“Il telefono ha squillato: erano le 5.30 (del mattino) e c’era della gente che parlava con accento svedese, e sapevo che la chiamata non veniva dall’Ikea”. La battuta di Adam Riess, premio Nobel per la fisica nel 2011, sfata il mito del genio che cade dal pero, colpito dal vento della gloria planetaria e conseguenti benefici pecuniari, al momento della chiamata privata che precede di pochi minuti l’annuncio ufficiale urbi et orbi.

Per il Nobel della letteratura la mitologia si arricchisce di tutta la retorica romantica. Nell’immaginario collettivo lo scrittore insignito non di rado è un artista che vive chissà dove in una solitudine semiselvatica e apprende la notizia come un eremita protocristiano al quale comunichino che è stato nominato papa. Chessò: un poeta finlandese sordomuto che abita con un renna parlante. In realtà l’Accademia di Svezia decide la settimana prima dell’annuncio che ha luogo sempre un giovedì nel mese di ottobre alle 13.

Ma le discussioni sui candidati partono a febbraio e a settembre la rosa si è ridotta a pochissimi petali. Quindi è probabile che dai diciotto membri e dal personale dell’Accademia giunga qualche voce se non sul vincente almeno sui papabili. Anche se, come mi fa notare Enrico Tiozzo, autore per Aragno del Nobel svelato, chi parla rischia l’espulsione dall’Accademia o il licenziamento.

A seconda che si tratti di un membro o di un dipendente. Tiozzo, professor emeritus di letteratura italiana a Goteborg, ricorda il caso dello scrittore spagnolo Camilo J. Cela che nell’89 “attendeva la telefonata in casa insieme a un giornalista della televisione svedese”. E quello, ancora più emblematico, del poeta Salvatore Quasimodo: “informato qualche giorno prima, aveva avvertito i giornali”. Per far sì che si trovassero pronti e dessero il dovuto risalto alla notizia.

All’Accademia si sono irritati per la mossa mediatica del poeta di Ed è subito sera. Ma ancora di più di loro si è incavolato Ungaretti, più celebre e blasonato del rivale che ha definito “un pappagallo e un pagliaccio”, per avergli fregato l’alloro. E pure il denaro che attualmente si aggira sul milione, euro più euro meno. Chi avrà informato Quasimodo? Tiozzo ipotizza che si sia trattato del suo traduttore svedese nonché segretario permanente dell’Accademia (Ungaretti lo ha definito “il più cretino” di tutti): Anders Österling.

Il conferimento viene comunicato al diretto interessato mezz’ora prima dell’annuncio ufficiale, via telefono o telegramma. E il diretto interessato non può che fingere il dovuto stupore unito a commozione. Uno mica può rispondere: grazie, ma lo sapevo già o me l’aspettavo. Se poi, per scaramanzia o snobistico understatement, come la Munro, si limita a sentire la buona novella dalla segreteria del telefono invece che dall’Accademia questo è un altro paio di maniche.

La prassi prevedibile della comunicazione ha i suoi lati negativi: “Visto che la notizia viene data per telefono in tempistiche note è molto facile che qualche cretino si provi a fare uno scherzo”. Come quello che pare sia toccato al povero Moravia, uno dei papabili di lungo corso che se sono andati a bocca asciutta.
 

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