La criminalità organizzata ha avuto il ‘merito’ di cambiare l’identità oscura del delinquente, il cui comportamento anomalo e deplorevole era circoscritto a bande ripudiate dalla mentalità civile stretta intorno a valori morali di convivenza. La legge veniva difesa in nome di un timore di Dio piuttosto forte e sentito. Con l’organizzazione della delinquenza, che ha esteso accordi sanguigni basati sull’omertà e sull’obbedienza assoluta verso una nuova mentalità alternativa, il criminale ha iniziato ad appartenere ad una razza che è diventata sempre più estesa e capace di rivendicare un diritto di esistenza non più sotterranea come i topi, ma alla luce del sole con la complicità di una contaminazione politica.

E se le mafie sono nate nel Sud d’Italia e qui hanno potuto agire con una familiarità particolare capace di sedurre la gente comune, esse sono riuscite ad estendere il loro fascino anche nel settentrione. Il criminale mafioso è visto come un garante della tranquillità passiva. Ossia, per evitare fastidi sociali comuni, tipici dei legami umani nell’ambito del lavoro, della carriera o della semplice interazione quotidiana, egli ti offre un guinzaglio. Può essere anche lungo, lunghissimo, ma sempre guinzaglio è. Esso rappresenta una libertà controllata che permette un certo movimento senza seccature. E sulla sua misura si concorda un prezzo. Si stipula un contratto che determina la lunghezza dell’ambizione. In questo modo si perde l’indipendenza. Si concorda con i criminali uno stile di vita che, pur inserendosi in posizioni sociali diverse, ha un tratto comune: il guinzaglio. Gli uomini e le donne che stabiliscono questi rapporti, ingigantiscono la portata del crimine perchè questo può contare sul loro silenzio e sul loro insabbiamento. A questo scambio partecipano o possono partecipare tutti gli operatori della vita pubblica con qualunque ruolo, mestiere e professione. La mafia può garantire anche una stima alta purchè la persona sappia sdoppiarsi bene. E a volte, anche quando il gioco salta, la mafia sa come ridurre i danni.

Questo gioco si chiama “prestanome”: in questo modo la mafia si autoprotegge e, per garantirsi il massimo della sicurezza, entra in modo tumorale nello Stato.
L’uomo al guinzaglio del criminale è molto simile ad un cane. Fedele col padrone e magari aggressivo con gli estranei. E quando il “cane” è un pezzo grosso, tanto più la sua taglia spaventa ed è in grado di intimorire seriamente.

Ed in questo contesto la giustizia viene attaccata proprio da questi “cani” ed è costretta ad arretrare o a frenare la sua attività. E’ il caso di molti giudici avvisati o minacciati oppure brutalmente ammazzati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il fascino della criminalità è quindi capace di creare una fittissima rete di collaboratori che dietro un camice, una divisa o perfino una toga, lavorano per l’illegalità. Questo è un gioco molto difficile da scoprire e quando ci si avvicina alla verità, gli “illusionisti” si inventano altre esibizioni. E la brava gente non capisce più niente e si chiede: ” ma la legge non è uguale per tutti?” Intanto qualcuno pensa ad un’amnistia o ad un indulto.

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