L’effetto paradosso della riforma Fornero sugli stage post laurea: ora che le aziende, per legge, sono costrette a pagare i laureati, il rischio è che convochino, senza pagarli, solo i laureandi. E qui sta la contraddizione per la quale “se lo Stato impone che gli stagisti siano pagati – spiega un responsabile del dipartimento di comunicazione ricerca sociale de La Sapienza di Roma – il rischio è che nessuna azienda ne richiederà più”. La legge sul mercato del lavoro, varata il 28 giugno 2012, fissa soltanto alcuni princìpi rispetto alla normativa sugli stage e in particolare la “congrua indennità”. Ma è la conferenza Stato Regioni che, a gennaio 2013, ha fissato nelle Linee guida l’ammontare minimo del compenso forfettario: 300 euro al mese. Ogni regione, però, ha potuto modificare l’asticella in ambito territoriale con una delibera di Giunta.

La Regione Toscana, ad esempio, ha fissato un tetto di 500 euro mentre Lazio e Campania prevedono un compenso di 400, Piemonte e Abruzzo 600. Il punto è che la riforma riguarda soltanto i laureati. Per i laureandi, infatti, vale la vecchia norma: “Possono accedere a uno stage finché sono studenti, senza alcuna retribuzione”. Si chiama tirocinio di formazione curricolare.

Roma, caos all’Università ‘La Sapienza’ – Il 25 luglio la Regione Lazio emana la delibera in questione: “Al tirocinante è corrisposta un’indennità per la partecipazione al tirocinio d’importo lordo mensile di euro 400″. Si tratta quindi di stage retribuiti e non gratuiti. Nonostante la delibera di giunta, però, gli stage non possono ancora partire. La Sapienza, infatti, si sta ancora adeguando alla normativa: “Stiamo predisponendo il regolamento interno – spiegano dall’ateneo romano – e abbiamo dovuto aspettare le numerose modifiche apportate alla legge. Se non ce ne saranno altre, lo porteremo all’approvazione del Senato accademico al primo incontro utile”.

In attesa che tutti si adeguino, però, ci sono neo laureati che stanno perdendo occasioni di formazione. “Abbiamo molti stage bloccati”, dichiarano dalla Sapienza. “Tra questi, uno che è alla Commissione europea: intendono retribuire il laureato ma, per motivi burocratici, non può partire finché la Sapienza non recepisce la delibera regionale”. Un testo che secondo gli uffici dell’Ateneo si presta a molte interpretazioni: “La normativa regionale non è chiara. Per quanto riguarda i laureandi, per esempio, se lo stage è finalizzato all’acquisizione di crediti formativi, il pagamento non è previsto mentre, si prevede un compenso per altri tipi di tirocinio”. Per i neo laureati del Lazio si profila così un vero e proprio paradosso. “Avranno meno opportunità di lavoro – racconta un dipendente dell’università – perché di questo passo, purtroppo, non saranno più richiesti dalle aziende”. Come se non bastasse, c’è da fare i conti anche con le lungaggini burocratiche che stanno paralizzando, di fatto, i tirocini per i neo laureati.

Napoli, nessun blocco all’Università Federico II –  “Qui la delibera – fanno sapere dall’ateneo campano – è stata approvata ad agosto e tutto è proceduto senza soluzione di continuità”. E per i laureandi? “Le richieste di stage curricolari sono aumentate ma è troppo presto – spiegano – per fare statistiche sugli effetti della ‘Fornero’”. La normativa dell’ex ministro del Lavoro inserisce anche un altro principio. Insieme alla “congrua indennità” prescrive al legislatore che “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. La miscela tra l’indennità adeguata e l’obbligo di risparmiare soldi pubblici, rischia di danneggiare ulteriormente i laureati: meno stage, in particolare nelle pubbliche amministrazioni. Adriana Luciano, delegata del Rettore per l’Orientamento dell’Università di Torino spiega: “Già l’anno scorso la situazione di crisi aveva comportato una riduzione delle richieste di stagisti sia nel pubblico sia nel privato. Per quanto riguarda il pubblico, maggiori difficoltà si incontrano con le Asl”. Una situazione confermata anche dall’Università Tor Vergata di Roma che, come quella di Torino, ha visto calare le richieste di stagisti negli enti pubblici. Tuttavia, a differenza della Sapienza, non ha bloccato le convenzioni con le aziende.

Milano, scenario critico alla Statale – La normativa tuttora in vigore è stata adottata nel marzo del 2012, prima della Riforma Fornero. La Regione Lombardia non s’è ancora adeguata, nonostante la scadenza che le regioni hanno concordato con il governo in sede di Conferenza Stato-Regioni, restando così il paradiso dei tirocini non remunerati. La giunta non ha fissato la soglia minima di rimborso per stagista. Nell’attesa, gli stage post laurea, in un’azienda privata così come in un ente pubblico, sono gratis. Lo chiarisce l’Ufficio stampa dell’Università Statale di Milano. “Stiamo aspettando i cambiamenti legislativi dalla giunta, nel frattempo continuiamo ad applicare la vecchia normativa”. Quella del marzo 2012, appunto.

Firenze, il caso virtuoso – Qual è invece la legge in vigore in Toscana sui tirocini? “Noi siamo apripista rispetto alle altre università”, spiegano dall’Ateneo di Firenze. Infatti le linee guida della Conferenza Stato Regioni ricalcano proprio l’esempio toscano che ha introdotto il rimborso obbligatorio di 500 euro lordi mensili per i tirocini post laurea già da gennaio 2012. Inoltre, la Regione è avanti anche per un altro motivo. Non scarica tutto l’onere sulle imprese ospitanti e fa la sua parte. “Per incentivare le aziende a richiedere i nostri neo laureati – specificano dall’Università di Firenze – l’Ente mette a disposizione un fondo: 300 euro per ogni stagista”.

Quindi, una situazione complessa ed eterogenea, tutta gestita dalle Regioni: tra ritardi, false partenze, ingorghi burocratici, rimpalli di responsabilità, ci sono mezzo milione di stagisti (300mila nel settore privato secondo un censimento di Unioncamere e circa 200mila tra pubblico e associazioni no profit, secondo il sito specializzato La Repubblica degli stagisti) che nel frattempo stanno perdendo potenziali offerte di lavoro.