Dato in pasto ai maiali, ancora vivo. È stata questa la fine del boss Francesco Raccosta. Vittima della faida ‘ndranghetista tra le fazioni storicamente attive nel territorio di Oppido Mamertina, nel reggino, dei Ferraro-Raccosta e quella dei Polimeni-Mazzagatti-Bonarrigo. Prima è stato massacrato a sprangate e poi è stato gettato nella porcilaia, dove gli animali hanno fatto sparire i suoi resti. 

È quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione Erinni, nel corso della quale sono state fermate 20 persone sospettate di essere affiliate alla cosca Mazzagatti di Oppido Mamertina. L’operazione, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, ha portato alla scoperta degli affari che il clan gestiva a Roma, con l’acquisto di immobili e attività commerciali, e ha anche consentito di fare luce su cinque omicidi accaduti nell’ambito dello scontro tra la cosca Mazzagatti e quella dei Ferraro-Raccosta.

Raccosta scomparve il 13 marzo 2012 con Carmine Putrino: i due sarebbero stati uccisi nel tardo pomeriggio dello stesso giorno. Quella fine, Raccosta se la sarebbe meritata per aver ucciso il boss Domenico Bonarrigo che insieme ai Mazzagatti e Polimeni, da anni sono in guerra con i Ferraro-Raccosta in una faida paesana che ha origini nel 1950. Una guerra con decine di morti ammazzati che non ha risparmiato donne e bambini. A confidare, inconsapevolmente, ai carabinieri del nucleo investigativo l’omicidio di Raccosta è stato Simone Pepe, 24 anni, killer dei Borarrigo che al telefono si vantava di quel gesto per entrare nelle grazie dei vertici. Non sapendo che gli investigatori ascoltavano parola per parola il racconto di quell’omicidio: “E’ stata una soddisfazione sentirlo strillare. Mamma mia come strillava. Io non ho visto un cazzo… loro dicono che rimane qualcosa… io alla fine non ho visto niente… per me non è rimasto niente…. Ho detto no, come mangia sto maiale!”.

A Pepe vengono attribuiti altri tre omicidi, quelli di Carmine Putrino, cognato di Raccosta; di Vincenzo Ferraro, assassinati entrambi nella stessa giornata del 13 marzo dello scorso anno, e di Vincenzo Raccosta, rispettivamente, padre e suocero di Francesco Raccosta e Carmine Putrino, ucciso il 10 maggio 2012. Simone Pepe, secondo l’accusa, avrebbe commesso i quattro omicidi per vendicarsi dell’assassinio del patrigno, Domenico Bonarrigo, di 45 anni, avvenuto sempre ad Oppido Mamertina il 3 marzo del 2012.

Ma l’indagine ha smascherato anche i molteplici interessi della cosca Mazzagatti a Roma, dove era stata creata una sorta di filiale criminale. Sono stati sequestrati 88 immobili per un valore di oltre 70 milioni di euro. Molti degli immobili sarebbero stati acquisiti nella capitale dal clan grazie ai rapporti di amicizia di uno degli arrestati, Domenico Scarfone, di 56 anni, residente a Genzano di Roma, con avvocati e persone gravitanti nell’orbita delle aste giudiziarie e delle procedure fallimentari.