Anche chi non è un ambientalista dovrebbe conoscere, almeno di fama, un libro di facile lettura degli anni settanta (1973) Piccolo è bello di Ernst Friedrich Schumacher, considerato uno dei testi più influenti dello scorso secolo, e comunque sicuramente uno dei testi cardine dell’ambientalismo, anticipatore, in particolare, dell’economia a livello locale ed anche, massì, della decrescita.

Ovvio che, appunto nell’ottica del piccolo è bello, dovrebbero essere bandite le grandi manifestazioni, per lo meno come sono oggi concepite. Ho pensato questo leggendo il terribile post pubblicato da questo quotidiano in merito al disastro ambientale causato dalle Olimpiadi invernali che si svolgeranno in Russia nel 2014.

Partiamo da un presupposto. Le Olimpiadi, se proprio si vogliono fare, estive o invernali che siano, dovrebbero essere un momento di comunione tra le persone, ma non solo, anche tra le persone e l’ambiente. A costo di essere tacciato per ingenuo, esse dovrebbero essere una occasione per relazionare le persone, e non già per far fare affari ai costruttori. In questa ottica, innanzitutto, chi l’ha detto che olimpiadi si debbano tenere sempre in una località diversa ogni quattro anni? Se si devono semplicemente vedere delle persone correre, saltare, lanciare, nuotare, sciare, queste benedette olimpiadi facciamole svolgere sempre nelle stesse località che le hanno ospitate in passato e che di conseguenza sono attrezzate per ospitarle di nuovo. Questo dice il buon senso.

Ma ammettiamo che si voglia far girare il mondo agli atleti e si vogliano alternare località di diversi continenti. Almeno, in tal caso, in un’ottica di fratellanza tra uomini e madre terra, perché non si coglie l’occasione per non solo non distruggere suolo vergine ma per recuperare terreni da bonificare, aree degradate, e così via? Perché non si coglie l’occasione per fare qualcosa che migliori anziché deteriori l’ambiente?

Lo so, me lo dico da solo, sono un povero ingenuo e la mia sembra quasi una provocazione. Ho vissuto in prima persona l’organizzazione delle olimpiadi invernali di Torino 2006. Allora formulammo come associazioni proprio proposte simili a quelle di cui sopra. Nessuno ci dette ascolto. Allora scendemmo nell’analisi delle singole opere e dicemmo: “Ma i trampolini per il salto con gli sci ci sono già ad Albertville, in Savoia: usate quelli”. No, ne costruirono di nuovi sventrando una montagna a Pragelato ed adesso sono una cattedrale nel deserto. “La pista di bob si può fare amovibile, esiste la tecnologia: finiti i giochi si smonta ed amen”. No, la vollero fare permanente a Cesana Torinese: ora ditemi, chi la usa?  Si dice che grazie alle olimpiadi invernali Torino si è rifatta il lifting, che adesso è vivibile, che c’è la movida, che è meta turistica. Questa è una faccia della medaglia. Il pazzesco debito pubblico ammontante a 3 – 3,5 miliardi di euro che ha accumulato è l’altra, ben più triste. Non sono state solo le olimpiadi a causarlo, ma esse hanno fatto la loro bella parte.

Così come Milano si sta indebitando per ospitare l’Expo 2015, e lo dice il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi. Qui non c’è neanche la foglia di fico della comunanza tra gli atleti ed il favore ai costruttori appare in tutta la sua platealità. Eppure ben ricordo quando Milano si aggiudicò questa disastrosa manifestazione il giubilo dei nostri politici, Napolitano ovviamente su tutti. Leggiamo cosa disse all’epoca (marzo 2008) evitando di commentare: “Il brillante risultato odierno  premia lo sforzo comune e la vincente strategia di cooperazione fra tutte le istituzioni interessate, confermando come l’eccellenza del sistema Italia sia pienamente riconosciuta ed apprezzata a livello internazionale. Al Governo, alla Regione Lombardia, alla Provincia, al Comune di Milano, a tutte le forze politiche e sociali che si sono adoperate con tenacia ed encomiabile dedizione per il conseguimento di questo importante traguardo va il vivo apprezzamento e ringraziamento del capo dello Stato che ha costantemente seguito e sostenuto l’impegno comune. L’Esposizione universale di Milano del 2015 è per l’Italia intera motivo di orgoglio. Tale prestigioso appuntamento impegnerà ancor di più il nostro Paese nella ricerca di soluzioni innovative e condivise per migliorare la qualità della vita dei cittadini e fare fronte alle grandi sfide che attendono il pianeta”.

Ho iniziato il post citando un libro. Lo chiudo con un’altra citazione per chi volesse approfondire le pesanti eredità dei grandi eventi: Davide Carlucci e Giuseppe Caruso, Magna Magna, Ponte alle Grazie Editore.