Ci hanno impiegato sette mesi prima di nominarne i componenti. Ma appena deputati e senatori hanno messo piede a Palazzo San Macuto, lo stallo è tornato a regnare sovrano: Pd e Pdl non riescono a mettersi d’accordo per nominare il nuovo presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Un bel problema, dato che tra veti incrociati, nomi bruciati e candidati impallinati dagli stessi colleghi di partito, i tempi per dare il via ai lavori della nuova commissione si stanno protraendo all’infinito. E pur di non andare allo scontro aperto, che potrebbe essere micidiale per le sorti del governo Letta, democratici e pidiellini preferiscono disertare la commissione, lasciando vacante la poltrona più alta dell’antimafia parlamentare. In un primo momento il Pd aveva proposto Rosi Bindi, ma il niet del Pdl è stato categorico: i berlusconiani dell’ex ministro della Sanità non si fidano. Aver lasciato che un uomo a loro estraneo come Dario Stefàno venisse eletto alla presidenza della giunta per le elezioni è costato carissimo ai fedelissimi di B, che adesso hanno imparato la lezione: al vertice dell’antimafia deve finire un fidatissimo. Non si sa mai.

Una soluzione sembrava essere stata trovata a metà strada, con Pd e Pdl che si erano accordati per cedere la presidenza a Scelta Civica. Era tutto pronto per eleggere il capogruppo alla Camera Lorenzo Dellai, ma il banco è saltato di nuovo, questa volta a causa di un altro montiano, che ha “impallinato” il collega di Scelta Civica. “Mettano chi vogliono ma io Dellai non lo voto: per presiedere questa commissione ci vuole competenza” spiega a ilfattoquotidiano.it Andrea Vecchio, senatore catanese del movimento di Monti, che ha storto il naso proprio sulla designazione del suo collega di partito. “Io pensavo che ci potesse essere una convergenza sul mio nome, che sulle questioni di mafia ho le mie cicatrici, non mi sarei anteposto a Dellai, ma non mi hanno detto nulla, hanno presentato la candidatura senza dirmi niente” sbotta Vecchio, che ha presieduto temporaneamente Palazzo San Macuto, essendo il componente più anziano della commissione. “Non so se Pd e Pdl potranno mai accordarsi, ma da quello che posso vedere non credo che i partiti utilizzeranno questa commissione per affrontare certe delicate questioni, anzi faranno completamente l’opposto” attacca il vulcanico senatore, recentemente accostato effettivamente alla presidenza dell’antimafia, ma da deputati del Pd di area renziana.

La presidenza della commissione antimafia però non ha scatenato mal di pancia interni soltanto a Scelta Civica. Anche all’interno del Movimento Cinque Stelle c’è chi rivendica competenze specifiche per quella presidenza, guardando con diffidenza i colleghi. “Avremmo voluto fare una battaglia con il nostro candidato, ma devo dire che qui è venuto meno uno dei valori principali del nostro Movimento che è la competenza” dice Mario Michele Giarrusso, senatore etneo che milita nel Movimento di Beppe Grillo. Giarrusso non ha gradito la designazione del collega Luigi Gaetti, medico mantovano anche lui senatore M5S. “Alla presidenza dell’antimafia – spiega Giarrusso – bisogna proporre chi conosce bene il fenomeno, altrimenti si ragiona come gli altri partiti che nominano i loro appartenenti senza tenere minimamente conto della competenza. Indicando un nome che non ha nessuna competenza di antimafia, che figura ci facciamo?”.

E mentre Monti ha lasciato tra le polemiche Scelta Civica e i Cinque Stelle si sono spaccati sulle indicazioni interne al Movimento, Pd e Pdl continuano a studiarsi, bloccando in questo modo i lavori di Palazzo San Macuto. Finora la commissione non si è insediata perché a tutte le votazioni mancava il numero legale. Dalle seconda votazione, però, il presidente può essere eletto a maggioranza relativa: da quel momento i democratici, che possono contare su venti voti, potrebbero issare un proprio uomo sulla poltrona più alta di Palazzo San Macuto. Ipotesi che chiaramente farebbe esplodere l’intesa col Pdl. Tra l’altro, come insegna l’elezione del presidente della Repubblica, è particolarmente difficile trovare un nome condiviso all’interno del Pd, senza che venga immediatamente impallinato dai democratici stessi.

Un esempio è il caso di Pina Picierno, trentenne deputata campana del Pd, accostata nelle scorse ore alla presidenza della commissione. Sulla sua candidatura stavano in effetti lavorando in silenzio alcuni deputati vicini al ministro Dario Franceschini, prima che qualcuno facesse però finire il suo nome sui giornali: segnale che anche quest’opzione è già pronta per essere bruciata. “Ognuno rivendica quel posto per sé, non so quando si scioglierà questo nodo” commenta l’altro democratico Davide Faraone, vicino a Matteo Renzi. L’area renziana potrebbe proporre di lasciare la presidenza al Pdl, focalizzando le attenzioni su Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato assassinato. Per cercare di trovare un nome comune, da eleggere alla seconda votazione senza che venga impallinato prima, i democratici si riuniranno stasera. Il segretario Guglielmo Epifani vorrebbe spingere di nuovo per il primo nome fatto dal Pd: quello di Rosi Bindi, che pare tenga molto alla presidenza. Nei giorni scorsi era stata ventilata la candidatura di Beppe Lumia, già presidente della commissione nel 2000, da sempre presente a Palazzo San Macuto.

“Non scherziamo – replica Claudio Fava – Lumia è stato alleato di Raffaele Lombardo, in pratica il peggior governo siciliano di tutti i tempi. Il presidente della commissione antimafia deve avere competenza e credibilità, i partiti non possono pensare che si tratti semplicemente di una casella da riempire. Pd e Pdl non riescono ad accordarsi? Facciano un passo indietro, restituiscano quel ruolo all’opposizione, come accadeva fino a qualche legislatura fa, e diano a questo parlamento la dignità di una commissione antimafia che funzioni”. Una bocciatura senza appello arriva invece da un altro ex componente della commissione antimafia, Fabio Granata. “Quando ho visto i nomi dei componenti della commissione pensavo di essere su scherzi a parte – racconta l’ex esponente di Fli, oggi fondatore di Green Italia – questa commissione parte già delegittimata da chi ne fa parte: i presidenti di Camera e Senato dovrebbero scioglierla e chiedere ai partiti di indicare persone più credibili”. Da Pietro Grasso e Laura Boldrini però non è arrivato nessuno segnale in questo senso, e nel frattempo i giorni passano: dopo otto mesi dalle elezioni non esiste ancora una commissione parlamentare antimafia. Record negativo assoluto, fatta eccezione per la settima legislatura, quando durante il governo Andreotti la commissione non venne istituita fino al 1982: ci volle l’assassinio di Carlo Alberto Dalla Chiesa per ricordare al Parlamento l’esistenza di un fenomeno criminale chiamato mafia.

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