Con il consueto sorriso era riuscito a dare del kapò a un europarlamentare tedesco socialdemocratico (e Martin Schulz diventò noto in Italia solo per questo). In un’intervista assicurò che “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, mandava la gente a fare vacanza al confino”. Si presentò al binario 21 della stazione di Milano – quello che era “riservato” ai treni che deportavano gli ebrei nei campi di sterminio – per dire che in fondo il Duce del fascismo fece cose buone e firmò le leggi razziali solo perché glielo impose la Germania nazista.

Ora, se possibile, il limite viene superato di un altro passo e, nell’ennesima anticipazione del libro di Bruno Vespa in uscita l’8 novembreSilvio Berlusconi sfida di nuovo la Storia e in particolare la memoria della tragedia dell’Olocausto: “I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso”, dice. Poi la retromarcia: “Una polemica smaccatamente strumentale su una frase estrapolata da un ampio contesto – scrive in una nota – La mia storia, la mia amicizia verso Israele, la mia coerente azione di governo in favore dello Stato di Israele, non consentono alcun dubbio sulla mia consapevolezza della tragedia dell’Olocausto e sul mio rispetto del popolo ebraico”. Ma Bruno Vespa, intervistato in serata da Lilli Gruber su La7 smentisce il dietrofront dell’ex presidente del Consiglio: “In fase di preparazione del libro, alcuni politici non vogliono rivedere quanto mi hanno detto. Berlusconi invece sì. E la parte anticipata oggi, mi è stata mandata per iscritto da lui stesso”.

“Sono italiano al 100 per cento. In Italia ho le mie radici – si legge nell’anticipazione – In Italia sono diventato quello che sono. Ho fatto qui l’imprenditore, l’uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio Paese, il Paese che amo, il Paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia”. 

Ma il paragone banalizza la tragedia delle famiglie che hanno vissuto l’orrore della persecuzione nazista e la riduce alla situazione dei suoi figli che “hanno addosso tutti”. E il risultato è che spazza via qualsiasi altro tema di discussione politica. Un paragone “offensivo” reagisce Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. “Dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa” dice Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd e figlio di Nedo, deportato ad Auschwitz, unico superstite della sua famiglia e da decenni molto attivo per il mantenimento della memoria su una delle più grandi tragedie della storia. “Berlusconi dovrebbe scusarsi con se stesso, non con gli ebrei” ribatte il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.

Gli ebrei: “Offensivo per chi fu privato di ogni diritto e dopo atroci sofferenze anche della vita”
Quello di Berlusconi è un paragone che, sottolinea Gattegna, è “non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa”.  Il presidente delle Comunità ebraiche italiane ricorda che “l’Italia repubblicana è un Paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti”. “La vita degli ebrei d’Europa sotto il nazismo – ha aggiunto Gattegna – fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell’umanità intera”. 

Riccardo Pacifici chiede a Berlusconi le scuse: ma non le deve, dice, agli ebrei “ma a se stesso”. “Rimango basito – ha aggiunto Pacifici a SkyTg24 – il suo è un paragone fuori luogo. Forse sarebbe interessante sentire direttamente i figli”. “Siamo sdegnati” dice confidando in una “pronta rettifica”.

Alessandro Ortona, presidente dell’Unione dei giovani ebrei, è sferzante: “Ci sembra, a questo punto utile, sottolineare il fatto che nessuno dei figli di Silvio Berlusconi è stato rinchiuso in un ghetto, bruciato in un campo di concentramento, fucilato, o trattato in altre feroci maniere. Non possiamo che ritenerci profondamente offesi dalla superficialità e dalla mancanza di rispetto che trapelano dalle parole del Cavaliere, infangando così quella memoria che dovrebbe essere un valore condiviso”.

Fiano: “Dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa. Usa la storia per sua difesa personale”
Secondo Fiano “Berlusconi deve vergognarsi e chiedere scusa, perché offende la storia e 6 milioni di ebrei gasati e bruciati”. Il deputato democratico dichiara al fattoquotidiano.it che “Berlusconi usa la storia in modo strumentale. Usa la storia come strategia di sua difesa personale. Ma la storia e i suoi principi non sono trattabili. Quelle della storia sono situazioni uniche, non possono essere relegate a un uso personale”. E quindi il Cavaliere si deve vergognare per aver descritto “una supposta situazione di sofferenza della propria famiglia. In quegli anni, in Germania e in tutta Europa, agli ebrei fu impedito di lavorare, di studiare, di espatriare per essere poi trasformati in schiavi e infine, a milioni, gasati e bruciati. Paragonare tutto ciò alla situazione della famiglia Berlusconi è un insulto alla storia, a sei milioni di ebrei uccisi e a quanti, ogni giorno, tentano di impedire che la storia venga dimenticata o utilizzata in maniera strumentale, come oggi ha fatto Berlusconi che deve solo chiedere scusa”. Per il democratico “minimizzare la storia porta a non comprendere la storia” e non si può usare per una difesa personale.

Vendola: “Agghiacciante”. Il Pd: “Cosa ne pensa Alfano?”
Ma è l’intero centrosinistra ad attaccare. “Banalizzare come fa Berlusconi una terribile tragedia come la Shoah per la polemica politica di tutti i giorni è agghiacciante” scrive su Twitter Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. Un paragone “talmente enorme, scandaloso e orribile che non merita di essere preso in nessuna considerazione” e Berlusconi deve “nascondersi per la vergogna” dichiara Roberto Capelli, deputato del Centro Democratico. “Berlusconi riesce pure a mancare di rispetto in modo indecente agli ebrei durante il regime di Hitler – aggiunge il deputato Pd Edoardo Patriarca – E comunque, i figli del Cavaliere dicano se la pensano davvero così. Penso che nessuna persona che abbia un minimo di responsabilità possa fare un paragone di questo tipo”. E il responsabile Giustizia del Pd Danilo Leva chiede: “Cosa ne pensa Alfano?”. “Berlusconi vada davanti ai forni crematori a ripetere quel che ha detto” è l’invito di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia.

“L’incredibile uscita” di Berlusconi, secondo l’ex Pd Roberto Della Seta, ha comunque un merito: “Risolve il dubbio su dove spedire il pregiudicato a scontare la pena alternativa dei servizi sociali. Mandiamolo ad Auschwitz, dove per qualche mese potrà constatare di persona che tipo di persecuzione riservassero i nazisti agli ebrei. Le parole di Berlusconi suscitano un misto di schifo e commiserazione, ma soprattutto confermano la sua totale indegnità a ricoprire qualunque ruolo pubblico. C’è da sperare che il prossimo 27 novembre questa miserabile anomalia venga sanata”.

Il Pdl lo difende. D’Alessandro: “Sfogo fondato, il Pd pesa ogni sua parola”
Eppure, nonostante tutto, c’è chi lo difende: quello di Berlusconi è un “semplice stato d’animo” dichiara Luca D’Alessandro – esponente del Pdl – ed è solo colpa della sinistra che è “pronta a pesare ogni sua parola”. “La reazione del Pd di fronte ad un semplice stato d’animo del presidente Berlusconi – dice D’Alessandro – è non solo esagerata e strumentale, ma dimostra che nei suoi confronti c’è un incredibile accanimento da parte della sinistra, pronta a pesare ogni sua parola per farne motivo di scandalo, e quindi quanto fosse fondato il suo sfogo. Sembra quasi che nel Partito Democratico abbiano una coda di paglia bella lunga, quasi che sappiano fin troppo bene di essere i persecutori di Berlusconi e non amino essere paragonati a chi eliminava senza pietà e fuori dalle regole democratiche rappresentate dal voto gli avversari politici”. 

Stesso concetto espresso da Gabriella Giammanco secondo la quale Berlusconi è “colpevole solo di uno sfogo da padre di famiglia legittimamente turbato e preoccupato per i suoi cari, dimostra, ancora una volta, l’accanimento nei suoi confronti da parte della sinistra, capace di trovare unità di vedute solo nell’odio antiberlusconiano. Prendiamo atto, con amarezza, che in Italia esiste ancora una sinistra con la bava alla bocca, pronta a soppesare ogni parola del nostro leader al solo scopo di scatenare pretestuose polemiche, senza però affrontare il vero tema sollevato da Berlusconi: l’abnorme persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, che da sempre condiziona lui e la sua famiglia”. 

I precedenti di Berlusconi, il fascismo e l’Olocausto
Non è la prima volta che Silvio Berlusconi fa un uso “originale” della storia e delle sue tragedie. Era il 2003 quando il Cavaliere fece arrossire Gianfranco Fini e Rocco Buttiglione che lo accompagnavano al Parlamento Europeo definendo il socialdemocratico tedesco Schulz (attualmente presidente dell’assemblea) “kapò“. 

Più di recente, nel gennaio scorso, Berlusconi partecipò a sorpresa alle commemorazioni per la Giornata della Memoria a Milano, in particolare al binario 21 quello utilizzato dai treni nazisti per deportare migliaia di ebrei nei lager dell’Europa Centrale. In quell’occasione il Cavaliere spiegò che Mussolini aveva fatto bene ma “il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa”. E però “l’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania ma ci fu una connivenza che all’inizio non fu completamente consapevole”. Infine l’ultima ricostruzione smentita da decenni di storiografia: “L’Italia preferì essere alleata alla Germania di Hitler piuttosto che contrapporvisi” e “dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta contro gli ebrei”.

Porta a Porta, invece, l’allora presidente del Consiglio scoprì che il padre dei fratelli Cervi, trucidati dai fascisti nel poligono di Reggio Emilia, era ormai morto (d’altronde il più giovane dei figli era nato nel 1921). “Sono pronto ad incontrare papà Cervi” si lanciò con grande generosità Berlusconi dibattendo con Fausto Bertinotti. Quest’ultimo si preoccupò di informarlo – non senza difficoltà perché il Cavaliere aveva iniziato uno dei suoi monologhi – che ormai “papà Cervi” era morto.

Ma com’è noto l’ex capo del governo non disdegna neanche le barzellette e il “piatto forte” che propone sono quelle che hanno per oggetto gli ebrei. Nel giorno del compleanno del 2010 viene anche registrato in un video.

E poi una storiella su Adolf Hitler. Berlusconi durante una festa di Atreju (quella dei giovani di destra) gigioneggia sul palco e sente la voglia irresistibile di raccontare l’ultima, “bellissima anche se mi criticheranno moltissimo”. In sostanza ipotizza il ritorno di un Führer sopravvissuto e quest’ultimo accetterebbe l’invito, ma ai suoi raccomanda: “Però questa volta cattivi”. E tutti a ridere.