“Ritorsioni”. E’ la minaccia del presidente della Siria in caso di attacco, ipotesi che diventa ogni giorno piu’ concreta dopo gli ultimi interventi di Barack Obama. Bashar al Assad in un’intervista al popolare anchorman americano Charlie Rose della Cbs avverte che in caso di intervento armato di Usa e Francia, gli amici di Damasco, le milizie libanesi di Hezbollah e l’Iran (tutti uniti dalla comune fede sciita) effettuerebbero rappresaglie. 

Non solo. Un attacco potrebbe sì diminuire le capacità delle sue truppe (come vorrebbe il presidente degli Stati Uniti) ma così facendo si concederebbe un vantaggio alle frange qaediste dell’opposizione. Assad ha poi ribadito per l’ennesima volta di non essere dietro l’attacco con armi chimiche del 21 agosto, ripetendo che non ci sono prove incronvertibili dell’evento: ”Non ci sono prove che io abbia usato armi chimiche contro la mia gente, non sono stato io”.

Intanto nel Mar Mediterraneo si stanno concentrando le navi di tutti i paesi che in qualche modo potrebbero essere coinvolti, Cina inclusa. “Assad sta guardando da vicino cosa accade a Washington. E’ importante inviare un messaggio chiaro” afferma il capo dello staff della Casa Bianca, Denis McDonough. Con l’uso di armi chimiche, il regime siriano del presidente Bashar al-Assad ha passato la “linea rossa fissata dalla comunità internazionale” ha ripetuto il segretario di Stato americano John Kerry a Parigi, dove ha incontrato i suoi omologhi di vari Paesi arabi e i rappresentanti della Lega araba. Kerry è in Europa per proseguire la sua offensiva diplomatica nel tentativo di raccogliere sostegno a una possibile azione contro la Siria.

I paesi arabi sono divisi sulla questione. L’Arabia Saudita e il Qatar sono a favore, mentre altri, come Giordania, Siria e Libano sono decisamente perplessi. Il mondo non può rimanere “silenzioso spettatore di un macello”, ha detto ancora Kerry, che – citato dall’Independent online – ha insistito anche oggi nel paragonare un’eventuale inazione sulla Siria alla Conferenza di Monaco del 1938, quando la altre potenze europee si piegarono all’appeasement con la Germania nazista di Adolf Hitler.