A seguito della sentenza della Cassazione è stato definitivamente accertato che Dell’Utri, Berlusconi, Cinà, Bontade e Teresi, (questi tre signori per chi non lo sapesse sono noti boss mafiosi), avevano siglato un patto in base al quale l’imprenditore milanese avrebbe effettuato il pagamento di somme di denaro a Cosa Nostra per ricevere in cambio protezione”. In particolare, “in virtù di tale patto i contraenti, Cosa Nostra e Berlusconi, e il mediatore Marcello Dell’Utri, legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile costituito dalla garanzia della protezione personale dell’imprenditore mediante l’esborso di somme di denaro che Berlusconi ha versato a Cosa Nostra tramite Dell’Utri…”.

Si dice che i giornalisti, immagine del cinismo da Bel Amì in poi, non dovrebbero stupirsi più di nulla. Eppure quei passi che si possono leggere nelle motivazioni con le quali la Corte d’Appello di Palermo ha condannato Marcello Dell’Utri, fanno una grande impressione, svelano le origini del berlusconismo ma soprattutto gettano un’ombra spettrale sul nostro paese e sulla nostra cultura politica. Pensateci un attimo: l’uomo che nel 1974 incontrò tre mafiosi doc per chiedere loro protezione in cambio di denaro, l’uomo che secondo i giudici della Cassazione costruì consapevolmente un labirinto di società off shore per creare fondi neri attraverso la frode fiscale, l’uomo che fu in grado di corrompere dei giudici per accaparrarsi la Mondadori, è ancora in grado di ricattare il governo, gli alleati del Pd, il Quirinale, minacciando un giorno sì’ e un giorno no la crisi e tenendo comunque in scacco un intero paese per evitare di fare la fine che si merita. Pitonesse e vampiri ripetono ogni giorno che la magistratura è eversiva ma mi chiedo che cosa ci sia di più eversivo di quello che sta tentando Silvio Berlusconi con la delegittimazione sistematica di uno dei poteri dello Stato. E mi chiedo come sia possibile che Piero Ostellino possa scrivere tante stupidaggini in una volta sola a proposito della sentenza della Cassazione. Aspettiamo con ansia un suo commento sulle motivazioni della sentenza contro Marcello Dell’Utri per capire fino a che punto arriva la cecità intellettuale.

Il quadretto, comunque, è davvero deprimente. Soprattutto se si pensa che una parte consistente del popolo italiano lo voterebbe ancora. Certo, lo sappiamo, non è la prima volta che eroi negativi, uomini di malaffare, vincono grazie a un consenso popolare conquistato a botte di populismo e di demagogia. La storia contemporanea è piena di queste anomalie ma questo non ci può certo consolare. Anzi ci deve preoccupare e dovrebbe preoccupare soprattutto il Pd imbrigliato in un governo che non ha e non avrà neanche la forza di denunciare davanti al mondo intero il paradosso di un’alleanza con un personaggio come Silvio Berlusconi, colluso con la mafia attraverso il suo fido Marcello Dell’Utri e frodatore del fisco.

Ma ve lo immaginate in un altro paese europeo o oltreoceano che cosa sarebbe capitato se un candidato premier con il curriculum giudiziario di Silvio Berlusconi provasse a ricattare l’intero sistema politico piuttosto che farsi da parte? Negli Stati Uniti il nostro Caimano sarebbe in carcere per molto meno. In Europa l’establishment lo avrebbe già fulminato. Da noi invece ancora ci inginocchiamo per chiedergli di rimanere, di non rompere il patto di governo. I grandi quotidiani spendono litri di inchiostro per trovare una soluzione o una via d’uscita non traumatica. Poveri noi!