Un’organizzazione criminale verticistica con il leader, Nikolaos Mikalioliakos, nei panni di un vero Fuhrer e il deputato Xristos Pappas, latitante fino a ieri, a fargli da secondo sul campo: è la tesi dei pm che hanno indagato in questi mesi su Alba dorata e che da domani inizieranno gli interrogatori degli arrestati nell’Accademia Militare ateniese di Evripidion (sei deputati e dodici tra attivisti, dirigenti e agenti della polizia accusati di complicità). Il deputato che mancava all’appello, Pappas, è stato ammanettato nella serata di ieri: nella sua abitazione di Ioannina, nella regione dell’Epiro, sono state trovate svastiche, ritratti di Hitler, manganelli e armi.

Emergono i dettagli su operazioni di reclutamento e modalità di azione: nata nel 1989 come un piccolo gruppo ristretto di formazione ideologica nazista, Alba dorata si è poi trasformata in una formazione politica. Da quel momento, secondo la ricostruzione dei pm, l’azione è stata separata dalla politica ma con l’organizzazione globale in mano alla stessa regia. Il riferimento è allo statuto che prevede espressamente la separazione delle due attività in un team di leadership congiunta e l’autorità del capo facente riferimento alla dottrina Fuhrerprinzip (che significa autorità del capo). Il comando per deliberare o approvare azioni anche minori era sacro e non negoziabile. Il gruppo era quindi operativo sul territorio nazionale sin dal 1989: la domanda che si pongono alcuni commentatori è come mai ci siano voluti quindici anni anni per scoprirli. 

Intanto le fibrillazioni si spostano sul fronte politico con il premier Samaras impegnato in queste ore in visita ufficiale negli Stati Uniti. Complice la situazione di emergenza in Italia, i mercati e la troika non vedrebbero di buon occhio le elezioni anticipate in Grecia (sarebbero le terze in un anno e mezzo), ma la cancellazione di fatto di un intero gruppo parlamentare dai banchi della Camera non può essere bypassata senza il ricorso alle urne. “Non possiamo sapere come reagire, perché non ci sono precedenti”, fanno sapere fonti governative. Le elezioni sarebbero viste come una iattura da Merkel & Co, ma anche se il premier intende escluderle ci sono profili costituzionali che invece in questo caso le contemplerebbero.

Due scenari al momento sul tavolo del governo. Il primo, meno probabile, prevede un decreto presidenziale, che consentirà di chiarire che non c’è appello al voto quando le ragioni sono evidenti e allontanano l’interesse nazionale. Il secondo, di più facile attuazione, la possibilità offerta dalla Costituzione che il Parlamento funzioni con un numero minore di membri rispetto agli attuali trecento. Alcuni costituzionalisti sostengono che secondo la Carta il Parlamento greco può funzionare con un numero di deputati che va dai 200 ai 300: pertanto la Camera potrebbe approvare una legge che le consenta di lavorare senza il vuoto lasciato dai deputati di Alba dorata. Naturalmente si tratta di opzioni al momento solo sulla carta e al vaglio di tecnici ed esperti radunati in questi giorni in conclave permanente, ma sarebbe una strada senza dubbio gradita solo alle due forze che compongono la grande coalizione, conservatori di Nea Dimokratia e socialisti del paso.

La federazione del sinistre del Syriza di Alexis Tsipras contrarie al memorandum, secondo partito in Parlamento e dato dai sondaggi in testa con un punto e mezzo di vantaggio sulla ND di Samaras, ha già manifestato la propria contrarietà perché, parafrasando le parole di Tsipras, “la democrazia trionfa solo nelle urne”. Un nuovo scontro politico sembra essere solo all’inizio.

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