In politica, si sa, è facile imbattersi in posizioni politiche non troppo coerenti e che lasciano spazio all’ambiguità. Ancor più spesso capita che soggetti politici o istituzionali, a seconda delle stagioni e a volte degli interessi in campo, assumano delle iniziative o restino in silenzio.

Tra i soggetti istituzionali che maggiormente hanno giocato a posizionarsi o meno nel dibattito pubblico sull’Università e la Ricerca ci sono senza dubbio i Rettori degli atenei italiani e l’associazione privata (ma paradossalmente considerata al pari di un’istituzione) denominata C.R.U.I. (Conferenza dei Rettori Italiani).

Lo schema è stato più o meno questo negli ultimi 5 anni: dinanzi a tagli lineari i capi degli atenei italiani si sono sovente “stracciati le vesti”, denunciando e le manovre depressive del mondo universitario italiano; quando, invece, Governo e ministri hanno operato radicali riforme che sconvolgevano il carattere pubblico e la democrazia degli atenei i Rettori si sono trincerati dietro un assordante silenzio o addirittura si sono fatti sponsor e sostenitori.

Emblematico e di portata storica fu il caso dell’endorsement che i rettori fecero per la riforma Gelmini (per un riassunto delle posizioni vedi questolink) proprio mentre il Movimento studentesco del 2010 provava a contrastarla in tutti i modi.

In tante occasioni il massimo consesso nazionale dei Rettori è rimasto silente e paradigmatico è stata una mancata pronuncia sul disegno politico progressivo che il Miur sta portando avanti in relazione al binomio, ormai inscindibile, tra Valutazione e Finanziamenti.

Mai nessun Rettore ha denunciato il filo diretto che lega svariati provvedimento;

1) il DM 47/13 (più famoso con l’acronimo di Ava) che ha sconvolto i criteri di valutazione di didattica e ricerca con il chiaro intento di ridurre l’offerta formativa ed incentivare il numero chiuso;

2) il Decreto del Fare, che ha previsto un graduale ma sensibile aumento della quota premiale del F.F.O. vero e proprio strumento di arbitraria discriminazione tra gli atenei;

3) il Decreto Programmazione 2013/15, che incentiva (sempre in tema di finanziamento agli atenei) l’espulsione dai percorsi formativi degli studenti fuori corso;

4) ed il recente Decreto Punti Organico 2013, che mira a cancellare definitivamente molti atenei limitando totalmente le assunzioni di personale docente e non a fronte dei fisiologici pensionamenti.

A questo punto un paio di domande sorgono spontanee: da che parte stanno la C.R.U.I ed i suoi componenti? Non sarà mica che i Rettori alzano la voce solo in occasione della diminuzione di fondi da gestire e di provvedimenti che diminuiscono il loro potere (baronale) negli atenei?

In occasione della riunione ufficiale tra la ministra Carrozza ed Rettori delle università meridionali, con ad oggetto proprio il DM Punti Organico 2013, scopriremo se gli “ermellini” si accontenteranno nuovamente delle solite briciole concesse per placare la loro inusuale levata di scudi.

Se la risposta dovesse essere quella della solita resa incondizionata, verrebbe in toto tradito il senso delle rivendicazioni che negli ultimi giorni hanno trovato una notevolissima eco in moltissimi atenei del Mezzogiorno d’Italia tramite il lancio di svariati appelli di studenti, ricercatori e personale docente e non (PugliaCampaniaCalabriaMolise) che hanno posto dinanzi all’opinione pubblica il più che concreto pericolo di scomparsa di decine di Università del Meridione d’Italia proprio a causa del combinato disposto tra le suddette sciagurate norme.

L’Università italiana, come noto, non è priva di contraddizioni, e gli avvenimenti che si svolgeranno il 28 novembre a Roma potrebbero definitivamente indicarci una delle strade da intraprendere per cancellarle: la denuncia della complicità dei Rettori con lo sfascio di Università e Ricerca.

Scritto in collaborazione con Mario Nobile, membro dell’Esecutivo Nazionale di LINK – Coordinamento Universitario