“Giustizia creativa”. “Persecuzione”. “Disegno politico”. Sono queste, in ordine sparso, le reazioni del Pdl alle motivazione con cui i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi a due anni di interdizione dai pubblici uffici. Un riconteggio che, secondo Daniela Santanché, ha inaugurato “una nuova branca della giustizia: la giustizia creativa”.”Come è possibile – si chiede la pitonessa – che avendo giustamente assolto perché il fatto non costituisce reato chi materialmente ha firmato i bilanci, poi si possa procedere all’incriminazione di chi all’epoca non si occupava più dell’azienda? E’ chiaro – aggiunge l’esponente Pdl – che un teorema indimostrabile di questo tipo può rientrare solo sotto la voce di Giustizia Creativa, ad hoc contra Berlusconi, un fatto che deve destare l’indignazione di ciascun cittadino che crede nella legge e nel suo rispetto“.

Le motivazioni sembravano aver provocato lo stop della seduta della Giunta: “La corte d’Appello ha appena detto che l’incandidabilità è una sanzione amministrativa, e pertanto non è retroattiva. Quindi dà ragione a noi e non c’è motivo di andare avanti” aveva l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma. 

Batte sul tasto della persecuzione, invece, Luca D’Alessandro: “Cosa ci si poteva aspettare dalle motivazioni sull’interdizione a due anni, provenienti da un ufficio giudiziario che è ideatore e organizzatore della ventennale persecuzione politico-giudiziaria nei confronti di Silvio Berlusconi?” si chiede il deputato del Pdl e segretario della commissione Giustizia della Camera. Di persecuzione giudiziaria parla anche il capogruppo al Senato Renato Schifani: “Le motivazioni della Corte d’Appello di Milano sull’interdizione del presidente Berlusconi sono acriticamente poggiate sulle precedenti sentenze di merito sul caso Mediaset – dice il presidente dei senatori Pdl – Così come abbiamo criticato quelle pronunce perché ingiuste e senza prove sulle presunte responsabilità di Berlusconi, altrettanto facciamo con quest’ultima. La persecuzione giudiziaria contro il nostro leader – continua – prosegue senza soste, con tempistiche e velocità incredibili, non riscontrabili nella storia della giustizia italiana. Per Berlusconi è stato possibile che in pochi mesi si siano avute tre sentenze, due di diversi collegi delle Corti d’Appello e una della Cassazione riunitasi ad hoc in agosto. Rimane una sola certezza  – conclude Schifani – : non saranno sentenze così confezionate che potranno far uscire di scena un leader politico amato e votato da tanti milioni di italiani. Berlusconi resterà, comunque vadano le cose, la guida politica del centrodestra”.

Sullo stesso tenore le parole di Daniele Capezzone. “A maggior ragione dopo queste motivazioni, milioni di italiani hanno ben capito il disegno politico condotto da anni contro Silvio Berlusconi” è il parere del presidente della Commissione Finanze della Camera, il quale si dice “certo che, in queste ore, anche tanti cittadini che magari non hanno votato per lui si rendano perfettamente conto di come alla difesa dei diritti del cittadino Berlusconi sia legata la difesa dei diritti e delle libertà di tutti, e anche di chi non gli è stato o non gli è politicamente vicino”.

Diversa la presa di posizione Francesco Paolo Sisto, che ricalca il sarcasmo usato da Daniela Santanché. “Quando a Milano un giudice si occupa di Silvio Berlusconi se ne vedono sempre delle belle. Il diritto diventa un’occasione, quasi un pretesto, per stimolare la creatività ‘in malam partem’ contro l’imputato Berlusconi – dice presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera – Con impressionante coerenza, anche la Corte d’Appello della pena accessoria non si è sottratta all’obbligazione di risultato. Dal cilindro della giurisprudenza ambrosiana questa volta è spuntato il coniglio della condotta aggravata dall’attività politica, come se avere funzioni di rappresentanza politica (artt. 3 e 49 Costituzione) possa costituire di per sé un disvalore. Complimenti per la fantasiosa new entry!”.

“Bisogna ammettere che la sincronizzazione fra momenti salienti della vicenda politica di Berlusconi e il Palazzo di Giustizia di Milano è davvero perfetta – sostiene Jole Santelli – Ed evidentemente anche oggi l’orologio politico-giudizario milanese non ha perso puntualità”. “Finora non ci eravamo accorti che il leader del centrodestra fosse un mostro, l’ideatore di un enorme sistema di frode, dottor Jekyll e mister Hyde. – è invece il parere di Stefania Prestigiacomo – Se non fosse estremamente delirante e dunque preoccupante ciò che è scritto nelle motivazioni con le quali la Corte d’Appello di Milano ha disposto 2 anni di interdizione per Berlusconi, ci sarebbe solo da ridere. Purtroppo – prosegue – non è così e quindi non ci resta che rimanere al fianco del nostro leader e continuare a combattere con lui affinché questa guerra volta a eliminare dalla scena politica il capo del centrodestra, non sia vinta da questa fetta della magistratura, militante di sinistra che ha perso completamente di vista il senso e lo spazio di una giustizia giusta ed equilibrata”.

Non poteva mancare il parere di Renato Brunetta. “Niente di nuovo sotto il soffitto del Palazzo di Giustizia di Milano. Le motivazioni della Corte d’Appello, per la condanna a due anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi, sono poggiate su sentenze ingiuste e il risultato non può che essere altrettanto ingiusto” dice capogruppo del Pdl alla Camera. “Un’osservazione – prosegue – per capire la carica di pregiudizio rancoroso con cui furono irrogate le condanne per il processo Mediaset di primo e secondo grado, basti ricordare la storia di questa pena aggiuntiva. Ha dovuto essere la non certo benevola Cassazione a obbligare i giudici di Milano a ricalcolare il tempo della interdizione, che avevano arbitrariamente ed erroneamente fissato a 5 anni. Un errore grossolano, ovviamente a danno di Berlusconi, che rivela non l’ignoranza dei giudici milanesi (sei giudici tutti ignoranti?) ma la loro parzialità. Il diavolo si scorge nei particolari”. L’ex ministro chiede un ulteriore approfondimento della legge Severino: “La Corte milanese definisce l’incandidabilità una sanzione amministrativa, con la conseguenza, grazie ad una legge del 1981, della sua irretroattività. La legge Severino non è dunque applicabile irretroattivamente e la Giunta per le elezioni del Senato dovrà prenderne atto disponendo nuove e più approfondite sessioni, sino al ricorso, come noi auspichiamo da tempo, alla Corte Costituzionale. Non è più possibile proseguire in modo così frettoloso e superficiale allo stesso tempo, applicando, per la prima volta ad un parlamentare della Repubblica, una legge che di giorno in giorno sta mostrando tutte le sue contraddizioni e i suoi lati oscuri”.

“Le motivazioni della sentenza Mediaset depositate oggi dalla Corte di appello di Milano sono durissime e rilevano un reato particolarmente odioso, in quanto compiuto da un leader politico ai danni dello Stato e della stessa comunità nazionale. Gli stessi giudici della Corte di appello di Milano – afferma il deputato Pd Danilo Leva, responsabile Giustizia del partito – evidenziano ‘la particolare intensità del dolo dell’imputato nella commissione del reato contestato e perseveranza in esso’. E’ vero che  l’ordinamento riconosce all’imputato il diritto di ricorrere in Cassazione ma il Pdl si astenga da polemiche pretestuose e indegne. Stiamo parlando di un leader politico già presidente del Consiglio definito come ‘ideatore, organizzatore del sistema e fruitore dei vantaggi relativi’. Le sentenze sono conseguenza dei processi, così come è previsto in uno stato di diritto, non si riscrivono a seconda delle persone imputate o delle convenienze politiche del momento. Se una macchia esiste è quella che ha lasciato Silvio Berlusconi sulle istituzioni e sul paese e sulla sua credibilità. Un esempio – conclude Leva – non certo edificante per le nuove generazioni”.