Le dimissioni di massa dei parlamentari della PdL sono solo l’ultimo dei grandi bluff degli onorevoli soldatini del Cavaliere. Non si tratta di un’opinione, una previsione o una valutazione personale ma di un fatto che è diretta conseguenza dell’applicazione della Costituzione, delle leggi e dei regolamenti parlamentari.

Siamo davanti ad un gesto politico-mediatico ipocrita e istituzionalmente inaccettabile che rappresenta semplicemente una presa in giro di milioni di cittadini italiani.

Cominciamo dalle regole e traiamo le conclusioni sulla vicenda.

La  Costituzione stabilisce che il mandato parlamentare si esercita senza alcun vincolo di mandato e, dunque, le “dimissioni di massa”, giuridicamente non sono altro che una somma di dimissioni individuali dovute ad una scelta personale del singolo Parlamentare che le rassegna comunicandole al Presidente della Camera di appartenenza e non al proprio Capo Gruppo.

Tanto basta per dire che sin qui nessuno degli onorevoli soldatini del Cavaliere si è dimesso. Al più i 186 uomini del Popolo della libertà hanno comunicato – diciamo per cortesia – ai loro Capi Gruppo l’intenzione di dimettersi. La prima balla raccontata agli italiani dai Parlamentari berlusconiani e da una certa stampa di regime è che qualcuno si sarebbe già dimesso.

In questo momento tutti e 186 gli uomini di Arcore sono Parlamentari della Repubblica, regolarmente stipendiati che non hanno neppure avviato la procedura per lasciare le proprie poltrone di Montecitorio e Palazzo Madama.

Un’immagine ben diversa rispetto a quella di chi prende carta e penna e scrive una lettera di dimissioni irrevocabili sebbene ponendosi poi nell’attesa che qualcuno ne prenda atto. Ma c’è di più.

I regolamenti parlamentari, infatti, prevedono che a seguito delle dimissioni di un parlamentare – unica ipotesi contemplata giacché le dimissioni di massa non sono neppure prese in considerazione dalle regole – comunicate alla Presidenza, la Camera di appartenenza debba votare, peraltro a scrutinio segreto e caso per caso, e valutare se accoglierle o meno.

E’ una procedura che potrebbe richiedere mesi – certamente destinata a superare la data fatidica della metà di ottobre nella quale Berlusconi potrebbe essere dichiarato decaduto dalla carica di Senatore – e che, peraltro, è stata modificate, nel tempo, da una prassi parlamentare che vuole che le dimissioni, almeno “al primo giro”, vengano respinte.

Non solo, dunque, nessun parlamentare del Popolo della libertà, sin qui, si è dimesso ma anche se – cosa che appare a dir poco improbabile – nei prossimi giorni dovesse rappresentare formalmente la volontà di dimettersi, rimarrebbe poi padrone di scegliere se revocare o meno le sue dimissioni per mesi e, dunque, sino all’indomani dell’eventuale decadenza del Cavaliere.

Senza contare, infine, che anche qualora i 186 Parlamentari pseudo-dimissionari rassegnassero sul serio le loro dimissioni e le Camere di appartenenza le accogliessero in massa, l’unica conseguenza che si produrrebbe secondo la legge elettorale sarebbe quella di spalancare le porte del Parlamento a 186 aspiranti Parlamentari, sempre del Popolo della Libertà, che nelle liste elettorali seguivano “a ruota” gli eletti.

A guardarla in questa prospettiva l’iniziativa degli uomini del Cavaliere appare decisamente meno eroica di quanto loro stessi ed i media amici non abbiano raccontato.

I fatti sono questi e non si tratta di essere di destra o di sinistra, berlusconiani o anti-berlusconiani. Ciascuno valuti quanto sta accadendo come ritiene ma, per favore, non diciamo che qualcuno si è dimesso.