Il vicepresidente di Confindustria Antonella Mansi è stata eletta presidente della Fondazione Mps.  La scelta, scontata dopo l’abbandono di Franco Maria Pizzetti, è stata fatta all’unanimità dalla deputazione generale di Palazzo Sansedoni, al termine di una lunga discussione. Nella deputazione amministratrice entrano anche due donne, Camilla Dei e Flavia Galletti, che saranno affiancate da Giorgio Olivato e Alessandro Carretta. Anche queste nomine sono avvenute all’unanimità. Il collegio dei Sindaci Revisori è composto da Luigi Borrè (indicato dal ministero dell’Economia e delle Finanze), Marco Grazzini, Filippo Mascia. Sindaci supplenti: Giovanna Avogadro, Giancarlo D’Avanzo.

Trentanove anni, senese, la donna che dovrà risollevare le sorti dell’ente senese dopo il disastro della banca partecipata, ha in comune con il presidente della Confindustria che affianca per la riorganizzazione di viale dell’Astronomia l’origine imprenditoriale nella chimica con la Nuova Solmine di Scarlino nel grossetano, società nata nel 1997 da una cessione dell’Eni, che oggi fattura 100 milioni e con i suoi 220 dipendenti è il primo produttore italiano di acido solforico. La Mansi ne è consigliere e direttore commerciale dal 2012, mentre il padre la presiede.

L’imprenditrice è anche consigliere del gruppo monzese Sol che si occupa di sanità, presidente di Aedificatio che si occupa di eventi, presidente di Sipi e Retindustria ma soprattutto numero uno della Banca Federico del Vecchio, cassaforte della Firenze bene del gruppo Banca Etruria. La scalata nel mondo confindustriale è iniziata attraverso i giovani e poi da gennaio 2008 a dicembre 2011 attraverso la presidenza di Confindustria Toscana. Poi la chiamata di Squinzi.

Sulle nomine per la Fondazione Mps “non ho chiesto nessun ok a Matteo Renzi“, ha commentato il sindaco di Siena Bruno Valentini dopo le polemiche suscitate dalla rivelazione, da parte dei Renzi, del contenuto di un sms inviatogli dal primo cittadino della città del Palio. “Il miglior modo di essere renziano è non esserlo, il miglior modo per stare in sintonia con questo grande leader nazionale che è Matteo Renzi è quello di non far parte di nessuna corrente”, ha detto Valentini secondo il quale “basta riascoltare quanto il primo cittadino di Firenze ha espresso, durante l’intervista di Enrico Mentana alla festa democratica di Genova, per capire il vero senso del messaggio che ho inviato”.

“Renzi nel rispondere al direttore del Tg La7 ha detto che il sindaco di Siena ha fatto una domanda per dire: vado tranquillo, vado libero, ed è una cosa che va ad onore suo. Perché? Perché meno i partiti mettono bocca su come devono essere gestite le banche, in termini di nomine, e più sono liberi di poter dire alle banche che forse è il momento di dare un pochino di più una mano alle famiglie, che non sempre alle solite aziende che sono in difficoltà”, ha aggiunto Valentini. Un pensiero, ha poi detto il sindaco di Siena, “che condivido perfettamente, così come condivido l’altra considerazione di Renzi sul perché non c’è più il meccanismo di 30 anni fa: non c’è la corrente dove il leader nazionale da Roma, da Firenze, da Genova, spiega all’amministratore locale che cosa deve fare, ma, e condividevamo con molta chiarezza Valentini ed io, il sindaco di Siena, nel caso del Monte dei Paschi, si prende le sue belle responsabilità, fa le sue scelte ed io che stimo il Sindaco di Siena faccio il tifo per lui, persino per Siena e per il Monte, e per tutti loro”.

“Il messaggio che ho inviato a Renzi, con tono confidenziale e amichevole – conclude Valentini – è stato, quindi, solo un modo per informare di un agire, di cui ho e mi assumo tutta la responsabilità. La stessa responsabilità che mi ha portato a voler amministrare Siena per farla risollevare da una crisi che, certo, non è stata voluta dai suoi cittadini, bensì da quelli stessi poteri, fatti di personalismi e giochi di correnti, che ne hanno determinato l’attuale crisi”.

“Mi sento la coscienza tranquilla e ritengo di poter estendere questo mio sentire a tutti gli organi della Fondazione Mps perché abbiamo sempre agito nel pieno rispetto delle leggi, dello statuto e dei regolamenti”, ha detto dal canto suo il presidente uscente della Fondazione, Gabriello Mancini. “Siamo sereni, anche se non soddisfatti dei risultati poi scaturiti – ha aggiunto Mancini -, perché abbiamo compiuto scelte importanti nei confronti della nostra conferitaria in base a dati forniti dalla Banca rivelatisi poi fuorvianti ed errati: purtroppo non avevamo, e non potevamo avere, i mezzi normativi, né tecnici per verificare che fossero veritieri. Abbiamo inoltre preso le decisioni in piena sintonia con le linee di indirizzo degli enti nominanti e con quanto fortemente sostenuto da tutta la comunità senese”.

“Adesso c’è chi perde la memoria e ricerca eventuali responsabilità solo a senso unico – ha precisato ancora Mancini -. E’ una posizione molto facile, ma pavida e ingiusta. Occorre infatti vedere il contesto storico, le motivazioni di qualsiasi scelta effettuata e il grado di condivisione”. Sulle accuse rivolte nelle scorse settimane a Mancini e agli ex amministratori di aver “solo speso i soldi, senza impegnarsi a trovarli” il presidente uscente ha sottolineato che “le disponibilità residue della Fondazione ci sono perché nel passato si è anche accantonato oltre ad erogare fondi, non a caso ma per finanziare iniziative utili alle esigenze del territorio e a promuovere lo sviluppo. Se avessimo acriticamente assecondato tutte le innumerevoli richieste che da più parti (magari oggi critiche) ci pervenivano non avremmo neppure questa sia pur limitata disponibilità di bilancio”. “Comunque – conclude Mancini – nessuno intende fuggire, ma neppure accettare giudizi sommari”.