Mai come adesso una nave da rottamare ha fatto tanta gola in Italia. Settantacinquemila tonnellate di acciaio, cinquemila di motori, duemila di alternatori, mille di lana di roccia, cinquecento di solventi e seimila di arredamenti: sono i numeri della Concordia, la nave di Costa Crociere naufragata all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. Dopo l’operazione di raddrizzamento del relitto adesso è il momento di decidere: dove sarà rottamata la Concordia? Ed è lì che si è scatenata una corsa alla rottamazione: a contendersi la nave ci sono i porti di Palermo, Genova, Piombino e Civitavecchia. Un affare che si aggirerebbe sui 600 milioni di euro ed è per questo che le città interessate stanno premendo sul pedale dell’acceleratore.

In Sicilia il caso è approdato fino ai banchi di Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, dove il Movimento Cinque Stelle ha presentato una mozione. Il titolo dell’atto parlamentare è netto: “Mozione per impegnare il governo regionale a mettere in pratica tutte le iniziative possibili per dirottare i lavori a Palermo, una delle poche strutture del Mediterraneo in grado di portarli a compimento”. I deputati dei 5 Stelle vogliono insomma che il governatore Rosario Crocetta si interessi in prima persona della questione, per ottenere l’arrivo della Concordia a Palermo. Più o meno come sta facendo il presidente della Toscana Enrico Rossi, che ha messo a disposizione tutte le risorse possibili per attrezzare il porto di Piombino. “Portare la nave a Piombino sarebbe una follia – dice Sergio Tancredi, deputato M5Sprimo firmatario della mozione – visto che la struttura toscana attualmente non è assolutamente in grado di ospitare la nave. Se si riuscisse a portarla a Palermo si eviterebbero inutili sprechi e, al contempo, si garantirebbe ossigeno vitale a maestranze qualificate che si vedrebbero assicurato il lavoro per tre anni” . Gli dà man forte il collega Salvatore Siragusa che punzecchia il presidente Crocetta: “invece di impegnare l’agenda politica parlando di rimpasti e posti di governo si impegni presso il governo centrale affinché i Cantieri navali di Palermo possano avere la possibilità di continuare ad operare con l’efficienza e la professionalità che da sempre hanno dimostrato di possedere. Si impegnino con forza, così come sta facendo il presidente della regione Toscana, per fare sì che la Costa Concordia venga portata a Palermo”.

In realtà lo sforzo dei Cinque Stelle sembra superfluo: negli ambienti interni a Fincantieri è infatti dato quasi per certo l’arrivo della nave nel porto siciliano che è l’unico per dimensioni in grado di accoglierla. Fincantieri, che ha costruito la Concordia e che sta costruendo altre due navi per la Costa Crociere, ha stilato un documento tecnico sulla nave naufragata al Giglio. Nello studio – svelato dal Corriere della Sera – non si fa però cenno alla demolizione. Fincantieri infatti parla di“disinquinamento e messa in sicurezza”. Demolire la Concordia a Palermo per Fincantieri significherebbe infatti bloccare per moltissimo tempo lo scalo siciliano, che non annovera tra le sue maestranze veri e propri “specialisti” della demolizione. A Palermo quindi la Concordia non verrebbe demolita: verrebbe invece rimessa in sesto, e poi spedita in un porto estero (si parla della Turchia) specializzato nelle operazioni di rottamazione di una nave di quelle dimensioni.

Un particolare non da poco che però non cambia di una virgola la posizione del Movimento Cinque Stelle. “Io ho parlato con gli operai di Fincantieri – racconta il deputato Tancredi – e mi hanno comunque detto che l’arrivo della Concordia a Palermo risolleverebbe la loro situazione lavorativa: la nave dovrebbe essere svuotata completamente prima di essere destinata ad un altro porto. Per questo credo che comunque l’arrivo della Concordia nel nostro porto possa essere un segnale positivo per la situazione occupazionale dei lavoratori di Fincantieri”. L’ultima parola sulla fine della Concordia spetta adesso ad assicuratori e proprietari della nave. Alla fine sarà la Costa Crociere quindi a decidere che fare della Concordia, nonostante mozioni e impegni politici.