L’Agenzia europea per i diritti fondamentali ha scelto la vigilia del 75° anniversario della Notte dei cristalli per presentare i risultati dell’ultima ricerca sulla diffusione dell’antisemitismo nell’Unione europea. Trascorsi tre quarti di secolo dal 9 novembre 1938 che con pogrom e attacchi a migliaia di negozi, abitazioni e sinagoghe segnò l’inizio della fase più violenta della persecuzione nazista contro gli ebrei, l’antisemitismo è ancora un fenomeno radicato nel continente.  

Lo studio si basa sulla percezione del fenomeno emersa dalle interviste a circa 6mila ebrei negli otto paesi in cui risiede il 90 per cento degli ebrei europei: Belgio, Germania, Francia, Ungheria, Italia, Lettonia, Svezia e Regno Unito. Per il 66 per cento di loro l’antisemitismo è un problema grave nel paese in cui vivono, e per tre persone su quattro la situazione è peggiorata negli ultimi cinque anni. 

“L’antisemitismo è un esempio inquietante di come un pregiudizio possa persistere nei secoli, e non ha spazio nella nostra società. È particolarmente desolante vedere che Internet, un mezzo che dovrebbe essere di comunicazione e dialogo, è usato come strumento di vessazioni antisemite”, spiega il direttore dell’agenzia, Morten Kjaerum nell’introduzione al rapporto “Discriminazione e crimine d’odio contro gli ebrei negli stati membri dell’Ue: esperienze e percezioni dell’antisemitismo”, con cui si chiedono “misure mirate” per combattere il fenomeno. 

Per dare un’idea di quanto la questione stia emergendo in tutta la sua portata, l’antisemitismo è percepito per importanza come il quarto problema sociale e politico dell’Ue, dietro la disoccupazione, la crisi economica e il razzismo preso in ogni sua forma. In Italia, dove appena due giorni fa Silvio Berlusconi ha detto che i suoi figli si sentono come le famiglie ebree perseguitate in Germania durante il regime di Hitler e dove nei giorni precedenti all’anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma (16 ottobre 1943) si cercava di trovare una soluzione per i funerali e la sepoltura del ufficiale nazista Erich Priebke, i timori per l’antisemitismo sono superati da altre preoccupazioni come la criminalità e la corruzione. Se però si va a vedere uno dei dati che più preoccupa le comunità ebraiche e gli estensori del rapporto, ossia il dilagare dell’antisemitismo nelle discussioni online, se la media europea di quanti sottolineano il problema è del 75 per cento, in Italia il dato sale all’87 per cento.  

In Paesi come il Belgio, la Francia, l’Ungheria tre persone su quattro tra quanti hanno risposto al sondaggio hanno ammesso di essere stati vittime di ostilità antisemita per strada o in luoghi pubblici. A livello europeo il 21 per cento ha subito insulti e minacce perché ebreo e negli ultimi 12 mesi il 2 per cento è stato vittima di attacchi fisici. Ma la percezione cambia da Stato a Stato. In Gran Bretagna il 9 per cento dice di aver sentito persone dare agli ebrei la responsabilità della crisi economica, in Ungheria, dove è più forte l’antisemitismo a livello politico, si sale al 59 per cento. O ancora, in Lettonia meno del 10 per cento degli ebrei fa un collegamento tra la propria sicurezza personale e le reazioni al conflitto arabo-israeliano, in Francia si supera il 70 per cento. Tuttavia l’ombra dell’antisemitismo potrebbe essere anche più estesa. Una vittima su quattro di attacchi di qualunque tipo ha scelto di non denunciare l’accaduto né alla polizia né alle associazioni. A questo si lega un meccanismo di raccolta dati ancora insufficiente. 

di Andrea Pira  

La ricerca dell’agenzia europea per i diritti fondamentali