Il 06 agosto 2013 la Giunta Regionale ha adottato il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) (Deliberazione n. 1435 del 02 agosto 2013). A far data dall’adozione del PPTR, a norma dell’art. 143 comma 9 del D.Lgs 42/2004 e s.m.i., non sono consentiti, interventi in contrasto con le prescrizioni e le specifiche misure di salvaguardia ed utilizzazione definite dal Piano. Il Piano, che le Regioni obbligatoriamente sono tenute a redigere, implica importanti ricadute sulla collettività e sui singoli proprietari di aree ed immobili ovunque ubicati e con qualunque destinazione d’uso.

E’ scoppiata una vera e propria rivolta da parte dei Comuni ed associazioni di cittadini. Poiché il Piano è basato su foto aeree datate (2006), è possibile che lo stato dei luoghi sia anche notevolmente differente da quanto previsto nello stesso (ad esempio aree industriali infrastrutturate destinate a bosco o pascolo così come zone cittadine urbanizzate anch’esse destinate a bosco o pascolo). Ci chiediamo: la Regione Puglia darà dei fondi per l’acquisto di ovini, suini, ecc.? Infatti, è evidente come manchi la materia animale per utilizzare tanti pascoli! Il nuovo vincolo introdotto dal PPTR a “prati e pascoli naturali”, necessita di un particolare approfondimento perché, oltre ad essere spesso imposto in aree industriali ed urbane oltre che agricole, ne impedisce, di fatto, anche l’uso agricolo non consentendo in dette aree la rimozione della vegetazione erbacea pertanto l’aratura.

Riguardo alle aree “boscate”, il Piano perimetra aree boscate sulla base di foto aeree estendendo la tutela del riconosciuto bene paesaggistico a numerosissime aree anche di limitatissime dimensioni, la cui realtà vegetazionale è ben lontana da quella del bosco. Anche in questo caso sono stati individuati“boschi” in aree urbane e giardini privati e/o aziendali anche di ridotte dimensioni. In dette aree non è consentita la nuova edificazione, l’impermeabilizzazione di strade rurali, l’apertura di nuove infrastrutture per la mobilità, così come non è consentita la trasformazione e la rimozione della vegetazione arborea e arbustiva presente (anche in questo caso l’area interessata non può essere nemmeno coltivata).

Inoltre intorno a tutte le aree a bosco il Piano individua un’area di rispetto della profondità di 100 m dal perimetro esterno, senza tener conto delle reali situazioni locali e/o dell’esistenza di barriere naturali o artificiali che già di fatto ostacolano la fruizione paesaggistica, imponendo per la stessa vincoli inadeguati. Anche in queste aree il Piano non consente: la nuova edificazione, ma solo la trasformazione di manufatti esistenti per una volumetria non superiore al 10%, comunque a determinate condizioni; la trasformazione e la rimozione della vegetazione arborea o arbustiva presente, di fatto impedendo l’attività agricola in un’area posta entro la fascia dei 100 m dal bosco.

Il Piano introduce inoltre nuovi ulteriori vincoli (come ad esempio i coni visuali, ecc…) che limitano se non impediscono le possibilità di utilizzo (agricolo, edile, industriale o altro) delle aree vincolate. Tutto ciò non fa altro che “ingessare” una regione già penalizzata, massimizzare il divario già esistente tra nord e sud e stigmatizzato dalla storica “questione sul mezzogiorno”.