Bolobene: ragazzini bolognesi di matrice fighetta che vestono firmati, hanno un macchinino o un motorino

Bolofeccia: ragazzini bolognesi benestanti, ma non quanto i fighetti. L’abbigliamento è un po’ firmato e un po’ da Piazzola. Non hanno macchinino, a volte hanno un motorino.

Ask.fm: social network frequentato principalmente da nativi digitali, ma non dagli adultolescenti (o dagli umarells) che passano il loro tempo su Facebook e Twitter

Una Bologna peggiore è possibile: gruppo Facebook frequentato da adultolescenti/umarells/zdaure nativi fresali dai trent’anni in su che si lamentano di  autobus, taxi, integrazione, TDays, sindaco, assessori, lavoro, politica locale e altri orrori contemporanei della loro città

2013. Siamo a Bologna, ai Giardini Margherita, anzi, ai Gardens come dicono i regaz.
Succede che dei nativi digitali dell’età compresa tra i 14 e i 16 anni, annoiati dalle prime settimane di settembre ancora sregolate dall’assenza di impegni scolastici con relativa assenza di autorità da combattere, si collegano ad Ask.fm e si offendono su questioni di poco conto e, come succede quando ci si offende per le questioni di poco conto, tutto degenera.

“Ma dove sono i genitori?”, tuona dal divano Francesco Tifacciolamorale, indivanados quarantenne, da almeno dieci anni e abituale telespettatore di trasmissioni impegnate dove si parla, si parla, si parla, si parla (di solito di Berlusconi) e #il giornodopononsuccedemaiuncazzo.
Dove vuoi che siano, Francè? Sono a lavorare o a organizzare aperitivi per sentirsi un po’ più vivi.

E i figli tic tic tic tic tic  con le ditine sulla tastiera (non importa quale) a scrivere  “Vengo lì e ti ammazzo, povero! Povero di merda”. Chi frequenta i social network sa che le schermaglie verbali tra sconosciuti sono all’ordine del giorno e ben sa che questi strumenti hanno la funzione di contenere la loro rabbia che altrimenti verrebbe sfogata in seggiole tirate contro i denti del capufficio, coltelli che recidono la giugulare della collega scorreggiona, direttori di banca finiti a colpi di Kalašnikov, rei di non concedere l’opportunità di contrarre uno o più  debiti pluriennali insostenibili. Purtroppo non si può fare, ci sono delle regole che devono essere rispettate e ai propri figli bisogna spiegare che non si può scrivere su Ask.fm “Vengo lì con i coltelli” e poi si esce e si và “lì” con i coltelli.

“Figlio mio, è una cazzata” bisogna dire, ma come fa un genitore a dire questo al figlio se tutto il giorno è impegnato a lavorare, a organizzare la pizzata con gli amici, a postare gatti su Facebook, a twittare consigli e suggerimenti a @enricoletta su come uscire dalla recessione, ad aggiornare la propria foto su Linkedin, a  organizzare la partita di calcetto, la scheda del Fantacalcio, il torneo di Subbuteo del mercoledì, il weekend a Milano Marittima, a scaricare una app per il proprio smartphone, a guardare la sezione Nani&Milf su YouPorn, a cercare bazze su Groupon, a cambiare piano tariffario della propria Sim, a decidere se fare o non fare l’abbonamento a Sky, dove iscriversi in palestra, a fotografare un piatto di finferli e postarlo su Instagram o a condividere un aforisma di Oscar Wilde sull’amore non corrisposto. Un genitore così come fa anche a star dietro ai figli, dai… non è possibile. Un genitore così che figli può avere?

Da che mondo e mondo, controllare un 14-16enne è sempre stata un’impresa ardua e nel 2013 non basta certo diventare amici dei figli su Facebook per controllarli, visto che loro usano Ask.fm e tu, genitore, che non ne sai mezza e con la testa sei altrove, sei fregato/a e può succedere quello che è successo.

100, 200, 300 brufolosi fighettini griffatini (chi più e chi meno) si trovano davanti alle reti dei Gardens, noto sfogatoio da weekend per cinni più piccoli, tipo il grattatoio del gatto Isidoro, e si menano davanti a una platea di gente che (forse) non usa internet per riempire le proprie giornate vuote: nonni, nonne, mamme, badanti, babysitter, disoccupati, cassintegrati, calciatori, frisbatori, bonghisti, gente in costume che prende l’ultimo sole sul prato secco dei Gardens.

In realtà non si è ancora capito bene cosa sia successo e quante facce sono state spaccate, non si è ancora capito se erano 100 o 300, però si è capito che erano tanti e che si sono organizzati via internet e questo ultimo particolare è un assist fondamentale per i giornalisti che, in un weekend bolognese dove non c’era niente da dire a parte il meteo, riempiono pagine e pagine di riflessioni faziose su questo episodio increscioso.
Arrivano i Carabinieri, tantissimi. Sembra di essere tornati nel 1977 quando i carri armati muovevano i loro cingoli su Via Zamboni, sembrano immagini della primavera araba, sembrano gli scontri in Egitto. Sembrano o li si vuole far sembrare questo.

La realtà è molto più modesta: Carabinieri ai Gardens che chiedono documenti a  dei cinni ben vestiti e tanti smartphone da 700 euro che scattano foto e video per immortalare la bravata on-line. Quando questi cinni saranno grandi racconteranno con orgoglio di questo futile episodio, fortunatamente non degenerato in niente di grave,  lo stesso orgoglio con il quale alcuni ex maragli miei coietanei, ora magazzinieri in aziende in Zona Roveri, raccontano ogni venerdì sera in pizzeria storie di “bussate” incredibili non documentate con protagonisti ex zanari davanti alla discoteca Antares o dei trattori dei Tony Manero dell’interland parcheggiati davanti alla discoteca Le Grotte.

Ogni generazione ha le sue bussate epocali, ogni generazione ha i suoi genitori assenti, ogni generazione è stata giovane e quando non lo è più si interroga sui giovani senza comprenderli. E tra una “bussata” e l’altra la vita va avanti cercando un responsabile: stavolta è colpa di internet.