Quale sarà il contributo al “futuro globale” delle organizzazioni non governative italiane, a partire dai loro punti di forza e dalle sfide globali? Il tema è stato dibattuto oggetto del primo incontro “Innovare la Cooperazione Internazionale: nuove tendenze e best practices a confronto per migliorare gli interventi per lo sviluppo”, organizzato da ASVI Social Change, Oxfam Italia e Fondazione Don Carlo Gnocchi con patrocinio e supporto di Fondazione Cariplo a Milano, il 6 dicembre scorso.

Un giorno che per particolare coincidenza ha visto la morte (fisica) di Nelson Mandela, sul cui affetto personale ho già testimoniato in questo blog qualche post fa, un evento che invece di darci tristezza ci sprona ancora di più all’impegno, al pensare ed all’agire in grande. Emergono tra le ONG coinvolte, con distinguo e differenti accenti, delle chiare volontà e linee di tendenza.

Voglia di giocare a tutto campo, a fianco e nella società civile, anche nell’Italia delle nuove povertà e dei working poors, i poveri in colletto bianco. Di non sostituirsi ai partners del “Sud”, ma di supportarli nello sviluppo delle capacità progettuali, operative, imprenditoriali, di advocacy e lobbying, di impatto politico e sociale locale. Anche con il rischio-speranza, di esaurire il loro proprio ruolo, come medici di successo, in quei paesi una volta “terzo mondo”, poi “in via di sviluppo” poi “sud” ed ora, in alcuni casi (Brasile, Sudafrica) BRICS , in molti altri casi in tumultuoso sviluppo.

In ogni caso, uscire definitivamente da una logica caritatevole, di assistenzialismo, di sola solidarietà, per essere agenti validi di sviluppo socio-economico e di social business. Di specializzarsi, o di rimanere Organizzazioni generaliste con capacità di partnership settoriali e di know how per interventi di qualità. Voglia di unire le forze, sia all’interno delle forze sociali, sia con le Aziende realmente responsabili, con le reti delle Fondazioni italiane di erogazione come Assifero – presente al dibattito, o il grande filantropismo internazionale come quello rappresentato da Gates Foundation. Partenariati da costruire in modo partecipativo e con le dovute cautele, mantenendo l’indipendenza.

Voglia di confrontarsi sulle buone prassi e professionalizzarsi. Ma anche di innovare gli approcci culturali, strategici, operativi. Di muoversi sul versante dell’innovazione sociale. Voglia di rilanciare il proprio impatto culturale, quello che ha portato il mondo a comprendere le istanze di sviluppo sostenibile, diritti umani, lotta alla povertà. Di mettere in discussione i paradigmi economicistici e del liberismo economico, che ci racconta che “i soldi per il welfare sono finiti” salvo poi tollerare 120 miliardi di evasione fiscale, un miliardo e mezzo di costi della politica, spending review della PA mai giunte a buon fine, un volume di costi per tangenti e corruzioni ineguagliati nel mondo, crediti “sporchi” ma ingenti con i gestori delle slot machines, ed il “petrolio italiano” di arte, cultura, ambiente e turismo chiuso negli scantinati della cattiva politica perché tanto “con la cultura non si mangia”.

Voglia di essere player a tutto campo, superando del tutto quella mentalità “residuale” e di dipendenza dal pubblico che ancora a tratti emerge in alcune ONG Italiane, per cui si focalizzano più debolezze e problemi che soluzioni innovative, più minacce che opportunità, in cui il rapporto con il settore pubblico è ancora troppo vincolante per giocare al meglio sui molti altri campi possibili.

Sono state presentate alcune esperienze innovative che lasciano ben sperare per l’innovazione del settore, la più interessante quella del Fondo OPES di “investimento sociale”, ora pienamente operativo nel finanziamento di imprese sociali nei paesi del sud creato dalla ONG ACRA con la Fondazione Opes presentato da Elena Casolari e già oggetto di altro post in questo blog. Soluzioni molto avanzate ormai a regime come telemedicina con autodiagnosi tramite smartphone con assistenza remota su piattaforma on line, nei villaggi difficili da raggiungere dai medici. O l’uso dei droni per la consegna dei farmaci come fatto ad Haiti da Andrea Raptodopulos, innovatore sociale californiano, più rapido e meno pericoloso, o le app di intervento sociale sia per i servizi sociali che per l’attivismo.

Dal canto loro le Fondazioni hanno dato alcune valide raccomandazioni, con il Vicepresidente Assifero Massimo Lanza – in primis quella di co-progettare le soluzioni, anche da parte loro la voglia di essere attori di cambiamento e non solo portafoglio. Dall’Unione Europea la deputata Patrizia Toia ha chiesto un maggiore coordinamento e spinta decisiva sui temi dell’impresa sociale, ormai al cento dell’agenda europea 2014-2020. Tutti d’accordo con l’esortazione finale di Sandro Calvani, per 25 anni già alto dirigente delle Nazioni Unite impegnato nei paesi in via di sviluppo, intervenuto in veste di Presidente del Comitato Scientifico ASVI: tenere alti i valori e continuare a costruire sulla loro solida base, perché senza valori forti e fondanti – lo si è visto in Italia, si sia di destra o di sinistra, ONG o Azienda – prima o poi si viene rottamati. Sembra banale, ma, insieme alla professionalità è alla base di tutto.

Chiudo con un richiamo di Mandela, a me molto caro che uso da oltre 10 anni: “Istruzione e formazione sono le armi più potenti per cambiare il mondo”. Riposa tranquillo Nelson, ora tocca a noi. 

Intervento Marco Crescenzi su “Innovare la Cooperazione Internazionale“.

Intervento di Elena Casolari sull’innovativo Opes Fund e la “impact finance”.

Per conoscere Fondazione Cariplo ed il suo supporto al sociale http://www.fondazionecariplo.it/it/index.html

Per approfondimento dei temi della cooperazione internazionale rimandiamo anche al Blog di ASVI http://www.asvi.it/blog4change/