Comincia con queste parole il messsaggio col telefonino. Buongiorno padre. This is your son Otis Scott. E’ tuo figlio Otis Scott. Father I got a police problem. Padre ho avuto un problema con la polizia. And I got a deportation to Burkina Faso. E sono stato deportato al Burkina Faso. Termina così il corto messaggio di Otis capitato a Niamey per casualità cercata e perduta qualche mese fa. Quando doveva cominciare a cuocere il pane gli hanno rubato il materiale. Passava spesso per chiedere di essere curato da una malattia che gli si era affezionata al cuore.

Il paginone centrale del settimanale filo governativo ‘Sahel Dimanche‘ parla di migrazione clandestina nel Niger. Terra millenaria di transiti, carovane e approdi da una sponda all’altra. Oceano e Mediterraneo uniti dalle sabbie mobili del Sahara. Otis si trova adesso nel vicino Burkina Faso. Alcuni prima di lui sono stati confinati. Altri ancora lo saranno tra non molto.Basterà poco per applicare quanto imparato nei corsi di formazione alle espulsioni. Vari di questi si tengono in Italia che nella materia vanta una discreta esperienza operativa. Anche Raph era stato deportato.

La politica delle deportazioni è anche la deportazione della politica. Le terre di mezzo sono tradotte come terre di confino. Carovane di fuori strada che si perdono nella polvere delle ideologie del mercato unico. Tabelle e controlli nello spazio di libero transito per le mercanzie dei commercianti globali. Rotte secolari che si convertono in sentieri clandestini per i traffici di sogni traditi. Lo stato di eccezione che deporta i diritti al capolinea. Gli unici ad essere esportati sono ancora i poveri. Gli altri sono chiamati espatriati, viaggiatori, turisti oppure ostaggi dell’ultima ora.

La Parigi Dakar è dirottata altrove e altrove deportano le idee di sovversione del mare chiuso al banchetto dell’utopia. Otis Scott avrebbe potuto diventare un fornaio rispettabile. Invece hanno confiscato il pane dei poveri che si vendono per un paio di accordi bilaterali con la Comunità Europea. Le deportazioni precedono e accompagnano le dittature del denaro. Si deportano le Costituzioni e le follie di un altro mondo possibile. Si fingono accordi sui cambiamenti climatici e si importano le inondazioni del deserto.

Si deportano le storie pensando di farle cancellare dalla sabbia. Erano 102 quel giorno alla partenza per l’Algeria. Deportati dalla sorte e dalle promesse mai mantenute della vita. Sadda è uno dei pochi che si sono salvati dalle deportazione della morte. Gli altri passeggeri dei camion sono stati abbandonati al sole dei pozzi mai raggiunti. Gli altri non hanno trovato che l’orizzonte perduto del silenzio. Una madre accanto al figlio e l’atro nascosto sotto l’unico arbusto della zona. Senza rumore si sono addormentati nelle fosse comuni con le stelle che stanno a guardare.

Otis era stato deportato dall’Algeria e altri dalla Libia e dal Sudan. Le Forze di Difesa e di Sicurezza si difendono dai migranti come fossero criminali. Agadez piange i suoi figli perché con loro manca il materiale da lavoro clandestino. I ‘ghetti’ di accoglienza dei migranti in transito sono stati provvisoriamente chiusi. I meccanici, i gommisti, i ristoranti occasionali e i mercanti di viaggi prepagati sono scomparsi. La morte di Gheddafi ha solo complicato le cose. Chi tornava dalla Libia lo faceva con gli occhi dell’occidente che sono i televisori  e le scarpe di marca.

Deportati dopo essere stai sedotti e abbandonati. Anche Daouda che ha lavorato qualche giorno da muratore in un cantiere. Come Frankl ospitato per qualche mese in un centro. Ad Algeri i migranti dormono in case clandestine la notte e lavorano di nascosto nel giorno. A volte sono denunciati e deportati non lontano dal confine di stato che non difende i deboli. Nelle enclavi spagnole del Marocco ritentano l’assalto alle reti metalliche con le scale. Sperano di cadere in territorio libero prima di essere deportati ancora. Hanno ripristinato lame taglienti sulle reti per ricattare gli avventurieri di futuro. Otis Scott sarebbe diventato il primo fornaio di pane clandestino.

Niamey, novembre 2013