Comprendo le difficoltà del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di fronte all’idea di realizzare in un angolo del camposanto della sua città un “cimitero dei feti”. Una decisione che se presa frettolosamente, può muovere diversi malumori. Ma è quanto stabilisce il nuovo regolamento di Polizia Mortuaria del Comune di Firenze, per il cimitero di Trespiano. È riportato infatti nella proposta del nuovo decalogo “il diritto alla sepoltura dei feti, compresi i prodotti abortivi e i prodotti del concepimento, prevedendo la realizzazione di un’area a ciò destinata”. L’atto ha bisogno però dell’approvazione del Consiglio comunale e il dibattito si preannuncia già molto acceso.

Non sono certo una figura accomodante quando sul tappeto ci sono quei diritti che oramai giudico acquisti: la mia storia e le mie battaglie lo dimostrano. Per esempio, ho sempre difeso con forza la legge 194 che ha introdotto nel nostro Paese la possibilità, da parte delle donne, di abortire. E ho sempre criticato con forza qualsiasi iniziativa che mascherasse, sotto l’aspetto della “bontà” o del “buonsenso”, il proposito di cancellare quanto sancito dal legislatore anni fa. In questo caso, però, mi sento di dire che la questione è un’altra. Non mi va di difendere un diritto attraverso la negazione di un altro. Ognuno deve poter celebrare il proprio dolore come meglio crede; ed è giusto che “l’oggetto” di questo dolore sia assolutamente personale. Chi vuole piangere su un feto, deve essere libero di farlo; anzi: deve essere messo nelle migliori condizioni per farlo. Detto questo mi astengo dal giudizio sull’opportunità d’un gesto del genere, ma – ripeto – voglio rispettare il dolore del mio prossimo.

Nacque nel gennaio del 2012 il cimitero dei feti di Roma. Fu sistemato all’interno del Laurentino e in occasione della sua apertura, l’allora vicesindaco della giunta Alemanno, Sveva Belviso, inaugurò il cosiddetto “Giardino degli angeli”, in un’area di 600 metri quadri, parlando di un luogo “dedicato alla sepoltura di chi non è mai venuto alla luce, a causa di un aborto”. Il precisare questo aspetto, quasi come motivo principale dell’esistenza di quel luogo, ha rappresentato, dal mio punto di vista, un’inutile strumentalizzazione. Da evitare fortemente, per non incombere nell’effetto di sommergere di critiche e polemiche quel diritto a celebrare il proprio dolore che ho accennato poco fa.

Renzi dovrà calibrare con cura le sue parole, per evitare di trovarsi nella medesima trappola. Detto questo è utile ricordare – come del resto ha fatto lo stesso sindaco di Firenze – che circa 180 mila famiglie all’anno subiscono in Italia la perdita del bambino nella prima metà di gravidanza, fino alla 28esima settimana di gestazione. Senza che la prima causa sia necessariamente l’aborto, ma la diverse patologie legate alla fisiologia umana. Per cui dare una tomba ai piccoli morti in utero non ha niente a che spartire con la legge 194 o con il sacrosanto diritto all’aborto. In più non è affatto obbligatoria questo tipo di sepoltura, per cui non ci può esistere nessuna forma di costrizione psicologica verso chi ha l’intenzione di interrompere una gravidanza.

Un cimitero per i feti, poi, deve essere consentito anche perché previsto dalla legge italiana. Quei genitori che desiderando fortemente un figlio, sono costretti a vivere la tragedia della sua perdita durante la gravidanza, devono poi avere la possibilità, se lo desiderano, di seppellirlo in maniera civile e in luoghi degni, appositamente indicati dai regolamenti comunali. È una questione di civiltà e se vogliamo di “buona amministrazione”. Non si può perder tempo polemizzando su un tema del genere, in più inventandosi una polemica che non può esistere.