La debolezza di Obama permette a Israele di continuare la vecchia politica che svuota il dialogo di pace coi palestinesi. Malgrado l’opposizione di Washington (colloquio alla Casa Bianca 15 giorni fa) il primo ministro Netanyahu ordina la costruzione di 1500 abitazioni nella Gerusalemme araba. Liturgia che negli anni non cambia: famiglie deportate dalle polizie, vecchie case distrutte per far crescere nuovi palazzi dove abiteranno nuovi coloni. Violenza sincronizzata alla liberazione di qualche prigioniero palestinese. È già successo in agosto, vigilia del primo incontro di pace. L’abbinamento si ripete per calmare l’intransigenza dell’estrema destra religiosa e sventolare l’ipocrisia del ramoscello d’ulivo. Furbizie che complicano gli incontri programmati dal segretario di Stato John Kerry e rimanda all’infinito il progetto “due popoli, due paesi”.

Da lontano ha l’aria di un salto mortale nel Medio Oriente in fiamme: Siria ormai Afghanistan in fondo al Mediterraneo, Libano sul baratro, Iraq dai 30 morti al giorno, Egitto quasi somalizzato. E da vicino? Via email risponde Zeev Sternhell, famiglia polacca inghiottita dai lager: ha guidato il dipartimento di Scienze politiche all’Università Hebrea di Gerusalemme. Tra i suoi libri Le origini di Israele. Trasmette l’avvilimento di un pacifista deluso. “I laburisti hanno abbandonato la funzione basica della sinistra democratica e agli occhi degli elettori non rappresentano un’alternativa credibile alla destra e ultradestra al potere”.

Allora? “Il programma laburista prevede due Stati. Autorizza il ritiro dagli insediamenti, non da tutti gli insediamenti: i palestinesi sono d’accordo. Ma il governo rifiuta di sradicare un solo colono e non frena la febbre espansionista. L’obiettivo è chiaro: restare in Cisgiordania per ridurre gli occupati in popolo dominato in forma permanente e preparare uno Stato in forma di apartheid. La minoranza dei coloni decide il destino della nostra società. Può farlo per l’impotenza ideologica della sinistra: manca di determinazione e di leader credibili”. Il professore rimpiange i trattati di Oslo firmati vent’anni fa a Washington da Peres, Rabin e Arafat, Clinton presidente: “Una grande occasione perduta”. Le sue analisi pubblicate da Haaretz provocano la risposta rabbiosa degli estremisti. Una bomba sfonda la porta di casa, un po’ di giorni all’ospedale e torna ai suoi libri. Attorno volantini che promettono 300mila dollari a chi elimina ogni militante di Peace Now. Senza i falchi della destra portavoce dei coloni, Netanyahu non può governare.

Nelle elezioni di gennaio ha perso la maggioranza, mentre i laburisti precipitano al terzo posto un soffio prima del Focolare Giudeo, bandiera del fanatismo: rigetta le decisioni del Consiglio di sicurezza che non riconosce l’occupazione militare e invita al ritorno alle frontiere 1967. Straccia le sentenze dei tribunali internazionali, soprattutto della Corte suprema israeliana: dichiarano illegali le annessioni di territori e beni. E la “conquista” continua. Tragedia non solo per la pace che diventa impossibile, ma per l’immagine che Israele fa correre in Europa offrendo agli sciacalli che negano la Shoah o alla disinvoltura di intellettuali che per sentirsi vivi infangano i morti, l’immagine deformata di un paese razzista. Non è così e Sternhell e ogni scrittore e la borghesia continuano a ripeterlo invocando il buon senso. Ma la minoranza dei coloni leghisti puntella il governo degli eredi del generale Sharon. In programma altre mille abitazioni.

mchierici2@ libero.it

il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2013