Che c’entrano il Tav, la Cancellieri e la Sardegna? C’entrano eccome. Nei giorni scorsi il disastro sardo, al di là dell’eccezionalità dell’evento atmosferico, ha mostrato le conseguenze della rapina speculativa del suolo visto come fonte di profitto e non come ambiente ed ecosistema. Dovremmo dunque riflettere su questo, e capire che si tratterebbe di mettere in atto un “new deal” fatto di tante, molteplici, disseminate piccole opere per combattere il dissesto idrogeologico del nostro Paese, e salvaguardare il territorio e il suo patrimonio.

Invece, Letta incontra Hollande e ribadisce che il Tav si deve fare e si farà. La grande opera inutile, dunque, e non le piccole opere utili. Nello stesso giorno, il partito di Letta, su indicazione dello stesso, si schiera compattamente in difesa della Cancellieri (pure Civati, che delusione). Come un sol uomo, senza alcuna vergogna (ma ho l’impressione che la vergogna sia stabilente installata nella psiche di molti militanti, qualcosa con cui si convive, come accade per il senso di colpa nella tradizionale educazione cattolica), fanno muro a un indifendibile comportamento del ministro – che pure condannano in privato, ma l’ipocrisia civile è da tempo assurta a norma. Questa contemporaneità tra difesa del Tav e difesa della Cancellieri palesa la assoluta autoreferenzialità della classe dirigente, la sua impermeabilità alle ragioni dei territori, la rilevanza esclusiva degli interessi di classi sociali ben identificabili di cui la “casta” si fa portatrice: i Ligresti da una parte, le grandi imprese e le banche dall’altra, che hanno milioni di euro da lucrare su una grande opera inutile, laddove non li avrebbero sulle piccole opere utili.

E dopo tutto questo, si grida alla “violenza fascista” di alcuni giovani incazzati che hanno dato l’assalto a una sede del Pd, il partito di Letta che sostiene Tav e Cancellieri, insomma il partito democristiano di questo secolo: ma se questa è violenza, che parole useremo per la devastazione ambientale operata in quella valle a discapito di ogni ragione? Ma certo, è ben noto che la violenza di Stato è legittima, e dunque non è violenza.