I falchi sostengono che gli asini volino, e loro che sono volatili se ne intendono di creature volanti, dunque guai a contraddirli. Così, ieri sera, mi sono trovata ancora una volta a tentar di sostenere – oh me caparbia illusa- che gli asini appoggino gli zoccoli sulla terra e non siano dotati di ali, e ho avuto l’ardire di farlo dinanzi alla falca dalla falcata più lunga: l’ex sottosegretaria a quasi tutto (spostata dalle pari opportunità alla semplificazione amministrativa allo sport.. nella speranza di limitare i danni) Michaela Biancofiore.

Il mio tentativo di articolare un ragionamento sul riverbero culturale delle gesta dell’ancora (speriamo per poco) senatore Berlusconi su un’intera generazione che ne sta facendo le spese in termini pratici e psichici, mi è costato, incauta me, un ennesimo sermone sulle capacità di librarsi nell’aria dei somarelli. Il fatto che io mettessi in dubbio questa evidenza scientifica mi è valso gli epiteti di ‘presuntuosa’ e ‘ridicola’ nel giro di una manciata di secondi. Il pensiero che stavo tentando di articolare (probabilmente in maniera troppo teorica e dilatata, mea culpa, per non essere fagocitata dai tempi e dagli ‘avversari’ di un talk show) era all’incirca questo: io credo che Silvio Berlusconi sia stato, su ristretta e su larga scala, un venditore di sogni. L’insaziabile vampiro che ha lussuriosamente succhiato il sangue della generazione alla quale ha proposto/imposto i suoi modelli (la “Berlusconi Generation”, così definita dall’onni-sottosegretario Biancofiore), nutrendo, attraverso l’esaltazione dei di lei corpi e l’annichilimento delle di lei menti, la sua immarcescibile potenza, ha fornito in cambio un comodo kit di sogni preconfezionati dei quali ciascuno poteva agevolmente fornirsi. Ha parcellizzato il sogno americano in tanti piccoli ingloriosi sogni nostrani, venduti alla collettività attraverso l’effetto ipnotico di un messaggio subliminale perpetuamente trasmesso a reti unificate: non importa che tu sia, l’importante è che tu abbia.

Sotto l’egida ricompattante di questo diktat, i sogni si sono declinati in maniera differente per forma, ma identica per sostanza. E spesso a disegnare le forme dei sogni è stato il Cavaliere stesso, che per togliere agli altri l’ansia del sogno a piacere lo ha creato per loro. Presuntuosamente – come detto ieri – mi arrogo il diritto di presumere che Nicole Minetti non abbia nutrito ambizioni politiche fin dalla culla, pregando tutte le sere il Cielo perché da igienista dentale la trasformasse in Nilde Iotti; e mi arrogo, altresì, il diritto di presumere che, nell’onnicomprensivo progetto dell’apparire, Silvio abbia scelto per Nicole il contenitore della politica, esattamente come ne avrebbe potuto scegliere qualsiasi altro.

Ciò che avrei voluto spiegare al disco incantato Biancofiore che continuava a trasmettere in loop la traccia ‘Lei che ne sa che quelle ragazze non hanno dei sogni?’, era che la disinfestazione mentale attuata dal suo datore di lavoro per oltre vent’anni ai danni della mia generazione, ha bonificato il terreno delle individualità, del pensiero critico, del progetto soggettivo, e lo ha poi seminato con mucchi di sogni ad personam, tutti differenti ma perfettamente omologati,  firmati dal Cavaliere in persona. Chissà se anche mentre legge la Biancofiore ripete il Padre Nostro che le hanno insegnato sui banchi di Forza Italia.