Bruciare rifiuti diventa reato e chi appicca roghi a cumuli di rifiuti tossici abbandonati rischia da due a cinque anni di carcere. E naturalmente segue il sequestro del terreno. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto emergenze e tra le varie norme si interviene anche per risolvere la situazione della Terra dei fuochi, introducendo per la prima volta sanzioni penali. Inoltre sono destinati 600 milioni per le bonifiche, che si aggiungeranno ai 300 milioni già destinati dalla Regione Campania.

Adesso il provvedimento andrà in Parlamento, ma come annuncia il presidente del Consiglio Enrico Letta, è già norma. “Per la prima volta le istituzioni nazionali affrontano l’emergenza Terra dei fuochi“, ha aggiunto il Presidente del Consiglio. Con il decreto legge viene introdotto nell’ordinamento italiano il reato di combustione dei rifiuti. Entro 150 giorni tutti i terreni saranno controllati. E’ previsto che l’autorità giudiziaria informi direttamente gli amministratori locali sugli sversamenti illegali. Mentre “una parte del decreto – spiega il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – riguarda la classificazione dei suoli per sapere se sono coltivabili o meno sulla base di parametri certi”. Soddisfatta anche il ministro Nunzia De Girolamo: “Questo decreto è un atto dovuto per le persone oneste e un punto di inizio per una nuova Campania. Un Campania dove la legalità è un valore applicato quotidianamente. Sarà una grande operazione verità, necessaria dopo tutto quello che si è scoperto”.

Tra gli altri elementi contenuti c’è anche la catalogazione delle aree no-food prevista per quei terreni in cui non sarà consentito l’accesso dell’autorità giudiziaria. “Ovviamente, – dice il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo – una volta acconsentiti i controlli e verificati i terreni, le stesse aree potrebbero uscire dalla lista no-food”. Gli interventi saranno coordinati tra i vari ministeri e la stessa Regione Campania, presente al consiglio dei Ministri con il governatore Stefano Caldoro. Una “risposta senza precedenti” per contrastare “un’emergenza che si è protratta per troppo tempo, forse decenni”, continua Enrico Letta. Ed è per questo che si è scelto di intervenire con un decreto, anche per “recuperare il tempo perduto“. L’iniziativa mira alla salvaguardia “ambientale e sanitaria” e a un “rilancio economico delle produzioni di quei territori. E’ chiaro – conclude il primo ministro – che il primo tema è la salute delle persone”.

Pugno duro sulla situazione della Terra dei Fuochi, ma non solo. Il decreto infatti si occupa anche della questione Ilva. Come spiega Legambiente, il testo dovrebbe “semplificare le procedure e ridurre i tempi previsti per l’esame degli interventi necessari alla piena attuazione dell’Aia, oltre che a rendere utilizzabili i beni sequestrati alla famiglia Riva per la gestione commissariale”. La denuncia in proposito è del Co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli che annuncia: “C’è una norma del decreto sull’Ilva che contiene la sospensione delle sanzioni per le prescrizioni ambientali è assolutamente incostituzionale perché subordina in maniera inaccettabile la vita e la salute alla produzione. Mai ci saremmo aspettati che si potesse giungere a superare questo limite con una norma che non solo garantisce l’impunità a chi inquina ma abbandona i cittadini di Taranto a subire le drammatiche conseguenze dell’inquinamento”. Secondo Bonelli, a beneficiare delle sospensioni saranno tutti gli impianti di importanza strategica, tra cui anche la ferriera di Trieste. “Con questo decreto si vuole garantire un periodo transitorio che secondo la struttura commissariale dovrebbe durare almeno 3 anni, periodo nel quale, da quello che abbiamo compreso non sarà possibile garantire la conformità degli impianti dell’Ilva alla legge. Di fatto si tratta di un decreto che consente nei prossimi anni la libertà d’inquinare“.

Ad essere preoccupata per le norme presenti nel decreto emergenze è anche Legambiente: ”Valuteremo con molta attenzione il contenuto delle norme”, hanno commentato i rappresentanti Tarantini e Franco, “che il Governo adotterà. Riteniamo che semplificazioni e riduzioni dei tempi non debbano comportare stravolgimenti degli organi preposti alla verifica e alla approvazione dei singoli interventi e, più in generale, la possibilità di un loro esame approfondito”.