“Se non se la sente lasci”. La minaccia di dimissioni da parte del ministro dell’economia Saccomanni costringe ad una prova di forza con gli alleati al governo del Popolo della libertà. “Non fa paura a nessuno”, commenta Maurizio Gasparri. Il capo dell’esecutivo Enrico Letta cerca di smorzare i toni e assicura che esistono soluzioni. Ma il leit motiv è sempre quello: “Basta aut aut al governo”. Così fonti vicine a Palazzo Chigi riportano le reazioni del presidente del consiglio. Il titolare del dicastero all’economia ha chiesto di rispettare gli impegni economici, una minaccia che ha scatenato numerose reazioni e costretto Enrico Letta e il suo esecutivo ad una nuova prova di compattezza.

Intanto il capogruppo Pdl Renato Brunetta prova a dare la “interpretazione autentica” delle peraole del ministro. Il titolo del Corriere sulle possibili dimissioni “penso sia sbagliato”, afferma a “In Mezz’ora”, perché “Saccomanni non ha detto che è impossibile coprire il non aumento dell’Iva per il 2013, ma semplicemente che dal 2014 l’Iva sarà riformata come pure l’Imu”. Brunetta ha quindi criticato quella che ha definito “intervista minestrone, dove non si sa dove sta la domanda e la risposta, e che quindi resta un po’  ambigua”.

Saccomanni fa fatica”, ha commentato il vice presidente del Senato pdl Maurizio Gasparri, “a gestire una situazione economica complessa che richiede ben altro spirito di iniziativa e maggiore capacità di visione. Penso da tempo che altre scelte per il ministero sarebbero migliori. A partire da una diretta responsabilità di Letta in materia economica. Le minacce di Saccomanni non fanno paura a nessuno. Abbiamo indicato coperture per oltre dieci miliardi di euro, che coprono largamente la cancellazione dell’Imu sulla prima casa e il blocco dell’Iva. Forse perfino il ministro sa che se l’Iva aumentasse le entrate dello Stato diminuirebbero. Insomma se non se la sente lasci. E le prevedibili liturgiche dichiarazioni di sostegno che arrivano scontate non lo illudano. Un cambio all’Economia -conclude- è auspicato da tutti, a destra e a sinistra. Ne ho personale riscontro da mesi. E allora meno Imu, stop all’Iva e meno Saccomanni. Non è una ricetta risolutiva, ma attenua i mali “.

Roberto Maroni, segretario della Lega Nord, chiede le elezioni per superare lo stallo: “Questo governo è tenuto insieme con il vinavil e mi auguro quindi che cada e si vada a nuove elezioni presto. E’ quanto sostiene il segretario federale della Lega nord, a margine dei lavori dell’assemblea federale del Carroccio in corso a Venezia. “Saccomanni dice che l’Iva va aumentata, Brunetta dice che se l’Iva viene aumentata il governo cade. Ogni giorno se ne sente una nuova -ha sottolineato Maroni- e quello che mi preoccupa di più è questa situazione di stallo politico che è un danno per me come governatore della Regione Lombardia”. 

Piena solidarietà arriva invece da Linda Lanzillotta, vice presidente del Senato ed esponente di Scelta Civica: “Il ministro”, dice, “è sottoposto a inaudite pressioni da parte di Pd e Pdl e costretto ad adottare decisioni sbagliate sul piano economico e devastanti per l’equilibrio dei conti pubblici. Il ministro Saccomanni è in Italia e in Europa la garanzia della serietà e della coerenza dell’azione del governo senza di lui il governo non esiste piu”. Per questo Scelta civica ripropone la necessità di un patto di coalizione che ribadisca la volontà di rispettare i vincoli europei e detti una stringente agenda di riforme” conclude Lanzillotta. Così Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il parlamento, parla di questioni concrete messe in discussione dal titolare all’economia: “Saccomanni pone problemi reali di credibilità e di rispetto degli impegni presi in sede europea, che supereremo semplicemente seguendo le linee della nota di aggiornamento al Def che lui ci ha proposto e che abbiamo unanimemente approvato”.

“Le sue parole aumentano l‘incertezza“, ha commentato Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Finanze della Camera, “No scuse, no alibi. Ci sono risorse sia per fermare aumento Iva sia per confermare abolizione Imu su prima casa. E le dimissioni si danno o non si danno, più che annunciarle. Trovo francamente sconcertante e contraddittorio – sottolinea – il fatto che, nei giorni pari, si deplori l’incertezza, e nei giorni dispari la si alimenti con minacce di dimissioni. Ci sono le risorse sia per fermare l’aumento dell’Iva sia per confermare la cancellazione dell’Imu sulla prima casa, come abbiamo largamente mostrato e dimostrato. Quindi, non ci sono scuse né alibi: gli impegni assunti davanti ai cittadini possono e debbono essere mantenuti”, conclude.

Il Popolo della libertà chiede che si facciano scelte più coraggiose in ambito economico. Così Renato Schifani, capogruppo pdl al Senato: “Ci aspettiamo dal governo Letta maggior coraggio sulla politica economica in occasione della prossima legge di stabilità. Le ipotetiche elezioni a febbraio, che porterebbero il ministro Saccomanni alle sue prospettate dimissioni, possono e devono essere responsabilmente evitate attraverso una serie di scelte coraggiose che, nell’impedire l’aumento dell’Iva e nel confermare l’abolizione dell’Imu, misure destinate a frenare la crisi dei consumi e la sfiducia dei cittadini, intervengano sulla riduzione della spesa pubblica attraverso coraggiose riforme di carattere strutturale nei comparti improduttivi non destinati a determinare processi di crescita”.

Il ministro “crea un bel problema”, ha scritto in una nota il deputato Pdl Fabrizio Cicchitto, “se pretende di diventare da ministro tecnico dell’Economia il vero presidente del Consiglio, surrogando Enrico Letta, mettendo in mora Alfano e poi dichiarando una sorta di sciopero politico”.  Secondo il deputato, Saccomanni non vuole cercare fondi se poi a febbraio si torna alle urne: “Comunque, come ministro dell’Economia e non come pretendente all’esercizio di fatto della presidenza del consiglio, egli ha il dovere di trovare questo miliardo e mezzo compito che per parte sua il Pdl sta cercando di facilitargli in tutti i modi dando il suo contributo positivo come dimostrano le sette proposte di copertura avanzate dal capogruppo Brunetta in questi giorni”. Secondo Cicchitto, il ministro avrebbe dovuto “impostare sul piano strategico una spending review strutturale, l’impostazione dell’abbattimento del debito e anche i conti che vanno fatti su un piano diverso dal consueto con gli enti locali e regionali per ciò che riguarda la superfetazione parassitaria costituita dalle migliaia di aziende che in quell’ambito sono nate e purtroppo enormemente cresciute”.