Con la naturalezza con cui si cambia cravatta, o foulard, la destra rimasta fedele a Berlusconi ritorna a Forza Italia e allo “spirito del ‘94”, cioè a due cose con cui non c’entra niente. Se volesse davvero compiere questo impossibile salto nel passato, oggi probabilmente si ritroverebbe insieme con i grillini e con il Fatto a chiedere le dimissioni immediate del Cavaliere: a destra, “spirito del ‘94” significa Mani Pulite, orgoglio della diversità, magliette con su scritto “Arrendetevi, siete circondati”, guerra alla corruzione della politica.

Se davvero recuperassero “lo spirito del ‘94” i Gasparri e i Matteoli, i La Russa e gli Alemanno, oggi difenderebbero come un sol uomo la Cassazione e la Boccassini, in nome della legge uguale per tutti e della polemica anti-casta, così come all’epoca difesero il pool di Milano e appoggiarono l’abolizione del-l’immunità parlamentare. C’era ancora il Msi, nel ‘94, un partito che faceva i manifesti per esaltare i carabinieri e con gli evasori fiscali non aveva niente a che fare: “Un ladro va messo in galera. Se il ladro è uno dei nostri deve avere l’ergastolo”, diceva Almirante.

Nello “spirito del ‘94”, Daniela Santanchè, l’unica ex-An ammessa alla foto inaugurale del nuovo mausoleo di Forza Italia, che fu pure candidata premier delle liste di Storace, starebbe come Storace all’epoca del Raphael: davanti alla sede di San Lorenzo in Lucina a tirare monetine, non dentro a tagliar nastri. Nello “spirito del ‘94”, Alessandra Mussolini, che in quell’anno fatidico era candidato sindaco del Msi a Napoli contro Antonio Bassolino, sarebbe su un palco a tuonare contro i Gava, i Pomicino, i De Donato, i De Lorenzo, cioè contro le pratiche politiche opache oggi rappresentate dagli stessi con cui si è fatta orgogliosamente riprendere avvolta nella bandiera forzista. Non parliamo degli altri, che sono meno noti. “Nello spirito del ‘94” è più facili immaginarli tra i contestatori del Popolo Viola che al seguito di Bondi, Verdini e Capezzone

Il paradosso della destra aiuta a capire fino a che punto la rifondazione forzista sia una bufala semantica accettata in nome della pura sopravvivenza da tutti, pure dagli ex FI, non senza imbarazzi perché è chiaro a tutti che si tratta di una stupidaggine. Persino il quotidiano di famiglia, Il Giornale, dopo un giorno si è già dimenticato la notizia e preferisce attaccare Fiorello per la lesa maestà dell’imitazione di Silvio piuttosto che raccontare il nuovo partito.

Non si è rifondato niente, non si è tornati da nessuna parte, tanto meno al mitico anticomunismo di vent’anni fa, vero nocciolo duro del discorso della discesa in campo: con la sinistra erede del Pds si divide il potere senza troppi patemi d’animo. E semmai, se c’è un nemico da battere e da seppellire per sempre, è proprio “lo spirito del ‘94”, quello che portò al Quirinale un presidente odiato dal centrodestra come Oscar Luigi Scalfaro, sull’onda dei grandi delitti di mafia e di un moto dell’animo popolare che chiedeva giustizia, verità, discontinuità con le vecchie pratiche. Altro che spirito del ‘94. Lo spirito del 2013 e Giorgio Napolitano vanno benissimo a tutti, e l’importante per tutti è che durino più a lungo possibile.

Il Fatto Quotidiano, 22 settembre 2013