Sappiamo come finirà l’ennesima sceneggiata dei forzisti costretti di ora in ora ad indossare le diverse maschere che il capo prepara per loro.

Al mattino si parte con le candide vesti delle colombe, all’ora di pranzo si annunciano le dimissioni, per la merendina pomeridiana si opta per una pausa di riflessione, per l’ora di cena si gusta un videomessaggio, anche in replica, infine prima di andare a dormire si torna a fumare la pipa della pace.

Dietro queste contorsioni si staglia l’unico dio, con la minuscola, davvero adorato da B.: il suo conflitto di interessi e la sua roba. Tutto il resto, a partire dallo Stato, viene dopo, ma molto dopo.

Ora siamo arrivati allo sconcio delle lettere di dimissioni consegnate nelle mani di chi è già stato condannato un via definitiva.

Questo ultimo sfregio arriva dopo le marce contro i tribunali, i videomessaggi, le condanne, gli insulti rivolti contro i giudici e contro quel principio di uguaglianza sul quale si fonda la lettera e lo spirito della Costituzione.

Cosa altro deve ancora accadere per porre fine a questo governo e a questa esperienza politica?
Qualcuno pensa ancora che si possa anche solo sfiorare la Costituzione con questi manipoli di assaltatori in circolazione e addirittura dentro il governo?

Questo è il momento per staccare la spina e per dar vita ad un esecutivo che porti all’approvazione, prima del voto anticipato, almeno di una nuova legge elettorale e ad una regolamentazione del conflitto di interessi.
Non è questo il momento per anteporre interessi di parte, partito o movimento all’interesse generale e alla gravissima emergenza democratica in atto.

Chi ha manifestato fastidio e irritazione per la grande manifestazione “Per la integrale attuazione della Costituzione” farebbe meglio a ripensarci e a segnarsi la data del 12 ottobre sulla agenda.
Mai come in questo momento sarebbe necessario ritrovarsi insieme, magari con la Costituzione tra le mani e sotto una immensa bandiera tricolore.

Articolo 21 ci sarà.

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