Le testimonianze della Guardia di finanza e della polizia municipale inchiodano Alberto Vecchi, il consigliere regionale del Popolo della libertà, accusato di avere dichiarato una falsa residenza in montagna. Il tutto per percepire 80 mila euro di rimborsi viaggio (sino a 1.464 euro al mese) tra il 2006 e il 2010, nonostante secondo l’accusa abitasse di fatto nel capoluogo: “In un anno di telefonate notturne analizzate, nemmeno una era partita da Castelluccio di Porretta terme, oltre 90 invece da Bologna”. In tribunale a Bologna è iniziato l’esame dei testimoni al processo contro il politico Pdl, accusato di truffa aggravata ai danni della Regione, e uno degli elementi chiave della pm Rossella Poggioli è proprio l’esame delle comunicazioni partite dal cellulare del politico. Franco Bosco, il maresciallo luogotenente delle fiamme gialle che ha condotto le indagini, ha snocciolato le statistiche: “Tra il 14 febbraio 2009, data dalla quale era possibile avere i tabulati Telecom e il 26 marzo 2010, data di pubblicazione di un video-denuncia da parte del Movimento 5 stelle, le tre celle telefoniche intorno a Castelluccio di Porretta si attivarono col telefono di Vecchi solo 28 volte e mai in orario notturno, tra mezzanotte e le sei del mattino. Il 26 marzo però– ha spiegato in aula Bosco, convocato come testimone dell’accusa – per la prima volta notiamo che Vecchi va da Bologna a Castelluccio”. È come se dopo il clamore il politico avesse preso ad andare più spesso su in appennino. Più in generale nei due anni tra il 2009 e il 2011 l’utenza del consigliere risulta attiva nel paesino dell’appennino in appena il 2,79% dei casi su un totale di oltre 43 mila contatti, tra telefonate ed sms.

La ricostruzione del finanziere ripercorre anche altri aspetti dell’indagine partita nel 2010 dopo la denuncia del consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Andrea Defranceschi: “Andammo a Castelluccio di fronte alla sua casa per due volte, alla ricerca di nominativi sul citofono, una qualche scritta. All’indirizzo invece corrispondeva una casa vetusta e ci sembrava impossibile che lui abitasse lì”, ha raccontato Bosco. “A quel punto feci fare un paio di sopralluoghi a Bologna, nella residenza in cui Vecchi aveva abitato con la famiglia fino al 18 luglio 2006. Andammo sempre in orario notturno e notammo che la luce era ogni volta accesa e davanti alla casa c’era sempre una macchina parcheggiata intestata al consigliere”.

A confermare che la residenza de facto di Vecchi era Bologna e non Porretta Terme ci sarebbero anche altri elementi: “Non abbiamo mai trovato contratti di locazione o elementi che riportassero una effettiva residenza del consigliere a Porretta. Al contrario – ha detto in aula il finanziere Bosco – tutte le utenze della abitazione di Bologna erano intestate ad Alberto Vecchi”. Infine la ricostruzione del teste arriva a uno degli elementi più interessanti: le date. “Vecchi diventa consigliere regionale una decina di giorni prima della richiesta di residenza a Castelluccio avvenuta il 18 luglio 2006. Subentrò infatti nell’assemblea legislativa dopo la morte di un altro consigliere avvenuta il 9 luglio 2006. Risultava essere il primo dei non eletti”.

Ma ad accorgersi della stranezza di quella residenza, già prima dello scandalo sollevato dal Movimento 5 stelle, furono i vigili urbani di Porretta Terme. Il loro comandante dell’epoca, Renato Taruffi, è stato sentito come teste dell’accusa. Taruffi alle domande della pm Poggioli non ricorda se quando andò per l’accertamento nel 2006 trovò Vecchi in persona o no: “Ma a vedere il modulo oggi – ha detto in aula Taruffi – direi che lui non c’era e che mi fidai di quanto mi dichiararono i proprietari della casa. E cioè che lui era residente lì”. Poi il vigile urbano ricorda che nel 2009 fece fare degli accertamenti perché qualcosa non tornava: “Arrivavano delle notifiche indirizzate a Vecchi, soprattutto da parte della Regione, ma i messi notificatori non lo trovavano mai”.

Il difensore di Vecchi (che non era presente in aula), l‘avvocato Guido Clausi Schettini, ha dato battaglia contestando in più punti la ricostruzione dei testi dell’accusa: “Vecchi era consigliere provinciale tra il 1999 e il 2006 e anche per quella carica ci sarebbero stati rimborsi. Eppure allora risiedeva a Bologna”, ha sostenuto durante il contro-esame del luogotenente Bosco. Poi ha chiesto al finanziere se nei sopralluoghi nella casa di montagna, l’avessero vista anche all’interno, ricevendo risposta bnegativa. Clausi Schettini infine, oltre a contestare, il modo in cui sono stati acquisiti i tabulati telefonici dopo che il floppy disk in cui erano stati riversati è diventato illeggibile, ha fatto notare come molte telefonate e sms siano partiti da altri paesi dell’appennino già nel 2009, ben prima che scoppiasse lo scandalo: “Abbiamo considerato solo le chiamate che attivano le tre celle più vicine a Castelluccio”, ha replicato il teste.Nelle prossime udienze potrebbe essere sentito lo stesso Vecchi.