“Scivolo d’oro per i militari cinquantenni considerati in esubero; a casa fino alla pensione con l’85 per cento dello stipendio”. Quanto ho letto questa notizia sono letteralmente saltata sulla sedia. Com’è possibile, nel Paese che ha generato la categoria degli “esodati”, arrivare a quest’ennesimo paradosso?

Ma andiamo con ordine. In questi giorni si sta parlando di riforma dell’esercito. Una “rivoluzione copernicana” tra divise e armi, partita con uno slogan: “meno generali, più tecnologia” ma che rischia di finire in beffa. Per prima cosa si vorrebbe asciugare il comparto organico della difesa. 35 mila uomini in meno, è il proposito, appuntato sulla “road map” del ministro Mario Mauro, che segue il solco tracciato dal suo predecessore, Giampaolo Di Paola, approdato al governo Monti dopo una carriera da ammiraglio e capo di Stato maggiore della Difesa. Uno, quindi, che di vita marziale se ne intende!

Ma sotto l’egida del “tecnico” sarebbe stata escogitata, secondo molti, una cura dimagrante per il nostro esercito con “trucchetto”. Nel provvedimento, infatti, la pianta organica verrebbe rivista ma in un certo senso “scaricata” su altre spalle. Molto del personale attualmente a libro paga della difesa passerà infatti ad altro ministero; ci sarebbe poi il pensionamento di chi ha raggiunto i limiti per legge (i 60 anni) ed infine  il famigerato “scivolo d’oro” per i cinquantenni, considerati in esubero ma ancora lontani dalla pensione. Il proposito è riportato nero su bianco nel comma sesto dell’articolo 2209 della riforma. Si tratta naturalmente del punto più controverso, in cui si parla dei pensionamenti e della fuoriuscita anticipata con stipendio garantito per oltre l’80 per cento di chi ha più di cinquant’anni.

L’altro giorno ho incontrato un esodato. Una persona che a livello lavorativo oggi non sa neppure chi sia. Era occupato in un’azienda chimica e ha deciso di controfirmare un piano di fuoriuscita proposto dall’azienda e dalle parti sindacali, che prevedeva il suo ingresso nel sistema pensionistico dopo un fisiologico periodo di mobilità. La riforma Fornero – la famigerata riforma Fornero – ha azzerato tutti questi piani. Oggi il nostro amico, ex chimico, si troverà presto senza assegno di mobilità e senza una pensione. In più si troverà sul gobbone  ben 56 anni di vita e decenni di esperienza professionale maturata, che però – come sappiamo tutti – nel mercato del lavoro odierno hanno un valore pari a 0.

Come faranno, i nostri parlamentari, a raccontare a costui la riforma del nostro esercito così come l’abbiamo raccontata? Ma come faranno a raccontarla – in un certo senso – anche a loro stessi, visto il dibattito in corso sulla legge di stabilità ? Un provvedimento che pare non abbia ancora incontrato il placet di tutti. Io la penso come Gianni Cuperlo che giudica il provvedimento finanziario in attesa di essere licenziato dall’esecutivo, ancora “poco efficace”. Soprattutto dal punto delle risposte da dare ai nostri esodati, ci si aspetta molto di più dal Governo Letta.

Molto di più in termini di fondi messi a disposizione, che quindi non possono trovare sfogo in altre iniziative, che in più risultano diametralmente opposte. Non solo politicamente, ma sarebbe eticamente sbagliato concedere a una categoria – pur meritevole – come quella dei militari, una corsia preferenziale per la loro fuoriuscita dal mondo lavorativo e l’ingresso nel sistema previdenziale. Sarebbe uno schiaffo dato ai nostri esodati e l’ulteriore conferma che il loro problema non vuole essere realmente risolto. In più ricordiamo che il numero dei metalmeccanici licenziati in Lombardia ha superato quota 600 mila. E allora lasciatemi dire: nessuna “furbizia” ai danni di queste categorie di lavoratori; prima si risolvano i loro problemi e dopo venga il resto!