Se andiamo alle radici dell’attuale situazione di catastrofico dissesto e penosa decadenza che sta vivendo il nostro Paese, troviamo due fenomeni che sono nati entrambi all’inizio degli anni Novanta. A circa un ventennio di distanza le malepiante sono cresciute e hanno infestato il sistema politico, economico e sociale italiano, alimentandosi a vicenda. Oggi ne vengono però al pettine i nodi, in modo così evidente che solo i cretini e le persone in malafede non possono rendersi conto della necessità di estirparle entrambe. 

Il primo dei due fenomeni è il berlusconismo. Nato come una metastasi nella crisi del regime partitocratico precedente, la cui crisi esplose con Tangentopoli, il berlusconismo ha significato soprattutto la resa dell’italiano medio al mito dell’imprenditore spregiudicato e capace, una nuova reincarnazione del deprecabile e nocivo individualismo italico. Sappiamo bene che si è trattato di un mito e che Berlusconi non si è “fatto da sé” ma  ha avuto vari sponsor, non tutti noti.
Basti citare, sul piano politico, Bettino Craxi, che del sistema di Tangentopoli è stato uno degli artefici e beneficiari principali, oltre che uno dei pochi politici ad aver pagato di persona (è  interessante rilevare a tale proposito come all’epoca il settore del PCI più vicino a Craxi fosse guidato proprio da quel Napolitano che oggi ritroviamo, nelle vesti di Presidente della Repubblica, fortemente intento a promuovere le larghe intese con il partito di Berlusconi). O fare riferimento al ruolo di Dell’Utri ed altri per quanto riguarda gli essenziali collegamenti di Berlusconi con settori finanziari non proprio trasparenti, come evidenziato da numerose inchieste sia giornalistiche che giudiziarie

Il secondo dei due fenomeni è il neoliberismo, che contraddistingue peraltro, in termini generali, un indirizzo di, se così vogliamo chiamarlo, pensiero, che sostiene la necessità di eliminare o quantomeno fortemente ridimensionare l’intervento statale in economia, lasciandone il governo alle forze spontanee del mercato. Già da questa sommaria definizione emergono le forti assonanze con il berlusconismo. Sul piano storico e specificamente italiano, peraltro, l’operazione concreta che, al di là delle vacue chiacchiere di questo o quell’epigono nostrano di von Hayek, ha sancito l’inizio del neoliberismo nostrano, è stata la gigantesca e fallimentare operazione di svendita del patrimonio pubblico, le cosiddette privatizzazioni che risalgono per l’appunto all’inizio degli anni Novanta, in perfetta coincidenza, cronologica e non solo, con l’inizio della resistibile ascesa di Caimano Bunga Bunga.

Oggi i nodi vengono al pettine, a vent’anni di distanza. Il berlusconismo morente, che ha tuttavia infettato la gran parte del sistema politico, come dimostrano taluni casi di cronaca giudiziaria recente, lancia l’ultimo attacco, di natura chiaramente eversiva, alla Costituzione italiana e all’ordinamento democratico. Fallito a quanto pare fortunatamente, ma solo per il momento,  il tentativo di porre mano all’art. 138 della Costituzione per dar vita a un sistema di carattere autoritario e presidenzialista, le dimissioni in massa degli eletti del Pdl dovrebbero costituire un estremo ricatto alle istituzioni per salvare il capo della banda ed accompagnarsi a un’iniziativa di forte stampo populista e reazionario in vista delle probabili elezioni.

Vengono al pettine, contemporaneamente, anche i nodi del neoliberismo e delle privatizzazioni. Basti citare i casi Alitalia, Telecom, ILVA ma ce ne sarebbero anche molti altri, a chiara testimonianza delle scelte scellerate compiute a partire da vent’anni fa. L’economia, abbandonata a se stessa, è in coma, mentre il primo ministro, si chiami esso Monti o Letta o, un domani, forse Renzi, ha assunto la patetica figura dell’elemosiniere che va in giro per il mondo con il cappello in mano alla ricerca di capitali che non verranno mai, per vari motivi, investiti in Italia. O, se lo saranno, innescheranno nuove polemiche, a volte pretestuose, sulla svendita degli asset strategici allo straniero.

E’ venuto il momento di estirpare entrambe le malepiante citate, se vogliamo dare un futuro al nostro Paese. Nel nome della Costituzione repubblicana che difenderemo in piazza il 12 ottobre e in altre occasioni.