La relazione su Banca Carige degli ispettori di Bankitalia nelle mani del procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. Nei prossimi giorni i magistrati potrebbero avviare un’inchiesta, anche se per ora non è stato aperto alcun fascicolo. Sul contenuto del documento la procura genovese mantiene il massimo riserbo, ma nei giorni scorsi sono già trapelate alcune indiscrezioni.

La relazione sarebbe composta da due parti: la prima riguarderebbe l’istruttoria e la concessione di mutui e prestiti e l’intervento economico nel sociale, la seconda le manovre squisitamente economico-finanziarie. Gli ispettori avrebbero riscontrato la necessità di approfondimenti di tipo penalistico in entrambi i casi. Tra le carte in mano al procuratore, si troverebbero anche alcune relazioni della Consob su operazioni di short selling effettuate dalla banca e i rilievi amministrativi in merito alla vendita di Sgr del gruppo Asset Management.

Il tutto mentre fa già discutere l’uomo del rinnovamento scelto della Fondazione Carige che ha candidato Cesare Castelbarco a presidente dell’istituto di credito. Nettamente contraria, in particolare, la posizione dei 5 Stelle di Genova.  Il movimento sostiene che l’eventuale nomina di Castelbarco “contrasta con la necessità di pulizia e trasparenza palesata dal rapporto della Banca d’Italia col suo rapporto di luglio ed è di ulteriore ostacolo alla ripresa dell’economia ligure” E rileva che Castelbarco è già presidente di Carige Italia (la divisione dell’istituto che riunisce gli sportelli fuori dalla Liguria) oltre che dell’emittente televisiva locale Primocanale di proprietà del senatore di Scelta Civica Maurizio Rossi.

E intanto emergono nuovi particolari sui rilievi della Banca di Francia nei confronti della filiale Carige di Nizza, accusata di avere “disconosciuto più disposizioni della regolamentazione in materia di lotta al riciclaggio a causa alla persistenza delle lacune nelle procedure interne di controllo”. La succursale era stata sanzionata due volte e per lo stesso motivo: assenza di controlli e lacune in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Nel 2005, il gruppo genovese si è visto recapitare un biasimo ufficiale e una multa di 150mila euro.  A fare scattare la sanzione, due operazioni sospette: il versamento di 583mila euro su un conto di Carige Nizza a fronte della vendita di alcuni immobili in Italia per 186mila euro e il deposito di oltre 210mila euro a fronte della vendita di opere d’arte da parte di una donna senza reddito. Secondo Banque de France, l’operazione, che la filiale nizzarda non ha segnalato al servizio antiriciclaggio, “giustifica il sospetto che le somme potrebbero provenire da attività illecite”.