Matriarchè. Il principio materno per una società egualitaria e solidale è un progetto editoriale di Exorma edizioni (un libro ed un video) curato da Francesca Colombini e Monica Di Bernardo. Sarà presentato al Salone dell’editoria sociale  a Roma che si svolgerà  dal 31 ottobre al 3 novembre.  Il libro offre una visione alternativa del mondo rispetto alla visione della cultura patriarcale con le testimonianze di  ricercatrici e ricercatori, di studiose e studiosi  e di ambientaliste-i, filosofe-i. I lettori e le lettrici interessati potranno partecipare alla pubblicazione del libro con il crowfunding e anche questa è una  alternativa nel sistema dell’editoria fortemente colonizzato dalle scelte delle grandi case editrici.

In un mondo sovraffollato, in profonda crisi economica, attraversato da continue guerre per l’appropriazione delle risorse energetiche, viviamo con lo sfruttamento sconsiderato della Terra  e conviviamo o moriamo con i disastri ambientali e l’inquinamento. La nostra cultura fondata sul patriarcato sembra non essere più in grado di dare risposte alle richieste di cambiamento e di rinnovamento.

E’ possibile ripensare i nostri sistemi di vita e fondare le società umane sul rispetto della natura, dell’ambiente, la non violenza, l’equilibrio nei rapporti tra donne e uomini? Alle economie capitalistiche è possibile sostituire economie di sussistenza, e alla legge del mercato per la circolazione dei beni, l’alternativa del dono?

Il focus del libro è  l’individuazione dello stretto rapporto che intreccia lo sviluppo sostenibile e l’autosussistenza, di cui sentiamo parlare molto oggi, con i valori legati alla matrilinearità e alla matrifocalità. Quella di Vandana Shiva è la prima delle testimonianze di Matriarchè per ripensare (o riscoprire) il significato della femminilità, e mettere in luce i  limiti del modello patriarcale e della sua economia capitalistica  fino a riconsiderare le relazioni tra i generi femminile e maschile.

Il matriarcato, nei miti è sempre stato trasfigurato e raccontato come simile al patriarcato o come un mondo terrificante di totalitarismo al femminile. Non è così. Matriarchè riprende la definizione di matriarcato che ha dato la filosofa tedesca Heide Gottner-Abendroth: matri/archè, ovvero origine dalla madre. Riconsiderare l’origine dalla madre significa abbandonare lo schema che individua il materno solo con la relazione madre-figlio e farlo divenire una capacità pan-umana.  

Ed è con questo significato che si deve guardare alle società matriarcali. Ancora oggi nel mondo seppur poco conosciute, esistono un centinaio di società pacifiche improntate sul modello matriarcale o matrifocale dove esiste un equilibrio nel rapporto tra uomini e donne e non esiste la violenza di genere. In Africa, Oceania, America e Asia, le comunità dei Mosuo, dei Lahu, i Nair del Kerala sono alcune delle comunità che stanno resistendo anche alla moderna globalizzazione; sono popolazioni spesso emarginate, fondate su una cultura ancora molto più antica di quella patriarcale.

Vivono le relazioni tra donne e uomini, il rapporto con la terra e le risorse, con paradigmi completamente diversi da quelli dello sfruttamento, del dominio e della subordinazione, della guerra e della violenza. Da queste comunità pacifiche è possibile imparare un modello di vita alternativo disponendoci al cambiamento.

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