Ciò che resta della flebile sovranità greca potrebbe presto essere ulteriormente svilita. Stando a quanto riportato dal New York Times, l’ente nazionale per le privatizzazioni elleniche, il Taiped, potrebbe essere messo in mani straniere per ovviare ai ritardi del programma nazionale di dismissioni. In poco più di un anno e mezzo sono state approntate solo tre operazioni, mentre sul ponte di comando dei Taiped si sono succeduti ben tre manager: l’ultimo dimessosi due settimane fa perché scoperto in viaggio a bordo del jet privato del miliardario greco Dimitris Melissanidis, colui che con il ceco Smejc da unico partecipante con il consorzio Emma Delta si è aggiudicato il Totocalcio greco, l’Opap. Una foto postata su Facebook dalla hostess di bordo ha messo in imbarazzo Stelio Stavridis, costretto al passo indietro dalle opposizioni. Sconveniente e sospetto il passaggio del manager di stato sul lussuoso Lear del re del petrolio greco, ma gli scandali nell’Egeo sono praticamente all’ordine del giorno. I funzionari greci però sembrerebbero rifiutare tale proposta, sostenendo che questo passaggio di consegne non risolverebbe il problema ma limiterebbe la già quasi nulla sovranità nazionale del Paese e sarebbe una primizia assoluta oltre che anche un pericoloso precedente.

Ma la domanda che circola sulla stampa d’Oltreoceano sempre con maggiore insistenza è: il Fondo monetario internazionale (Fmi), che coofinanzia il piano di salvataggio della Grecia accanto ai governi dell’Eurozona, per quanto ancora potrà continuare a concedere prestiti che non sanano il buco strutturale? Sulla stessa lunghezza d’onda il Wall Street Journal, secondo cui dopo due salvataggi, la Grecia ora ha bisogno di ancora più soldi. Mentre questo dato non è certo sorprendente, scrive il prestigioso quotidiano economico, il dibattito su come dovrebbe ottenere questi soldi potrebbe potenzialmente infiammare l’intera Eurozona. La Grecia ha un deficit di cassa ingombrante per l’immediato futuro. Oltre a ciò, avrà bisogno di altri aiuti per sostenersi fino al 2016, data del cosiddetto “pit stop” della Troika, per verificare obiettivi raggiunti e bontà del memorandum. Atene, secondo il Wsj, ha da tappare un buco di 5,3 miliardi di dollari, senza dimenticare la drammatica recessione che è “peggiore del previsto”. Scarse sono inoltre le prospettive di tornare competitiva sui mercati, come originariamente previsto. Tre funzionari europei hanno detto che il problema sarà affrontato nel mese di novembre, a seguito del rapporto della Troika sui conti greci e dopo che si avrà un quadro chiaro all’indomani delle urne tedesche del prossimo 22 settembre.

Nei ministeri di Atene c’è terrore, secondo il Wsj che vede il premier Samaras a forte rischio, perché consapevoli che per coprire il deficit si introdurranno ulteriori misure di austerità nel mese di ottobre: con tutti i riverberi sociali che ne scaturirebbero e dopo che lo stesso premier conservatore ha più volte smentito ulteriori memorandum. Ciò sarebbe dimostrato dalla debolezza strutturale del governo delle larghe intese conservatori-socialisti, incapace sia di ridiscutere le misure con la troika sia di realizzare fino in fondo le riforme necessarie. Un esecutivo tra l’altro già azzoppato dalla vicenda della televisione pubblica Ert. La pietra tombale sul caso greco, allora, la pone Mujtaba Rahman, capo analista europeo dell’Eurasia group che certifica: “La richiesta di ulteriore austerità potrebbe rivelarsi l’elemento di rottura di questo governo”.

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