L’Unione Europea dice che è tempo di allentare un po’ la cinghia per il consolidamento dei conti nazionali e che si può puntare ora verso misure per la crescita. E nel frattempo ribadisce i rilievi nei confronti della Germania e del suo surplus di export già sotto osservazione. Ma al commissario agli Affari economici dell’Ue Olli Rehn risponde quasi immediatamente la cancelliera tedesca Angela Merkel ancora alle prese con le trattative con la Spd per formare il nuovo governo di Grosse Koalition, ma sempre titolare di un consenso molto largo nel proprio Paese. “A volte sorprende il tenore di certe discussioni” ha detto quella che una volta nella Cdu chiamavano das Mädchen (la ragazza) ed è diventata ora la Lady d’Acciaio in Europa. 

Dunque secondo Rehn è necessario in Europa “proseguire nel consolidamento dei conti” ma, considerato che “negli ultimi 2 anni gli squilibri si sono dimezzati, ora si può rallentare” e “possiamo concentrarci sulle misure per la crescita, in particolare la fiscalità“. Rehn, durante un’audizione della commissione Economica-Lavoro del Parlamento europeo, ha aggiunto che “ripristinare i prestiti bancari all’economia deve essere la priorità della politica”. Secondo il commissario europeo è “capitale ridurre il debito delle famiglie e della società”, ma anche “costruire buffer bancari e trovare forme alternative per i finanziamenti delle imprese”, provvedimenti “vitali per tornare ad una crescita forte e robusta”, per i quali “serve la cooperazione di tutti gli stati membri, nonché della Bei e della Bce”. Rehn ha poi definito “questione cruciale” quella del finanziamento delle imprese. “Condivido che le condizioni sono troppo onerose”, ovvero che i tassi sono troppo alti “specialmente nei Paesi del sud”, ha affermato specificando che questi “sono il collo di bottiglia che impedisce la ripresa economica europea”. E’ quindi necessario, ha detto, “prima di tutto ripristinare la fiducia” e “questo sarà il principale obiettivo degli stress test della Bce nella preparazione della sorveglianza bancaria”. “Il sistema bancario – ha concluso – deve essere resiliente per poter prestare all’economia reale”.

Poi l’appello a Martin Schulz, presidente del parlamento europeo, da parte del commissario Ue che si è detto “soddisfatto” per l’aumento di capitale della Bei (Banca europea degli investimenti), ma “non soddisfatto dell’iniziativa per aumentare i prestiti alle piccole e medie imprese perché gli Stati membri hanno deciso di non adottare l’opzione più ambiziosa” ed ora “il vertice di dicembre deve cambiare rotta” per “garantire prestiti a basso costo alle pmi”. “E conto sull’appoggio del Parlamento europeo” ha affermato Rehn osservando che “Martin Schulz partecipa alle discussioni per la coalizione in Germania: spero quindi – ha concluso – che la Germania possa appoggiare l’aumento della capacità di prestito della Bei e appoggi anche il completamento dell’Unione bancaria“.

Rehn si sofferma anche sulla situazione italiana. La possibilità per il nostro Paese di utilizzare la clausola per gli investimenti nella finanziaria 2014 “dipenderà dalla spending review o altre decisioni” che diano spazio di manovra “sotto il 3%” di deficit”. Quindi “ora la palla è nel campo dell’Italia ed essenzialmente del suo Parlamento“. “Per Italia e Finlandia c’è rischio di inosservanza” delle condizioni macroeconomiche, spiega Rehn, “solo Germania e Estonia” le “osservano in pieno” e che “il Belgio le rispetta bene e in primavera forse uscirà dalla procedura per deficit eccessivo”. Ad ogni modo Italia e Francia devono continuare nel percorso delle riforme.

Infine l’affondo nei confronti della Germania che secondo la commissione Ue deve far aumentare la domanda interna e la spesa per i servizi: “Non critichiamo la sua competitività economica o il suo successo sui mercati mondiali (…), però un surplus che resta elevato, significa che i tedeschi continuano ad investire i loro risparmi all’estero” mentre “una maggiore domanda in Germania non può che avvantaggiare i paesi limitrofi e la Cina”.

Ma la replica della cancelliera tedesca Angela Merkel non si fa attendere. A un incontro organizzato dalla Süddeutsche Zeitung, a Berlino. “Il nostro squilibrio nell’eurozona – dichiara – è molto, molto piccolo, inferiore al 3%. Ciò mostra che abbiamo una situazione molto equilibrata”. E replica anche sulle accuse di rigidità per quanto riguarda la tenuta dei conti pubblici degli altri Paesi membri: “A volte sorprende il tenore di certe discussioni – riflette – Abbiamo un debito a circa l’80%” a fronte di un obiettivo, dei Trattati, al 60%: “Non facciamo altro che lavorare per rientrare, in circa 10 anni, nei parametri cui siamo vincolati”. Quanto all’Europa il problema principale è che “ha promesso molto, ma ha mantenuto poco”. “So che anche la Germania dieci anni fa ha dato il cattivo esempio”, allentando il patto di stabilità. Ma ora le cose devono cambiare. “Non dico che il lavoro sia finito” – continua la Kanzlerin – ma la “fiducia degli investitori sta tornando”. La solidarietà e la responsabilità “sono due facce della stessa medaglia”, ha aggiunto, sottolineando che in Europa si registrano successi nel risanamento. E il senso è che “dobbiamo rafforzare la nostra casa comune europea per resistere meglio agli shock esterni”, come quello finanziario ed economico che ha colpito il continente negli ultimi anni.