A parte Rodotà e Landini, cosa si muove sul fronte “nuovo soggetto laico di sinistra”? La laicità (che in sé non ha colore politico) fa paura? Io penso che ci sia urgenza di definirla, visto anche quel che è emerso dagli archivi segreti di Ettore Gotti Tedeschi e il profilarsi all’orizzonte di un “nuovo” partito che in nome dell’innovazione si chiamerà probabilmente “Democratici Cambiati” (DC per chi non afferra la sfumatura).

Occorre una restaurazione – come direbbe Bacone – ab imis fundamentis (dalle più profonde fondamenta), con lo scopo di elaborare e proporre una visione alternativa coerente della società. Bisogna perciò lavorare su tre livelli: filosofia, cultura e politica. E’ oltremodo importante, infatti, che ci si spinga un po’ più in là di un semplice elenco di “cose da fare” scritte in un programma elettorale.

Il nuovo soggetto politico deve diventare promotore di un forte e chiaro atteggiamento filosofico-culturale che dimostri prima di tutto l’inconsistenza e l’idiozia di quel “pensiero unico” (utile per mononeuronici) che ha ridotto le differenze politiche a lievi sfumature. Questo è un aspetto che viene sempre trascurato perché ritenuto – a torto – una perdita di tempo, ma richiede un lavoro non facilissimo. Bisogna provarci. E bisogna farlo in fretta.

Forse ieri era già tardi. Se non si diffonde un appropriato humus culturale, le idee non vengono capite fino in fondo. Per dire… il “berlusconismo” è iniziato molto prima della comparsa di Mr B. E’ nato lentamente (fine anni 70 – anni 80) come abitudine, come taglio mentale, concimando i cervelli e generando un pre-consenso attorno a un possibile fatto politico che poi si è puntualmente verificato. Il concime è importante, prova ne sia il fatto che i media continuano a spargerlo.

La cultura è l’altra faccia della politica. Potremmo pensare di definire il soggetto politico solo attraverso i punti programmatici? Certamente.

Ma questo procedimento negli ultimi vent’anni non ha mai portato da nessuna parte e le contraddizioni filosofico-culturali sono venute a galla distruggendo tutto (Pd docet). Ciò che vorrei attivare – discutendone – è quella “rifondazione filosofica” di cui avevo parlato nel mio ultimo post su questo blog.

Due sono, dal mio punto di vista, le idee basilari (strettamente connesse) utili per definire una visione laica del mondo: agnosticismo e contratto sociale. L’agnosticismo – come unica condizione razionalmente coerente dell’uomo allo stato attuale dei fatti – emerge prepotente da un’analisi della Storia della filosofia e il contratto sociale altro non è se non la logica conseguenza di questo atteggiamento “metafisico”. Una visione agnostica dell’esistenza, comporta per forza di cose, sul fronte politico, la necessità di stabilire forme di contratto sociale per la convivenza civile e rappresenta il postulato essenziale per la definizione di un’etica laica, più che mai necessaria.

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo (Onu 1948) e la Costituzione della Repubblica Italiana (1948) sono esempi importanti di contratti sociali (perché tali sono, anche se nessuno li chiama mai così). Tali contratti hanno un problema: non sono eterni e immutabili e men che meno “naturali” oppure “ovvi”. Vanno trattati con cura e difesi da possibili attacchi (che stanno puntualmente avvenendo) o non-applicazioni (vedasi rapporti di Amnesty International). C’è chi parte direttamente da essi, tralasciando la motivazione filosofica della loro necessità. Si può fare, ma personalmente sostengo che tale motivazione vada esplicitata, capita, e soprattutto spiegata a tutti con parole semplici. E’ anche un modo per riattivare molti cervelli spenti.

E’ il mio un atteggiamento fuori dal mondo? Non direi vista la lettera del Papa Francesco pubblicata su Repubblica, ma soprattutto viste le domande di Scalfari… E a proposito di Papa, ecclesia e fede, un po’ per sorridere e un po’ no, chiuderei con una piccola provocazione. Potrà sembrare strano, ma sul fronte metodologico dovremmo tenere presente la lezione che ci dà la Chiesa, che non lascia nulla al caso e nulla sottovaluta. So che molti rideranno – sono gli stessi che piangono sempre per i risultati elettorali – ma paradossalmente, bisognerebbe arrivare a stilare – permettetemi di usare simile dicitura per analogia funzionale – un “catechismo laico” teso alla formazione di una mentalità laica, una sorta di breviario di “educazione critica oggi più che mai necessaria. Tale pseudo-catechismo non sarebbe un “indottrinamento ideologico”, ma avrebbe lo scopo di fornire anticorpi necessari a non subirne alcuno. In Germania e in Spagna c’è già dal 2006 e il Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri ad adottare provvedimenti in tal senso fin dal 2002. La chiesa si oppone ovunque. Motivo: la nuova disciplina sarebbe pericolosa per la forte influenza che i suoi contenuti possono esercitare sulle coscienze dei più giovani. Accusa lo Stato di “interferenza nella formazione dei giovani”.

Per uscire da questo nuovo medioevo occorre un nuovo umanesimo. Dobbiamo costruirlo insieme.