L’allarme è messo nero su bianco dal Fondo Monetario Internazionale e riguarda l’atteggiamento degli istituti di credito verso le aziende nel nostro Paese. “Le banche di tutto il mondo – rileva l’Fmi in una nota tecnica resa nota oggi- hanno ridotto significativamente la propria esposizione all’Italia, alle banche e alle imprese italiane” di quasi il 50% fra il primo trimestre 2008 e il quarto trimestre 2012. Si teme un effetto domino, visto che quasi un terzo delle imprese italiane ha in mano metà del debito verso le banche e presenta “una copertura degli interessi a livelli vulnerabili“. Lo scrive l’Fmi in una nota di luglio, resa nota oggi, secondo cui i rischi sistemici e di variazioni improvvise dei prezzi (“tail risk”) nel sistema finanziario italiano “sono diminuiti rispetto ai loro picchi ma restano a livelli elevati”. 

Capitolo a parte per la relazione pericolosa tra banche e debito sovrano. Già in un documento di settembre, il Fondo Monetario Internazionale aveva rilevato come il debito pubblico fosse “la principale fonte di rischio sistemico” per l’Italia. Ora sottolinea anche che le possibili ricadute da movimenti dei titoli di Stato “sono più importanti rispetto agli effetti del settore assicurativo“. In difficoltà anch’esso, perché potrebbe trovarsi a far fronte a stress di liquidità e invitando ad agire contro le frodi nel settore non vita per farlo tornare a essere redditizio. Un giudizio positivo arriva invece per l’operato dell’Ivass, l’autorità di vigilanza sulle assicurazioni che ha sostituito l’Isvap, che ha raggiunto le “best practice” internazionali in diverse aree di supervisione, anche se in altre sono necessari “miglioramenti e dovrebbero essere introdotti controlli di qualità”.