L’esito delle primarie del Pd ha messo nelle mani di Renzi le chiavi non solo del Pd ma anche del cambiamento radicale delle logiche che hanno caratterizzato la vita politica del paese negli ultimi decenni; la sua vittoria schiacciante ha infatti un significato e una potenzialità che vanno ben oltre un semplice cambio della guardia ai vertici del partito: si sono recati a votare quasi 3.000.000 di elettori, in stragrande maggioranza non iscritti al Pd, che per il 68% si sono espressi per Renzi, ma soprattutto hanno relegato a una netta minoranza sia Cuperlo che Civati e cioè i candidati che esprimevano tesi e programmi più allineati con il massimalismo della corrente fino a ora maggioritaria del Pd.

Il messaggio è stato chiarissimo e risponde in modo forte alle sollecitazioni di Renzi all’elettorato non di sinistra; infatti il progetto di Renzi è stato da subito quello di cercare consenso anche nelle aree di centro e di centro destra e sembra averlo trovato almeno in pectore; ciò però implica che il successo elettorale di Renzi e del Pd alle prossime elezioni dipenderà non dalla crescita  a sinistra (per la quale sarebbero stati ben più attrezzati Cuperlo e Civati) ma dalla capacità di sottrarre voti al Centro e al Centrodestra; per fare ciò Renzi dovrà guadagnarsi sul campo delle proposte di governo effettive la fiducia definitiva della parte di elettorato che ha storicamente avversato le ideologie molto redistributive e la predilezione all’assistenza piuttosto che alla creazione di opportunità di crescita sociale; il suo progetto di “inglobamento maggioritario” avrà successo se il Pd (o quello che potrebbe restarne, se la parte più conservatrice riterrà di legare i propri destini alla sinistra più radicale alle quale forse è più vicina) saprà trasformarsi in un partito socialdemocratico moderno.

Questo significherebbe fare del Pd una forza più vicina al centro che possa affrontare alla radice problemi quali per esempio e tra gli altri: l’appiattimento indifferenziato e deleterio delle retribuzioni dei dipendenti pubblici non valutati dal punto di vista del merito, l’assistenza indispensabile mischiata con quella cronica e paralizzante dell’iniziativa, le tasse crescenti che viaggiano di pari passo con la crescita del debito pubblico mentre soffocano i consumi, l’attacco indiscriminato alle pensioni, siano esse riccamente pagate con i contributi oppure no, i tagli lineari alla sanità che mettono in difficoltà le strutture efficienti e continuano a premiare quelle malgestite e lo sfoltimento effettivo e non di facciata della struttura burocratica e amministrativa dello Stato; questo passaggio richiederebbe non tanto facce nuove e diverse dai “rottamati”, ma idee nuove.

Ove ciò accada, il panorama politico verrà rivoluzionato e l’ipotesi più probabile è quella di un Pd con “nemici a sinistra”, collocato in una posizione più centrale e impinguato elettoralmente dai moderati di centro e di centrodestra; ove poi sia data anche una bella risanata alla mala politica, un rinnovato Pd potrebbe probabilmente attingere voti anche dalla protesta grillina. In questo modo lo stesso bipolarismo verrebbe messo momentaneamente a riposo, in quanto è assai probabile che il centrodestra si ridurrebbe a un partito di oltranzisti che ha già dato pessima prova di sé e a qualche organizzazione “amatoriale”; un terremoto politico vero e proprio.

Se invece Renzi non vorrà o riuscirà a trasformare il Pd prima delle prossime elezioni, il patrimonio di consensi delle primarie verrà probabilmente dilapidato in fretta perché le persone si aspettano fatti conseguenti alle premesse; in questo caso ci troveremo di nuovo un Pd “senza nemici a sinistra” ma incapace di calamitare maggioritariamente gli elettori dell’altro versante che continuerebbero a sostenere qualsiasi centrodestra purché argini le tendenze pauperistiche di certa sinistra; un film già visto e purtroppo senza lieto fine.

La palla è nel campo di Renzi e saprà lui come giocarla al meglio; speriamo lo faccia nella piena consapevolezza di avere la possibilità di cambiare non solo la faccia del Pd ma quella della politica italiana e con essa anche la Nazione stessa. Credo che nessun politico in Italia abbia avuto negli ultimi 50 anni  – e forse mai – una tale opportunità e contemporaneamente una tale responsabilità.