La giunta Fassino fa dietrofront e salva la maggioranza pubblica nell’azienda del trasporto locale. La partita della vendita di Gtt, l’azienda torinese a cui fanno capo bus, tram e metro, che ha rischiato di spaccare la maggioranza, si è risolta con un passo indietro del primo cittadino. Nelle settimane scorse si era fatta sempre più insistente l’ipotesi di cedere l’80% delle quote ai privati, a dispetto della decisione presa a giugno dal consiglio comunale che stabiliva di vendere solo il 49%, mantenendo in mano pubblica il controllo del gruppo. Un cambio di rotta che aveva mandato su tutte le furie gli alleati di Sinistra Ecologia e Libertà, e non solo loro. I due consiglieri di Sel, Michele Curto e Marco Grimaldi – che pure numericamnete non sono determinanti – sono arrivati a minacciare un referendum consultivo sulla vendita se il Comune avesse insistito sulla strada dell’80%. Ma anche da ambientalisti, consumatori e sindacati il no è stato unanime, tanto che questi ultimi hanno indetto uno sciopero di 4 ore, annunciando un autunno caldo per i trasporti locali.

“Se l’anno scorso potevamo ancora capire la scelta del Comune di vendere per rientrare nel Patto di Stabilità, ora non ha più nessun senso; siamo contrari alla vendita di qualunque quota di Gtt”, afferma Antonio Mollica, rappresentante della Uil Trasporti. Tra i sindacati serpeggiava il timore di finire come Genova o Firenze, con la spada di Damocle sulla testa dei lavoratori per contenere i costi. Dopo lo sciopero di lunedì – ma anche dopo le interviste del Tgr ai cittadini in maggioranza contrari alla vendita – è arrivata la retromarcia della giunta Fassino, con la decisione di “attenersi alle deliberazioni assunte dal consiglio comunale nel mese di giugno, che prevedono la dismissione del ramo parcheggi e del 49% del trasporto pubblico locale”, oltre allo scorporo di alcuni asset. La gara sui parcheggi sarà la prima a partire, già a fine mese, e dovrebbe portare nelle casse esangui di Palazzo civico sui 40 milioni di euro, più una quindicina di canone annuo, mentre per il ramo trasporto si ritenterà a fine anno, dopo la gara già avviata l’anno scorso per la cessione del 49%. Allora il Comune aveva deciso di rifiutare perché troppo bassa l’offerta di 70 milioni arrivata da Trenitalia.

Un’ipotesi caldeggiata da Sel e dai sindacati è la creazione di una “grande azienda pubblica del trasporto, con un partner industriale pubblico e l’aiuto del governo centrale”, dice il consigliere Marco Grimaldi, “per valorizzare l’immenso investimento fatto su linea metropolitana e passante ferroviario, che integri trasporto su gomma, su ferro e metro, sul modello di Parigi e Berlino”. Un possibile asse Torino-Milano, che riecheggia il progetto recentemente rilanciato da Maroni di creare un sistema del trasporto locale del Nord.

di Silvia Caprioglio e Paolo Hutter