Il sogno dell’Italia agli Europei di basket si è trasformato in un incubo: da squadra rivelazione all’ennesima, bruciante eliminazione. Il passo è stato brevissimo. E la beffa è doppia: non soltanto gli azzurri restano lontani dal podio per la quinta edizione di fila (l’ultima medaglia è il bronzo di Stoccolma 2003), ma non parteciperanno neppure ai prossimi Mondiali di Spagna del 2014. La rassegna continentale qualificava 7 squadre: l’Italia chiude ottava, prima delle escluse.

Eppure ad un certo punto del torneo l’obiettivo sembrava davvero alla portata. Alla vigilia l’Italia si era presentata con tanti infortuni e la prospettiva di un’eliminazione immediata. Ma l’inizio, con 5 vittorie su 5 e il primo posto nel girone, aveva illuso tutti. Poi qualcosa si è rotto. Difficile dire quando: l’involuzione è stata lenta e progressiva. Ma la squadra che ha perso l’ultima, decisiva partita con l’Ucraina non era neppure lontana parente di quella ammirata nella prima fase.

Nelle ultime tre gare il declino non ha trovato soluzione. Contro la Lituania l’Italia ha dato tutto e ceduto il passo solo nel finale ad una nazionale oggettivamente più completa. Contro la Serbia non aveva quasi più nulla da dare, come dimostra l’inizio disastroso da cui è stato impossibile recuperare. La vera sconfitta è stata quella proprio contro l’Ucraina: una partita in cui bisognava far rispettare il pronostico di favoriti, da vincere ad ogni costo e invece buttata via nell’ultimo quarto.

L’Italia è arrivata ai match decisivi in continuo affanno, senza idee in attacco e inerme in difesa. Alcuni limiti erano noti: su tutti la mancanza atavica di un lungo forte, in grado di garantire rimbalzi in difesa e punti in attacco. Ma nella prima fase la nazionale aveva costruito le sue fortune sulla capacità di penetrazione dei suoi esterni, in modo da segnare punti facili e costruire tiri aperti sul perimetro. Ha finito attanagliata dalla paura di avvicinarsi al canestro.

Merito degli avversari, in grado di trovare accorgimenti tattici per limitare il gioco degli azzurri. Colpa soprattutto della stanchezza, fisica e mentale. Non si può giocare un torneo con una formula stressante come quella attuale degli Europei con tre soli giocatori (Belinelli, Datome, Gentile) in grado di creare gioco; e senza praticamente cambi in ruoli chiave come quelli del playmaker e del centro (Cinciarini e Cusin, pur non essendo fenomeni, si sono rivelati insostituibili). Qui si torna al problema di partenza: le tante assenze. Ci fossero stati Gallinari, Bargnani e Hackett la nazionale sarebbe stata un’altra squadra, con più profondità, maggior peso fisico e tante soluzioni. Purtroppo però fra un anno ai Mondiali non ci saranno loro come non ci sarà l’Italia.

Salvo miracoli. C’è ancora infatti la flebile speranza di una wild card: la Fiba deve assegnarne 4 per non meglio precisati “criteri meritocratici”. In qualità di prima esclusa dell’Europeo l’Italia può ambirvi. Ma pesa tanto, forse troppo, il nulla a livello di risultati internazionali dell’ultimo decennio. Due posti dovrebbero andare a Brasile e Cina, nel nostro continente i vicecampioni del mondo uscenti della Turchia, Grecia e Russia sembrano candidate più autorevoli. Meglio non farsi troppe illusioni.

Non è una consolazione il fatto di aver perso nei quarti contro la Lituania che potrebbe laurearsi campione d’Europa (è in finale contro la Francia). E neppure di aver rivisto una squadra in grado a tratti di entusiasmare anche chi non segue per abitudine la pallacanestro, fenomeno che non accadeva dalle Olimpiadi di Atene 2004 (quando gli azzurri furono secondi). I cicli si costruiscono un passo per volta. Ma il prossimo passo era, appunto, la partecipazione ai Mondiali 2014, e l’Italia l’ha mancato. Si riparte da un gruppo ritrovato, ma pur sempre da una sconfitta e dalle inevitabili polemiche del giorno dopo. Per questo gli Europei 2013 – nonostante sogni e progressi – resteranno solo un fallimento. O quantomeno un’enorme occasione persa.