Il governo Letta ha in questi giorni messo a punto “Destinazione Italia”, un roboante progetto mirato ad attrarre investitori esteri in Italia. Il premier lo ha definito “un segnale forte al mondo”, riferendosi al mondo di “coloro che sono interessati ad effettuare investimenti economici e finanziari”.

Per dare ancora più visibilità a questo progetto che consta di ben 40 provvedimenti per facilitare l’accesso agli investimenti, di cui però si sa poco o nulla in quanto ancora non definiti nei dettagli ma soprattutto non ancora approvati, è previsto che i massimi esponenti del governo partecipino ad un road show nei principali centri finanziari, cominciando con New York nei primi giorni di Ottobre.

Il documento del progetto presentato alla stampa include 4 capitoli fondamentali su cui si focalizza la ricerca degli investitori: attrazione, promozione, accompagnamento ed attuazione. Le principali misure indicate prevedono: la riduzione del cuneo fiscale, il testo unico del lavoro ed alcuni meccanismi per facilitare il rapporto con le autorità per le questioni fiscali.

Ciò che sorprende in questo “progetto” è il rovesciamento logico che viene utilizzato. Si indica infatti come principale priorità l’attrazione degli investitori e solo all’ultimo posto l’attuazione: conoscendo la mentalità degli investitori esteri, credo sarà molto difficile convincerli con un road show basato sulla promessa di fare e non su una realtà concreta fatta di un quadro normativo già certo. Personalmente non vorrei essere al posto di chi avrà il compito di predisporre la documentazione a supporto del road show: mi pare un’impresa titanica riempire fogli di propaganda pubblicitaria senza nulla di concreto a supporto.

In realtà pare che il governo Letta abbia precorso i tempi riuscendo senza sforzo ad implementare con successo la terza tappa del progetto e cioè l’accompagnamento: è di oggi la notizia che il Comune di Chiasso ha organizzato un evento destinato alle imprese italiane operanti in Lombardia per illustrare i vantaggi derivanti dal trasferimento in Svizzera della propria sede. Gli organizzatori dell’evento si aspettavano al massimo qualche decina di partecipanti: in 3 giorni sono stati invece travolti da quasi 300 adesioni ed hanno dovuto chiudere le iscrizioni.

Mi pare quindi che sia stato centrato l’obiettivo dell’accompagnamento nel senso di accompagnare alla frontiera una folta schiera di piccole e medie aziende italiane le quali, non riuscendo a trovare più le condizioni per lavorare in Italia, preferiscono sostenere i costi di un trasferimento oltre frontiera pur di poter operare in un quadro di stabilità politica e normativa. Più che sforzarsi di attrarre investitori esteri con proposte ancora basate sul nulla, sarebbe opportuno che il Governo facesse quanto necessario per trattenere in Italia le proprie aziende.