Associazione mafiosa, omicidi e tentati omicidi aggravati dal metodo mafioso. Questi i reati contestati alle 18 persone arrestate all’alba nel brindisino, con un’operazione congiunta di polizia e carabinieri. Le indagini, avviate nel 2012, si sono concentrate sui clan dominanti della Frangia brindisina della Sacra corona unita, operativa anche all’estero: sono stati individuati moventi, autori e mandanti di quattro delitti e sei tentati omicidi avvenuti a Brindisi e in Montenegro, tra il 1997 ed il 2010, nell’ambito delle lotte interne alla criminalità organizzata.

Il quadro fornito dalle indagini dell’operazione “Zero” ha ricostruito più di un decennio di fatti di sangue, scaturiti da conflitti all’interno della Sacra corona unita, attraverso le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di riscontri raccolti in fase istruttoria. Gli investigatori si sono avvalsi, tra l’altro, del contributo fornito dal pentito Ercole Penna. A finire in manette, anche Francesco Campana di Mesagne, ritenuto il leader del clan Buccarella-Campana, con epicentro a Brindisi e Tuturano, e il suo braccio destro Ronzino De Nitto, entrambi arrestati tra il 2011 e il 2012 dopo un periodo di latitanza. Tra gli altri clan attivi nel brindisino, compaiono la famiglia Bruno di Torre Santa Susanna e i Mesagnesi, capeggiati da Antonio Vitale, Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Daniele Vicientino. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip di Lecce su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia (Dda) ed eseguite dagli agenti della Squadra mobile di Brindisi e del Commissariato di Mesagne, e dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Brindisi.

Tra gli omicidi chiariti dagli inquirenti quello di Antonio Molfetta, ucciso nel 1998 perché ritenuto un confidente delle forze di polizia. Nicolai Lippolis, assassinato a Bar (Montenegro) tra il dicembre 1999 e il settembre del 2000, sarebbe invece stata eliminata dopo aver avviato lo spaccio di stupefacenti in proprio, contravvenendo alle regole dell’organizzazione. Colpevole di essere fratello di un collaboratore di giustizia, Antonio D’Amico fu ucciso il 9 settembre 2001. Il quarto omicidio indagato dalle forze dell’ordine è quello di Tommaso Marseglia, avvenuto a San Vito dei Normanni nel 2001, commesso per contrasti sorti sulla gestione delle attività illecite in quel centro. L’operazione “Zero” rappresenta la prosecuzione di altre tre blitz compiuti tra gli anni 2010 e 2012: si tratta delle operazioni “Calipso”, “Last minute” e “Die hard”, che avevano portato a 27 arresti e 28 fermi per associazione mafiosa e altri reati.