un impegno difficile“. E poi aggiunge: “L’unità del Pd è un valore profondo, ma si basa sulla chiarezza reciproca, sulla trasparenza delle scelte e sulla forza del pensiero. Noi abbiamo fatto un pezzo del viaggio, il treno dove siamo saliti è il nostro treno e non scenderà nessuno. In uno spirito unitario non rinunceremmo alle nostre idee in un partito più forte, tutto questo lo faremo con un nuovo segretario che sarà il segretario di tutti”. L’ultimo pensiero prima di dismettere i panni di candidato va alla difficile situazione del Paese e al ruolo che il partito, secondo Cuperlo, dovrà svolgere: “Mai come adesso siamo l’argine per il crollo del nostro sistema democratico e per la tenuta del Paese. Queste primarie sono la possibilità di uscire dalla peggiore crisi con il consenso popolare”.

Anche Guglielmo Epifani si è complimentato con il primo cittadino di Firenze: “Si profila una vittoria molto forte di Matteo Renzi, molto forte soprattutto in regioni importanti, è un segno inequivoco che avrà un mandato democratico molto forte e una responsabilità molto forte”. Il terzo classificato è Pippo Civati che nel suo discorso ribadisce il suo programma: “Avremmo potuto fare molto di più – ha aggiunto – negli ultimi giorni confidavamo in un risultato migliore. Siamo arrivati tutti molto stanchi a oggi. Rimane la questione della durata delle larghe intese e sarà compito della nuova dirigenza affrontarlo. Una bella campagna, in cui avremmo potuto fare di più per la sinistra, che però c’è e fa del Pd ancora un partito di sinistra. Ora continueremo così. Lo abbiamo fatto perché ci crediamo e ci siamo divertiti come bambini”, dice Civati. “Con questo gruppo dirigente possiamo vincere le elezioni e possiamo soprattutto farle, le elezioni”.