Una delle regole fondamentali dello Stato di diritto è che chi sbaglia paga e deve riparare. Certamente le pene non devono risolversi, come avviene oggi in Italia in molti casi, in crudeltà senza senso che rovinano solo la vita alle persone ma tendere alla rieducazione di chi è stato condannato. Lo afferma l’art. 27 della Costituzione.

Come pure è vero che le pene devono essere proporzionali alla colpa commessa e alla lesione dell’interesse pubblico avvenuta. Ecco perché è oggi necessaria un’ampia depenalizzazione di reati che in concreto non ledono alcun interesse pubblico, come la clandestinità e il consumo di droghe.

Ciò detto, è in armonia con i principi dello Stato di diritto che deve finalmente risolversi la telenovela meno divertente e più deprimente che sia mai stata messa in scena di fronte al mondo intero, in parte sbigottito e in parte divertito, sempre e comunque giustamente beffardo nei confronti di noi Italiani. La telenovela di Silvio Berlusconi, questo impareggiabile eroe dei nostri tempi.

Confesso che a volte Berlusconi mi pare così grottesco da risultare addirittura simpatico. Più simpatico certamente dei suoi servitori animati esclusivamente dalla brama di compartecipare in qualche modo all’orgia del denaro e del potere. Più simpatico, anche, di tanti esponenti della casta, di destra e di “sinistra” che, lungi dal concepire il titanico progetto di autoaffermazione del genio di Arcore, hanno come esclusiva e massima ambizione quella di lavorare come funzionariucoli del potere finanziario. 

Occorre augurarsi che Silvio sia finalmente estromesso, dopodomani, dal Parlamento della Repubblica che, per quanto ricco di personaggi di scarsa qualità, dovrebbe potersi finalmente liberare di un soggetto come lui, espressione vivente di una tendenza a fregarsene completamente degli obblighi giuridici in ogni settore della vita umana che lo ha portato più volte a scontarsi con il potere giudiziario. Non già per immaginari complotti di magistrati sinistrorsi, ma per la semplice ragione che, per non condannare Silvio, la magistratura dovrebbe puramente e semplicemente cessare di esistere o tornare ad essere quell’accolita di smidollati servi del potere che era in anni oramai fortunatamente lontani. Troppo chiedere questo, anche da parte di un personaggio certamente fuori dal comune come il Berlusconi nazionale.

Ci sarà da ridere dopodomani, assistendo a quella marcia di lacché impenitenti e altri esemplari dell’Italia peggiore che hanno scelto di bere fino in fondo l’amaro calice della sconfitta insieme al loro amato leader. Per quanto scarsamente efficace e diviso sia il fronte delle forze che dovrebbero avere a cuore lo Stato di diritto, occorre ritenere che, almeno stavolta, esse riescano a fare quello che la grande maggioranza del popolo italiano chiede da tempo: farla finita e fare i conti fino in fondo con Berlusconi e il berlusconismo

Così finalmente potremo tornare ad occuparci di cose e problemi seri, dal riassetto del territorio devastato dalle politiche di cementificazione selvaggia. Alla disoccupazione dilagante, al debito pubblico che aumenta a vista d’occhio, ecc.

A me Berlusconi non mancherà, anche se lascia in Parlamento e nel Paese molti altri che non sono certo meglio di lui, anzi certamente più mediocri. Penso che alla fine scapperà all’estero, seguendo idealmente, a vent’anni di distanza, le tracce di quel Craxi che fu, unitamente ad altri meno noti sponsor, il principale artefice delle sue fortune economiche e politiche.

Spero però che così non avvenga e che Silvio acconsenta a dedicarsi ai servizi sociali, magari pulendo i cessi, mansione non meno nobile di altre. Anche lui, come tutti i cittadini di questa Repubblica fondata sul lavoro e sulla Costituzione repubblicana, ha diritto a quella rieducazione che l’art. 27 proclama, ma che purtroppo in tutti questi anni raramente le istituzioni carcerarie e gli istituti collegati sono riusciti a realizzare.