“In ogni violenza e in ogni guerra noi facciamo rinascere Caino. Noi tutti!”. Il mea culpa di Papa Francesco si unisce al grido di pace per la Siria, per il Medio Oriente e per il mondo intero che Bergoglio ha rivolto con forza nella veglia di preghiera da lui indetta e presieduta in piazza San Pietro. “Anche oggi – ha affermato il Papa – continuiamo questa storia di scontro tra fratelli, anche oggi alziamo la mano contro chi è nostro fratello. Anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, – ha proseguito Francesco – continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte!”.

Per il Papa “essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri! E invece, quando si rompe l’armonia, succede una metamorfosi: il fratello da custodire e da amare diventa l’avversario da combattere, da sopprimere. Quanta violenza viene da quel momento, quanti conflitti, quante guerre hanno segnato la nostra storia!”. La domanda di Bergoglio è chiara: “È possibile percorrere un’altra strada? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace? Sì, – è la risposta del Papa – è possibile per tutti! Questa sera vorrei che da ogni parte della terra noi gridassimo: sì, è possibile per tutti! Anzi vorrei che ognuno di noi, dal più piccolo al più grande, fino a coloro che sono chiamati a governare le Nazioni, rispondesse: sì, lo vogliamo!”.

In una piazza San Pietro gremita è risuonato ancora una volta l’appello di Papa Francesco per la pace in Siria. Nell’Angelus di domenica scorsa Bergoglio aveva fatto suo il grido “mai più la guerra” pronunciato da Giovanni Paolo II dieci anni fa alla vigilia del conflitto in Iraq. Parole che erano già risuonate all’Onu il 4 ottobre 1965, nel giorno della festa del poverello di Assisi il cui nome Bergoglio ha voluto assumere da Papa appena sei mesi fa. A pronunciarle in quell’occasione era stato Paolo VI, primo Pontefice a parlare alle Nazioni Unite. Dopo di lui toccherà due volte a Giovanni Paolo II, nel 1979 e nel 1995, e una volta a Benedetto XVI, nel 2008.

“Nel silenzio della croce – ha sottolineato Francesco nella sua meditazione – tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Vorrei chiedere al Signore, questa sera, che noi cristiani, i fratelli delle altre religioni, ogni uomo e donna di buona volontà gridasse con forza: la violenza e la guerra non è mai la via della pace! Ognuno – ha proseguito il Papa – si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro!”.

“Finisca – è stato il nuovo appello di Francesco – il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della pace, è sempre una sconfitta per l’umanità. Risuonino ancora una volta le parole di Paolo VI: ‘Non più gli uni contro gli altri, non più, mai! Nnon più la guerra, non più la guerra! La pace si afferma solo con la pace, quella non disgiunta dai doveri della giustizia, ma alimentata dal sacrificio proprio, dalla clemenza, dalla misericordia, dalla carità’. Perdono, dialogo, riconciliazione – ha concluso Bergoglio – sono le parole della pace: nell’amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace”.