Non c’è solo il comandante Francesco Schettino nella vicenda giudiziaria per il naufragio della Costa Concordia, altri 5 imputati hanno chiuso il loro procedimento con il patteggiamento lo scorso luglio. Una pena concordata tra le parti che ha suscitato la reazione del gruppo di avvocati riuniti nel team ‘Giustizia per la Concordia’. I legali Francesco Di Ciollo e Annamaria Romeo, lo scorso agosto, hanno chiesto al procuratore generale di Firenze Tindari Baglione di impugnare il patteggiamento di fronte alla Corte di Cassazione. Una richiesta che è stata accolta. La procura generale di Firenze ha impugnato i 5 patteggiamenti in merito al riconoscimento, giudicato opinabile, delle attenuanti generiche.

I legali avevano così concluso la loro richiesta di impugnazione parlando di sentenza: “palesemente viziata sotto il profilo della erronea qualificazione giuridica del fatto oltre che sotto il profilo della motivazione carente e contraddittoria sulla base dei plurimi aspetti come sopra esposti”. Il gup aveva confermato i patteggiamenti per gli imputati con pene inferiori ai 3 anni. Ciro AmbrosioSilvia Coronica, Jacob Rusli Bin, Roberto Ferraini e Manrico Giampedroni erano accusati di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. Gli ufficiali Ambrosio, vice di Schettino in plancia, e Coronica e il timoniere indonesiano Rusli Bin, anche di naufragio colposo. Ora arriva l’impugnazione del patteggiamento che, secondo gli avvocati di parte civile, rende giustizia di quanto accaduto. “Quelle inflitte – spiega il legale Di Ciollo – erano pene bassissime che praticamente non sono soggette ad alcun tipo di effettiva esecuzione, e che, oltretutto prive di alcun obbligo di risarcimento danni in favore delle vittime. Ora chiediamo che la Cassazione accolga l’impugnazione e sia fatta finalmente giustizia per la morte di 32 persone in uno dei naufragi più eclatanti della storia moderna”. 

Il procuratore di Grosseto Francesco Verusio dopo aver appreso del ricorso in Cassazione che la procura generale di Firenze presenterà sui 5 patteggiamenti decisi dal tribunale di Grosseto per altrettanti indagati del disastro della Costa Concordia, ha dichiarato: “Apprendo ora di questa iniziativa della Procura generale, essa fa parte della fisiologia del sistema giudiziario, siamo comunque fiduciosi che sarà dimostrata la correttezza del nostro operato”.